WU MING.
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L'ARMATA DEI SONNAMBULI.
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Parte 2.
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2014. Einaudi Editore, TORINO.
CODICE ISBN FONTE: 978-88-06-21413-5.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber". www.liberliber.it.
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Atto secondo.
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Il Grande Altrove.
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Estratto da:
VIAGGIO FATTO NEL 1787 E 1788 NELLA FU ALTA E BASSA ALVERNIA, OGGI DIPARTIMENTI DEL PUY-DE-DOME, DEL CANTAL E PARTE DI QUELLO DELL'ALTA LOIRA.
di Pierre Jean-Baptiste Legrand d'Aussy.
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Ho visitato l'Alvernia, amico mio. Tu avevi sospettato, come me, che questo angolo ignorato doveva essere interessante; e oggi, che ne sono ritornato, tu mi domandi che ne penso. Ecco qua. Di tutte le antiche province di Francia, non ve n' una meno conosciuta; e tra tutte, forse, non ve n' affatto che, per il fisico e il naturalista, per il pittore e il viaggiatore, non meriti d'esserlo di pi.
A non considerarla altro che per la geografia, nessuna ci sembrer, per la sua posizione, pi destinata a essere felice. Situata al centro della Repubblica, ovvero alla portata di tutti i vantaggi e lontana da tutti i pericoli; dotata di una temperatura in apparenza delle pi favorevoli; circondata dal Rouergue, dalla Marche, dal Limosino, dai Cevennes, dal Forez, eccetera, paesi poveri e sterili che sembra destinata a nutrire; alla prima occhiata la si crederebbe nata per il benessere dei suoi abitanti e per quello dei vicini.
Questa felicit, tuttavia, non  che illusoria. Con un gran numero di ruscelli che scendono dalle sue montagne, la natura le ha donato un solo fiume navigabile; a parte una piccola regione, l'ha resa aspra e montagnosa, l'ha condannata a brine pressoch continue, l'ha sconvolta con i vulcani; e dopo averla posta, in apparenza, in prima fila tra i dipartimenti della Repubblica, sembra, come per un cambio d'umore, averla relegata di gran lunga tra la folla dell'ultimo rango.

 SCENA PRIMA
 L'uomo-cinghiale
Estate 1793


I.

La mulattiera che separava il corso della Dordogna dall'abitato di San Martino si inerpicava per un costone brullo, senza ombra di alberi. I quattro uomini spronavano i cavalli su per la salita, rinfrancati da un vento fresco che scendeva a refoli dal Poggio di San Sisto.
D'Amblanc era ben grato a Chauvelin per avergli messo a disposizione tre uomini di scorta. Erano cittadini inquadrati nella guardia nazionale. L'unico ad avere una formazione militare era il sergente Radoub. La sua casacca bianca col tricorno nero non era un segno di nostalgia per l'esercito del re: le nuove uniformi scarseggiavano e chi restava senza doveva arrangiarsi con quel che aveva. Thuillant e Poulidor, come unico segno distintivo, portavano il berretto frigio e la coccarda tricolore. Il primo si guadagnava da vivere come ebanista ed era parigino da generazioni. Il secondo, invece, abitava nella capitale da una decina d'anni, ma era nato e vissuto nel Limosino, ai confini con l'Alvernia, e questo, agli occhi di D'Amblanc, lo rendeva "uno del posto", capace di emettere i suoni delle lingue occitane e di svelare gli umori oscuri dei montanari.
D'Amblanc osserv il profilo del paese e la robusta fortezza che lo dominava. San Martino era prossimo solo in linea d'aria. Alla fattoria dove si erano accampati quella notte, gli avevano predetto un viaggio di cinque ore, e ne erano trascorse meno di quattro. Tornanti, curve, continuo alternarsi di salite e discese allontanavano la meta. La marcia di uomini e cavalli era un incrocio fra tela di Penelope e supplizio di Tantalo.

Il villaggio sorgeva addossato al campanile della chiesa, poche manciate di case in sasso. Il castello arroccato sul crinale era una carcassa annerita ma intatta. D'Amblanc pens a un incendio recente, suggello alla fuga di un nobile e a un accurato saccheggio. Il teatro della prima indagine in terra d'Alvernia era un palcoscenico rozzo, distante da Parigi ben pi delle cento leghe coperte in quei giorni di viaggio. Eppure, l'eco di quanto andava in scena nella capitale determinava i destini di quella gente. Ristette, contemplando la salita finale e l'ultima curva, marcata da un muricciolo, che li separava dall'entrata in paese. A poca distanza, sulla soglia di un casotto coperto di rampicanti, un uomo d'et indefinita era intento a nutrire un mulo.
- Buongiorno a voi, - disse D'Amblanc.
L'uomo port una mano al berretto e ricambi il saluto. Squadr i tre della scorta, trattenne uno sbuffo e prosegu in un francese sorprendentemente comprensibile.
- Che cosa vi preme fin qui, cittadini? Il paese non si  sottratto alla leva. Qui siamo dalla parte giusta, io credo.
- Niente a che fare con la leva, - lo rassicur D'Amblanc.
- Sono altre faccende. Suppongo che conosciate dove si trova l'abitazione del sindaco.
- Supponete giusto.
- Potete indicarmela?
Prima di rispondere, l'uomo studi il forestiero. D'Amblanc pens che volesse accertarsi delle sue buone intenzioni. La coccarda, il portamento eretto, le impugnature delle pistole che spuntavano dalla bisaccia parlavano di citt fin da lontano, ma non fornivano altri appigli. La scorta aggiungeva al tutto un'aura di importanza e di ufficialit, e forse fu quella a convincere il mulattiere.
- La magione  la prima, appena si apre la piazza, sulla mano manca.
D'Amblanc frug sotto la giubba, nel taschino del panciotto, e ne estrasse una moneta che tenne alta fra pollice e indice.
- Eccovi tre deniers.
La moneta portava sul retto l'effige di Luigi XVI "Re dei Francesi" e sul verso un fascio sovrastato dal berretto frigio con il motto "La Nazione, la Legge, il Re". La scritta attir l'attenzione di D'Amblanc: la storia procedeva di gran lunga pi in fretta della zecca nazionale.
Il mulattiere accett il pagamento.
- Quand' cos, - aggiunse, - venite, vi faccio strada.
D'Amblanc lo segui a piedi insieme alla scorta, i cavalli dietro, zoccoli che suonavano ritmici nell'aria di giugno. Aveva caldo, il sudore scendeva da sotto il tricorno.
Un comitato di facce stolide si era radunato di fronte alla chiesa: donne, bambini e soprattutto uomini sopra la trentina. Pochi i giovani, scampati al sorteggio della leva all'inizio dell'anno. Gli assenti difendevano la Repubblica in Vandea o sui confini, oppure gi marcivano su qualche campo di battaglia, in fosse comuni.
Un ometto grassoccio, mal rasato e con un logoro cappello, usc dalla porta della casa indicata dal mulattiere e avanz mettendosi a tracolla una fascia tricolore.
- Buona giornata a voi. Sono Pierre Bizebarre, sindaco del villaggio.
D'Amblanc sfil dalla tasca il foglio con le credenziali, lo stese con cura e lo porse al sindaco.
- Orphe d'Amblanc, in viaggio da Parigi su incarico del comitato di sicurezza generale.
Quelle parole provocarono un serpeggiare di bisbigli. Il sindaco deglut e lesse in fretta il documento. Quand'ebbe finito, si impetri davanti al nuovo venuto.
- Quali incombenze vi menano al nostro villaggio, cittadino D'Amblanc?
- Ho il compito di indagare su un fenomeno che si dice abbia avuto luogo in questo paese.
Il sindaco tossicchi: - Se vi riferite alle dicerie sull'accaparramento delle derrate, posso assicurarvi, cittadino, che si tratta di maldicenze. San Martino  un villaggio abitato da gente onesta, tutti buoni patrioti... - Si azzitt davanti alla mano alzata di D'Amblanc.
- E io posso assicurarvi, cittadino, che non  mio compito perseguire gli accaparratori. A ci provvede inesorabile il gladio della legge.
Stavolta il bisbiglio in seconda fila risuon pi forte, ma il sindaco sventol le braccia, come un uccello in procinto di spiccare il volo, e tanto bast per farlo cessare. Bizebarre rimase bloccato, le braccia tese a mezza via, n su n gi, il busto proteso in avanti e la testa di lato.
- Sono qui per far luce sui casi di licantropia, - disse D'Amblanc mettendo enfasi sull'ultima parola.
La faccia tonda del sindaco si accartocci in una stretta di labbra, occhi e sopracciglia. Poi d'un tratto si distese.
- Casi? Il caso, intendete dire. Certo. Temo per che siate in anticipo.
- In anticipo per cosa? - chiese D'Amblanc.
- Be', per vedere con i vostri occhi. Mancano ancora quattro giorni alla luna piena.
D'Amblanc registr l'informazione senza altre domande. Avrebbe avuto tutto il tempo per farne in seguito.
- Sar dunque vostra cura fornirci alloggio, - disse prelevando la bisaccia dalla sella.
- Provveder immediatamente, - si affrett a replicare il sindaco. - Spero vorrete perdonarci se la sistemazione non sar all'altezza delle dimore della capitale. Intanto, se volete seguirmi nella sala del consiglio comunale... Il viaggio sar stato lungo, vorrete rifocillarvi.
Il sindaco scort D'Amblanc, scortato a sua volta dalle guardie arrivate con lui da Parigi. La piccola folla, alla quale si unirono un paio di cani, li segui per l'unica strada, fino allo slargo dove sorgeva un edificio basso, il portone sovrastato dallo stemma della Repubblica. La processione si ferm davanti all'uscio. Il sindaco entr per primo e accolse D'Amblanc dentro i locali del consiglio comunale, uno stanzone scarno, arredato con un tavolaccio antico e vecchi seggi di legno. A D'Amblanc tocc lo scranno del sindaco.
Arrivarono pane, cacio, frutta, bottiglie di vino. Un pasto dignitoso, consumato in silenzio, sotto l'occhio attento di sindaco e consiglieri.
Al termine, D'Amblanc allontan il piatto e si allung sullo schienale.
- Molto bene. Suppongo sia meglio cominciare dall'inizio. Vi sarei grato se mi raccontaste cosa accade con la luna piena. E senza tralasciare i dettagli. Inoltre vorrei che convocaste qui, per domani mattina, tutti i testimoni utili.

Quella sera, e per tutta la permanenza a San Martino, D'Amblanc fu alloggiato nella dimora di una vedova, la signora Decabane.
La donna aveva da poco passato la trentina, era piuttosto robusta e d'aspetto sano, e dopo la morte del marito era rimasta proprietaria di una casa abbastanza grande e confortevole per ricevere un ospite. Era un'eccellente cuoca e si faceva aiutare dalle figlie nelle faccende domestiche. O piuttosto dirigeva i lavori delle fanciulle, avrebbe detto D'Amblanc, giacch in quei giorni non la vide mai impugnare uno straccio o una ramazza.
A coronamento del pasto serale, la vedova present una torta di marmellata di mirtilli che D'Amblanc, nonostante l'aspetto invitante, prefer rifiutare con gentilezza. Una fetta generosa di dolce gli sarebbe stata di peso sullo stomaco per tutta la notte. Tuttavia, dopo essersi ritirato nella stanza al piano di sopra, scopri che la vedova non era donna da lasciarsi scoraggiare, anzi, era ben intenzionata a fare apprezzare le proprie doti fino in fondo. Infatti, non si fece scrupolo di introdursi nella sua camera, per ribadre l'offerta con pi espliciti argomenti. D'Amblanc non avrebbe mai voluto offenderla. Del resto non poteva negare di avere un debole per la marmellata. E dall'ultima volta che l'aveva assaggiata era trascorso molto tempo. Cosi si risolse a gustare la leccornia che gli veniva offerta. Nel farlo, scopri che il suo peso sullo stomaco era tutto sommato pi gentile di quanto l'apparenza lasciasse supporre, al punto che accett un bis.
Volando con la mente, Orphe d'Amblanc avrebbe potuto immaginarsi in compagnia di un'altra donna. Prov a farlo, ma mancava qualcosa. Un profumo. Essenza di gelsomino.
Poi le circostanze gli impedirono ogni indugio.


2.

La sera del secondo giorno, con una vecchia penna spelacchiata, D'Amblanc mise in ordine gli appunti e redasse le note per il suo rapporto a Chauvelin.
Si era fatto procurare uno scrittoio, giacch nella sua stanza non ve n'era alcuno.

San Martino di Dordogna, giugno 1793

Annette Anthus, di anni trentuno, moglie del mugnaio Pierre Anthus, residente poco fuori del paese, afferma quanto segue:
Una notte di circa sei mesi fa, in coincidenza con il plenilunio, ha udito strane grida provenienti dal cortile antistante il mulino. Trovandosi sola in casa con i tre figli, poich il marito era in viaggio per affari, la Anthus non ha avuto animo di uscire, ma si  affacciata alla finestra. Ha cos notato la figura imponente di un essere che non aveva movenze umane, bens bestiali, e i cui versi assomigliavano a quelli di un cinghiale ferito - o forse "in calore", dato che la Anthus ha tenuto a precisare che la creatura sfoggiava una vistosa erezione (dal che si deduce che fosse priva di vestiti, o almeno di calzoni). La distanza non ha consentito alla donna di distinguere altro. La creatura si  dileguata verso il bosco.

Segue la testimonianza di Alphonse Arnaud, porcaio, di anni ventisette:

Due mesi or sono, nella notte di plenilunio,  stato destato dai grugniti nel porcile adiacente alla sua abitazione, ai margini del paese. Sospettando che un cinghiale potesse essersi intrufolato tra i suoi animali attirato dall'estro delle femmine, Arnaud  uscito armato di bastone e ha colto in flagrante un energumeno nudo, all'interno del recinto, intento ad aggredire una scrofa, nel quale ha riconosciuto Bernard Jaranton, coltivatore, residente nella fattoria che sorge a poca distanza dalla sua abitazione. Arnaud lo ha colpito con un paio di bastonate, mettendolo in fuga verso il bosco.

Il contadino Jean-Baptiste Romagnat, di anni cinquanta, ha raccontato quanto segue:

In occasione dell'ultimo plenilunio si era attardato sulla riva del fiume, vicino al luogo dove le donne vanno a lavare i panni, per festeggiare la nascita del nipote - una festa alla quale pare fosse l'unico invitato insieme a un fiasco di vino - ed  stato sorpreso dal sonno mentre sedeva sotto un rovere. A met della notte lo hanno destato urla belluine, "da ghiacciare il sangue". Nascosto dal tronco dell'albero ha visto un uomo di grossa stazza, nel quale gli  parso di riconoscere Bernard Jaranton, nudo come alla nascita, che bramiva in direzione della luna mentre si dedicava all'onanismo fino a spargere il proprio seme nel fiume. Dopodich  entrato nell'acqua fino alla cintola e si  bagnato a lungo prima di risalire verso il paese.

Testimonianza di Angeline Jaranton, di anni ventiquattro, moglie di Bernard Jaranton:

Da circa un anno, nelle notti di luna piena, il marito, uomo forte e imponente che corrisponde alle descrizioni degli altri testimoni,  soggetto ad accessi di follia, durante i quali assume comportamenti animaleschi, dimentico di ogni contegno civile, spogliandosi di tutti gli abiti ed emettendo versi bestiali, nonch forzando la moglie al ripetuto assolvimento degli obblighi coniugali. Preoccupata per l'incolumit dei figli e della propria, da sei mesi a questa parte la Jaranton si  risolta ad allontanare il marito dall'abitazione nelle notti di plenilunio, sprangando la porta affinch non possa rientrare. In tali occasioni l'uomo trascorre le notti all'addiaccio o in qualche fienile o ancora aggirandosi nudo nelle vicinanze. Il mattino dopo riprende le proprie attivit nei campi, all'apparenza ignaro di quanto accaduto. Alla domanda se a suo dire tale comportamento sia provocato da un qualche evento scatenante, la Jaranton ha pensato a lungo e alla fine ha risposto che tempo addietro, prima del manifestarsi degli attacchi di satiriasi, il marito avrebbe incontrato un medico itinerante, di nome Eloisius, il quale gli avrebbe consigliato un rimedio per le emorroidi che lo affliggono.

Su proposta della vedova Decabane, anche quella sera si ripet la degustazione. E alla seconda sarebbe certamente seguita una terza prova di palato, se alla buon'ora non fosse stata notte di luna piena e non fosse giunto il tempo di mettere in atto il piano premeditato.


3.

Il terzo giorno di permanenza al villaggio, D'Amblanc approfondi la conoscenza di altre due persone.
La prima fu Bernard Jaranton, il satiro in persona, il licantropo, l'uomo-cinghiale, a seconda di quale appellativo si preferisse utilizzare in paese. Lo convoc nella sala comunale di buon mattino e prima di parlare rimase per qualche tempo a osservarlo. La fisionomia umana racconta l'anima e Jaranton era un colosso dall'aria stolida, mani come vanghe ed espressione vacua che rivelava immaginazione scarsa e un'intelligenza applicata solo al mestiere dei campi.
D'Amblanc gli chiese a bruciapelo se il rimedio contro le emorroidi avesse funzionato.
Il contadino tenne lo sguardo basso, scosse la testa e rispose senza perifrasi: - Smerdo sangue.
La seconda domanda di D'Amblanc fu tesa a scoprire in che consistesse tale rimedio, vale a dire una pomata. Il buon Bernard si era fatto rifilare una crema tanto nauseabonda quanto inutile da un ciarlatano come ve n'erano tanti. Vagabondi che giravano per le campagne approfittando della credulit popolare e grattavano qualche risparmio ai contadini spacciando loro finti toccasana per ogni male. Si poteva star certi che la medesima pomata si vendeva come cura per i reumatismi, i calli e la flatulenza. D'Amblanc chiese se per caso tale Eloisius avesse praticato qualche gesto rituale in presenza del povero Jaranton e la risposta fu negativa. Il fattucchiero si era limitato a intascare i soldi e se n'era andato.
La terza domanda di D'Amblanc fu per ottenere conferma della completa amnesia che colpiva Bernard dopo gli accessi di follia. Non aveva l'aria di una persona che potesse mentire con facilit, ma era chiaro che di ci sarebbe servita una conferma empirica.
- Qual  la vostra valutazione, cittadino D'Amblanc? -chiese il sindaco una volta congedato il contadino.
- Ci che mi premeva appurare era che non si trattasse di uno stato indotto di sonnambulismo. Al momento ritengo di poterlo escludere, non sembra che l'uomo sia stato sottoposto a trattamenti magnetici.
- Dunque si tratta davvero di licantropia? - insistette Bizebarre.
D'Amblanc osserv l'ometto goffo e trattenne un sorriso.
- La licantropia, cittadino, non esiste.  una leggenda nata dall'ignoranza. A volte le leggende sono molto potenti e possono influenzare una mente semplice e spingerla a conformarsi alle aspettative della vox populi.
- Credete che Jaranton stia simulando?
- No. Le sue amnesie sembrano genuine, ma avr bisogno dell'osservazione diretta per dirlo con assoluta certezza. Dopodomani notte vi apposterete con me e con l'aiuto dei miei uomini affronteremo gli eccessi del nostro Bernard.
Il sindaco annu con scarsa convinzione, e dal momento che stava zitto, D'Amblanc gli chiese conto delle sue perplessit.
- Se capisco bene le vostre intenzioni, allora preferirei scegliere un paio dei nostri ragazzi, gente del paese. Non vorrei che Jaranton si imbizzarrisse peggio che mai, dovendo affrontare un manipolo di forestieri. E non vorrei che un manipolo di forestieri esagerasse con la violenza, dovendo affrontare Jaranton.
D'Amblanc si compliment con Bizebarre per la sua giusta premura, e i due rimasero d'accordo che i parigini sarebbero intervenuti solo in caso di estrema necessit.

Al calare del sole, D'Amblanc si present insieme alla scorta nel luogo convenuto e vi trov il sindaco, i due ragazzoni robusti scelti per l'occasione e Bernard Jaranton. Il contadino sembrava piuttosto confuso mentre lo facevano entrare nel casotto di legno. Sprangarono la porta dall'esterno e non rest che aspettare.
Nessuno chiese a D'Amblanc quale fosse l'utilit dell'asta di metallo che spuntava dalla sua bisaccia.
Gli uomini sedettero nell'ultima luce del giorno, quella che confonde i profili, smussa i contorni delle cose, le fa apparire a un tempo prossime e distanti.
La luna si alz in cielo, tonda, bianca, perfetta. La luce si rifrangeva nel fiume in una scia argentea che avrebbe ispirato il pi misero dei poeti.
D'Amblanc pens a quanto i fiumi francesi fossero diversi da quelli americani che scorrevano nei suoi ricordi. Nel nuovo mondo i corsi d'acqua erano impetuosi, la corrente accelerata da rapide e cascate.
Bizebarre approfitt di una pausa di silenzio per domandare di Parigi. Era vero che Brissot era stato arrestato? Dunque Robespierre teneva le file del governo? E la nuova costituzione sarebbe stata approvata? Davvero le prossime elezioni sarebbero state a suffragio universale? La curiosit del provinciale appariva sincera, priva di malizia, almeno quanto la sua fede repubblicana. Forse sarebbe stato fedele anche al re, se questi avesse saputo mantenersi la testa sul collo, pens D'Amblanc, ma sembrava sentirsi parte dei cambiamenti in atto, qualcosa di pi grande di San Martino. Tante domande, poi, ne celavano una pi profonda, che il carattere di quell'uomo non riusciva a esplicitare. Una domanda che non aveva bisogno di essere espressa, poich chiunque avesse la minima consapevolezza di quanto stava accadendo finiva per porsela: "Rimarr qualcosa del vecchio mondo?"
D'Amblanc rispose con poche parole. Non era in vena di disquisizioni. La brezza notturna portava odori di vegetazione e fiori selvatici. La mente si ritrov in una fantasticheria che lo vedeva insieme alla cittadina Girard. Erano nella dimora parigina della donna, ma fuori dalle finestre si spalancava la campagna. Litigavano per gioco, e la causa della schermaglia era un ultimo dolcetto da mangiare con la cioccolata calda. Spinte e strattoni amichevoli diventavano il pretesto per toccarsi, scambiarsi carezze e infine intrecciare i corpi in un abbraccio stretto. L'abbraccio era la promessa di un bacio, e il bacio si prolungava e ripeteva finch i due non raggiungevano la camera da letto. D'Amblanc immagin di precipitare sul materasso insieme alla donna e di aiutarla a togliersi il vestito, sempre senza scollare le labbra dalle sue. Ricord quel che provava ad appoggiarle la mano sul ventre, e si sforz di sentire come sarebbe stato toccarle i glutei, le cosce, il sesso, ma nelle mani aveva, come un'impronta appena lasciata, la memoria della carne della vedova Decabane.
Per quanto ne sapeva, Ccile poteva essere morta, giustiziata insieme al marito o magari aggredita mentre cercava di abbandonare Parigi. Ormai da due settimane non aveva pi sue notizie, e nella Francia rivoluzionaria quattordici giorni erano abbastanza per cambiare epoca due volte.
Fu il trambusto che si ud provenire dal casotto a strapparlo da quelle immagini tristi per riportarlo al motivo della veglia. Una serie di colpi sordi e ripetuti contro la porta chiam gli uomini del villaggio verso il piccolo edificio.
D'Amblanc ricord ai suoi di restare dov'erano e intim ai due ragazzi di acquattarsi ai lati della porta. Estrasse dalla bisaccia una corda e ne consegn un capo a Bizebarre.
- State pronti a immobilizzarlo, - ordin.
I colpi si facevano sempre pi forti, accompagnati da grugniti e urla sguaiate. A un segnale di D'Amblanc, uno dei due giovani tolse il paletto che bloccava la porta. L'anta si spalanc e Jaranton balz fuori. Era nudo. Per un momento rimase incantato dal volto pallido della luna. Tanto bast a D'Amblanc e Bizebarre per girargli la corda attorno alle gambe e farlo cadere. I due giovani gli saltarono addosso e lo immobilizzarono. Ma la mole di Jaranton era tutt'altro che facile da domare. Il sindaco lanci uno sguardo a D'Amblanc: in un batter di ciglia, Radoub e Poulidor scattarono e diedero un contributo decisivo per legare l'uomo-cinghiale. Jaranton continu a ululare e grugnire, mentre con le mani ancora libere si menava il membro con foga.
- Dio mio, quest'uomo ha il diavolo in corpo! - esclam Bizebarre.
- Il diavolo non c'entra, - disse D'Amblanc, mentre teneva strette le caviglie del poveraccio. - Nelle notti di plenilunio il magnetismo lunare e quello terrestre toccano il loro picco. Nei soggetti sensibili, se il naturale magnetismo animale trova intoppi o blocchi di qualche tipo, pu provocare il delirio e attacchi di priapismo.
Il sindaco lanci un'occhiata disgustata a Jaranton che continuava imperterrito nella sua attivit.
- Esiste una cura?
D'Amblanc fini di legare le gambe del prigioniero.
- L'uomo conosce gi i rimedi per curare s stesso, ma non ne  consapevole. Per sciogliere i blocchi del fluido magnetico  necessario ripristinare la polarizzazione corporea, e questo, in assenza della strumentazione adatta, si ottiene strofinando con forza le estremit: la testa, le mani, i piedi. Ma se un uomo non sa dove applicare il trattamento, allora lascia che sia l'istinto a guidarlo e strofina l'estremit che gli risulta, per cos dire... pi invitante, dando in questo modo uno sfogo al fluido.
Jaranton eiacul con una raffica di grugniti belluini.
- Potete aiutarlo? - supplic Bizebarre sempre pi atterrito.
D'Amblanc annu.
- Ora vi mostrer qualcosa.
Jaranton adesso era compresso dalle corde. Continuava a emettere versi e ringhi raccapriccianti, ma D'Amblanc non ci faceva caso. Raccolse l'asta di ferro e intim a Bizebarre di impugnarne un'estremit. L'altra la fece aderire al ventre del paziente. Ordin ai due paesani di formare una catena con Bizebarre e imporre una mano sul corpo del disgraziato. Quindi si abbass su di lui e prese a massaggiargli prima le tempie, poi le mani con vigore, infine i piedi.
- Si tratta di strofinare le estremit del corpo affinch il fluido magnetico riprenda a scorrere.
Ricominci da capo e ripet il ciclo diverse volte, mentre parlava al contadino vicino all'orecchio, ricordandogli che era Bernard Jaranton, marito di Angeline, padre di tre figli, e intimandogli di calmarsi.
Piano piano, sotto gli sguardi esterrefatti tanto dei parigini che dei campagnoli, la furia dell'uomo-cinghiale si plac. Prima smise di scuotersi e agitarsi, poi si zitt, mantenendo solo il respiro affannoso, ma alla fine parve cadere in un sonno profondo.
D'Amblanc si alz e si asciug la fronte con il fazzoletto.
- Potete slegarlo, la crisi  passata, - disse. - Riportatelo dentro e copritelo. Quando si sveglier lo accompagnerete a casa.
Bizebarre guard ammirato D'Amblanc, mentre i due compaesani provvedevano a eseguire i suoi ordini.
- Voi l'avete guarito!
- Nient'affatto. Quel poveraccio dovrebbe fare bagni regolari in acqua magnetizzata... e curarsi le emorroidi. Sono convinto che siano quelle a causare l'interferenza nel fluido che  all'origine degli attacchi. Vi ho mostrato come si fa. Il mio compito termina qui.
- Ma io... io non sarei mai in grado... - balbett il sindaco interdetto.
- Come l'ho fatto io potete farlo voi, - tagli corto D'Amblanc. - Alla prossima luna piena manca un mese, avrete modo di prepararvi.
Senza lasciare al sindaco il tempo di rendersi conto fino in fondo di quale responsabilit lo avesse appena investito, D'Amblanc riprese a parlare.
- Adesso, se non vi dispiace, andr a stendermi qualche ora. Domattina presto dovremo rimetterci in viaggio per Manorba.
Bizebarre tacque. Fece per volgersi, ma torn a guardare D'Amblanc.
- Cittadino, considerata la zona verso cui vi dirigete, devo dirvi che ritengo esigua la vostra scorta. Credetemi, io sono un buon patriota.
D'Amblanc annu.
- Comprendo.
Il sindaco si morse il labbro.
- Bench qui si sia in pochi, mi sento in dovere di offrirvi due uomini in pi. Qualcuno che conosca bene la regione, la lingua e le usanze. Le vostre guardie, se permettete il rilievo, hanno tutte un accento foresto.
D'Amblanc strinse la mano del sindaco.
- Grazie, cittadino Bizebarre. Accetto volentieri i vostri rinforzi. Dite loro di farsi trovare pronti per l'alba.


4.

Il fianco occidentale del Poggio di San Sisto era meno impervio e selvaggio di quello che ospitava San Martino. C'erano querce, frassini e castagneti da frutto ben tenuti. La strada, pi aperta e visibile della mulattiera sull'altro versante, si stringeva ogni tanto in colli di bottiglia, quando si trovava ad attraversare terreni pi accidentati, e si piegava in svolte repentine.
Gli uomini, sulle cavalcature, procedevano in una fila che si era allungata di due unit. I rinforzi inviati dal sindaco di San Martino altri non erano che gli stessi della notte prima, i due ragazzi robusti che avevano aiutato a imbrigliare l'uomo-cinghiale.
Mentre procedeva immerso nel silenzio selvatico di quella landa, D'Amblanc si trov a pensare che a rendere ostile un territorio non sono la conformazione, gli ostacoli impervi o un clima disagevole, ma piuttosto la mente di chi lo abita. Che certo  influenzata anche dall'ambiente, ma pu essere diretta, condotta o sviata da altri fattori, come la religione e la superstizione. Forme di pensiero che si perpetuano immutabili stagione dopo stagione, nei secoli. Ma se  vero che ogni epoca, ogni temperie ha una sua mentalit, allora la Francia e il mondo stavano assistendo alla nascita, attraverso doglie dolorose e inevitabili, di una nuova epoca e della nuova mentalit che le corrispondeva.
Fattori ambientali. In quelle campagne, religione e ossequio verso nobili e ricchi erano naturali quanto la brina nei giorni d'inverno o la canicola sotto cui procedevano, il sole gi alto nel cielo.
Pens alla docilit infantile di quei contadini, alla radicale alterit di uomini come Jaranton. Era fatica che non trovava le parole per ribellarsi, e allora luna piena, influssi sottili, suggestioni, evocazioni: il mondo magico del passato diveniva il bacino ove sfogare energia repressa, negata.
Quelle lande, per - ventre profondo della patria, lontane da Parigi non solo nello spazio, ma dislocate in un altro ordine del tempo - non producevano solo tipi umani avvezzi a obbedire al dettame di generazioni, al peso dei secoli trasformati in giogo. Gli uomini della sua scorta locale, per esempio, testimoniavano che il cambiamento era in atto. Era sempre la stirpe alverniate, il ceppo di Vercingetorige, ed erano pastori o taglialegna come gli altri, per avevano scelto di muovere un passo fuori della traiettoria circolare, da asini legati a un palo, che nobili e clero avevano sempre imposto e ritenevano giusta per volont divina.
Uno era alto, possente, le spalle quadrate, volto dai tratti ancora infantili, ma segnato sulla guancia da una cicatrice profonda. Quest'ultima gli conferiva l'aria di desolata minaccia che hanno le bambole rotte. Si chiamava Doiet, ma nella mente di D'Amblanc era "lo Sfregiato". Armato con un fucile da caccia e un coltellaccio delle dimensioni di una daga, procedeva in mezzo al gruppo a dorso di mulo.
L'altro era alto e magro, ma quando aveva afferrato l'uomo-cinghiale, lo aveva fatto con braccia salde ed espressione decisa. Uno di quei magri dalla forza nervosa, riflett D'Amblanc, i tendini come acciaio armonico e i muscoli ben allenati. In lui il fluido doveva scorrere senza blocchi o interruzioni. Sotto il cappellaccio logoro, in sella a un ronzino giallastro, intonava di tanto in tanto strofe di qualche incomprensibile canzone locale. D'Amblanc ramment di colpo il suo cognome insolito: Feyfeux.
Eccoli, i rivoluzionari alverniati, soldati di una nuova ra, abbigliati in panni che avrebbero dovuto suggerire un'appartenenza marziale, e invece li facevano apparire simili a banditi del passato, trasfigurati dall'immaginazione di un poeta o di un pittore. Il loro aspetto era romantico, avrebbe detto un inglese. Ma non era tempo di cedere alle malie del pittoresco. Il drappello si apprestava a guadare un torrente nel folto del bosco. Il terreno era gi un pantano di muschio e piante acquatiche. Dal crinale sovrastante scendevano i massi di un'antica frana.
D'Amblanc senti un rumore di ghiaia e detriti che rotolavano a valle per un breve tragitto. Il sergente Radoub fece appena in tempo a dare l'ordine di smontare da cavallo. Dalla macchia giunse una salva di fucileria. Il mulo dello Sfregiato stramazz al suolo. L'uomo rotol a terra, ma con velocit animale balz a capo chino e si gett dietro il cadavere della sua cavalcatura.
- Al riparo! - ordin Radoub, e rivolto a D'Amblanc:
- Ricaricano. Un'altra salva e ci assaliranno -. Scrut il crinale della salita e grid: - Sparate soltanto quando saranno vicini!
Come un'eco, giunse il suono secco dei fucili e dalla vegetazione sali una nuvola di fumo, ma gli uomini s'erano gi rintanati dietro gli alberi, trattenendo i cavalli per le briglie. Udirono l'urlo degli assalitori, che infine apparvero, saltando gi per la discesa e riversandosi sulla pista in ordine sparso. Parevano selvaggi vestiti di pelli. Chi aveva moschetti li scaricava, correndo, sul bersaglio, altri tiravano con la fionda.
- Adesso! - ordin Radoub.
Parti la salva di risposta, ma l'unico effetto l'ottenne il fucile da caccia dello Sfregiato. L'ampia rosata, da quella distanza, rendeva impossibile fallire il colpo. Uno degli assalitori cadde, urlando per il dolore. Gli altri rallentarono la corsa. D'Amblanc spian le pistole, ma senza riuscire a trovare un nemico sulla linea di tiro. Agli ordini secchi di Radoub, la scorta si riun in formazione serrata: gli assalitori esitarono. L'uomo magro di nome Feyfeux si scagli urlando contro il pi vicino degli avversari, lo travolse, gli fu sopra, lo colp al petto con il coltellaccio ed ebbe il tempo di sgozzarlo mentre intorno la mischia si accendeva. La polvere smossa dai passi e dai corpi si somm al fumo degli spari stagnante ancora sul teatro della lotta. Gli alverniati della scorta combattevano come furie mentre i parigini, baionette spianate, tenevano lontani gli avversari. I lealisti, o chiunque fossero, lasciarono sul terreno un altro dei loro, prima di fuggire di nuovo verso il bosco.
Ecco la piccola guerra, pens D'Amblanc, stringendo le impugnature delle pistole ancora cariche. Proprio come in America.
Ebbe la netta impressione che quella scena si fosse gi svolta, nelle stesse identiche circostanze.
Una volta, sulle rive del Brush Creek, le guide indiane li avevano portati nel bel mezzo di un'imboscata. Se l'erano cavata per un soffio, dopo un assalto all'arma bianca tra gli alberi, nell'ombra invasa dal fumo della polvere nera. Alla fine, senza alcuna forma di processo, gli indiani erano stati giustiziati sul posto, guide e prigionieri. A quei tempi, D'Amblanc aveva gi smesso di riconoscere un valore morale al gesto bellico in s, all'uccidere e allo squartare. La guerra era una dura necessit, occorreva portarla a termine in maniera vittoriosa per il bene della patria.
Il colossale alverniate con lo sfregio sulla guancia fece un cenno all'amico Feyfeux, indicando i corpi riversi degli assalitori. Uno di questi dava ancora spasmi: lo fini con il calcio del fucile, due colpi secchi sul cranio. D'Amblanc guard i cadaveri degli sconfitti. Non erano che pastori mutati in soldataglia della reazione, ma la partita avrebbe potuto chiudersi a parti invertite. Una complessa serie di incastri fortunati - il fucile da caccia, l'esperienza di Radoub, la reazione coraggiosa di Feyfeux - aveva portato a quell'esito. Questo  la guerra, pens: la prova se il proprio destino  da fortunati. E pi diventa piccola, ridotta negli spazi e negli schieramenti, pi grande  l'importanza della sorte.
Intanto gli alverniati avevano cominciato il loro lavoro. La spoliazione fu accurata e i due si divisero tutto ci che poteva servire: polvere, acciarini, coltelli, un'ascia, una bisaccia con pane e formaggio. Terminata la distribuzione, lo Sfregiato si diede a cavare i denti delle vittime, utilizzando una tenaglia arrugginita. I gesti, veloci e abili, erano quelli di un uomo avvezzo a quel compito. Le dentiere di veri denti umani erano costose, molto superiori a quelle in legno o in osso animale. I denti avevano mercato.
D'Amblanc assisteva alla scena come si trattasse di uno degli incubi che ogni tanto tornavano a visitarlo, e avevano come teatro un altro tempo e un altro continente.
Ma si era in terra francese, e il dottore si scosse, pronto a intervenire.
- Lasciateli fare, cittadino, - lo trattenne Radoub. - Lo ritengono un loro diritto, e in effetti lo . Non sappiamo quali odi attraversino queste terre.
Feyfeux, intanto, tranciava dita per impadronirsi delle fedi nuziali.


5.

Lasciato il luogo del massacro, la compagnia prosegu senza soste fino al tramonto. Il peso del corpo gravava sulle ossa. L'unico filo che teneva D'Amblanc legato al presente, all'Alvernia, alle circostanze della missione, alle scene che si snodavano davanti agli occhi, erano le fitte dolorose alle gambe e ai lombi, a cui si aggiunsero quelle al costato, come non gli accadeva da anni. Quest'ultimo non era un bel segnale.
La mente, forse per difendersi dalla paura, seguitava a estraniarsi nelle fantasticherie di un destino diverso. Mentre il sole batteva quelle colline tragiche, D'Amblanc si immagin ferito da una palla di fucile, in America, molti anni prima. Si immagin abbandonato sul campo, dato per morto, e ritrovato da una famiglia di mezzosangue. Immagin di guadagnarsi di che vivere con le pellicce, per lunghi anni. Si vide sposato a una selvaggia. Cont i figli che nascevano, stagione dopo stagione, e i nipoti. Immagin che la vita vera fosse quella, e il resto solo un sogno.
Giunsero nei pressi di una casupola in forma di pan di zucchero, tutta costruita con pietre a secco. Gli alverniati la chiamarono tsabana e doveva essere uno stazzo da pastori: per quanto abbandonato, mandava ancora odore di greggi e di caglio.
Feyfeux non la smetteva pi di canticchiare, anche una volta smontato, mentre dissellava il ronzino. L'animale fu percorso da una scarica nervosa, sbuff, accenn a scalciare. Feyfeux lo calm mormorando qualcosa e mettendogli davanti al muso una grossa carota.
Attorno, gli altri uomini si preparavano per la notte e Radoub assegnava i turni di guardia. D'Amblanc era spossato. Liber il cavallo dalla soma e prepar il giaciglio da campo, mentre lo Sfregiato e l'ebanista Thuillant spennavano due galline, dono della gente di San Martino.
Radoub lo raggiunse e si inform sul suo stato di salute. D'Amblanc lo tranquillizz, ma il volto doveva essere segnato dalla sofferenza, perch il sergente rispose con un'espressione preoccupata, la fronte solcata di pieghe. Sebbene la missione non dipendesse da lui, Radoub doveva sentirsi responsabile della sua parte pi guerresca, quando ci si giocava la vita, e delle conseguenze che essa comportava. Era uomo affidabile, coraggioso ma non avventato. Come i vecchi soldati, aveva una mentalit simile a quella di un attore o di un giocatore. Quando si  sulla scena, o nel mezzo di una mano di carte, o sul campo, tutto dev'essere fatto per portare a casa il successo.
D'Amblanc apr la bisaccia e ne estrasse una bottiglietta, dalla quale bevve due rapidi sorsi. Tanto bast per spargere all'intorno un odore alcolico, pungente, misto a quello di zafferano e noce moscata, i tipici aromi che si usavano per alleviare il sapore amaro del laudano. Prima di incontrare Mesmer, aveva fatto spesso ricorso a quel rimedio, e non ne conservava affatto un buon ricordo. Ma nella situazione in cui si trovava, era senza dubbio il male minore.
-  quello che penso che sia? - chiese il sergente.
- Allevia i dolori e concilia il sonno, - rispose laconico D'Amblanc.
Radoub lo guard con un misto di preoccupazione e scetticismo.
- Che cosa vi procura dolore?
D'Amblanc strinse gli occhi.
- Vecchie ferite.
Radoub assunse un'espressione grave, che a D'Amblanc parve quasi paterna.
- Ferite di guerra?
- Nel nuovo mondo, contro gli Inglesi.
Radoub annu.
- Io ho combattuto in quella precedente, dove ci rimettemmo il Canada. Ero con Senezergue alle Piane d'Abramo. Secondo battaglione, reggimento della Sarre.
D'Amblanc fiss il soldato. In America aveva ascoltato decine di leggende e racconti intorno alle Piane d'Abramo e alla battaglia per Qubec del 1759.
- Dovevate essere giovanissimo, - comment.
- Giovane lo ero, ma non cos tanto, - si schermi Radoub.
- E voi? In quale reggimento prestavate servizio?
- Borbonese, - rispose D'Amblanc. - Ma non ho partecipato all'assedio di Yorktown. Mi hanno fermato prima.
Radoub annu e indic la bottiglietta.
- Non esagerate con quella roba. Pensate a star meglio.
Si accomiat con un cenno di saluto e lasci D'Amblanc con la testa lontana, affacciata su un altro tempo e un altro spazio, che portava addosso assieme ai segni nel corpo.
Non si aspettava di trovarsi in guerra, di nuovo, dopo tanti anni. Aveva pensato che il viaggio sarebbe stato una parentesi, un nulla lungo un paio di mesi, senza formulare aspettative. Doveva occuparsi di superstizioni montanare, questo aveva creduto, lontano dalla sorgente di ogni avvenimento degno di nota: Parigi. Lontano dai suoi pazienti. Lontano dalla signora Girard. Aveva accettato il compito senza pensare che poteva essere l'ultima fatica della sua vita. Era caduto nell'indulgenza verso s stessi di chi si crede eterno, proprio mentre le circostanze che piagavano la Francia testimoniavano la precariet di ogni esistenza. Era stato superficiale e distratto. Lo Sfregiato e Feyfeux - li sentiva parlottare nel loro dialetto - lo avevano riportato con i piedi sul suolo aspro di quella porzione di patria. Occorreva essere grati a quegli uomini. A chi si prendeva il rischio sulle spalle come un sacco di castagne.
I due avevano acceso un piccolo fal e, alla luce delle fiamme, tutti consumarono una cena silenziosa.
Erano soli, nella campagna, il cielo aperto come una conca blu punteggiata del fuoco freddo degli astri. La luna si assottigliava notte dopo notte. D'Amblanc si augur che lo stesso accadesse ai suoi mali. Resistette alla tentazione di un altro sorso di elisir e si tir la coperta fino alla punta del naso.

Estratto da
IL MOLIRE
commedia in cinque atti in versi di Carlo Goldoni (1751)

Atto primo, scena sesta.

MOLIRE

Gran cosa! A niun fo male, e son perseguitato;
il pubblico m'insulta, e al pubblico ho giovato.
Di Francia era, il sapete, il comico teatro
in balia di persone nate sol per l'aratro.
Farse vedeansi solo, burlette all'improvviso,
atte a muover soltanto di sciocca gente il riso.
E i cittadin pi colti e il popolo gentile
l'ore perdean preziose in un piacer si vile:
gl'istrioni pi abietti venian d'altro paese
a ridersi di noi, godendo a nostre spese;
fra i quali Scaramuccia, siccome tutti sanno,
dodicimila lire si fe' d'entrata l'anno;
e i nostri cittadini, con poco piacer loro,
le sue buffonerie pagamo a peso d'oro.
Tratto dal genio innato e dal desio d'onore,
al comico teatro died'io la mano e il cuore;
a riformar m'accinsi il pessimo costume,
e fur Plauto e Terenzio la mia guida, il mio lume.
L'applauso rammentate dell'opera mia prima;
merit lo Stordito d'ogn'ordine la stima;
e il Dispetto amoroso e le Preziose vane
mi acquistarono a un tratto l'onor, la gloria, il pane.
E si sent alla terza voce gridar sincera:
Molier, Molier, coraggio; questa  commedia vera.

VALERIO

Per tutto ci dovreste gioia sentir, non pena,
d'aver lasciato il Foro per la comica scena.
Coraggio, anch'io ripeto, coraggio.

MOLIRE

Si, coraggio.
Mi d ragion d'averlo il popol grato e saggio
[lo dice per ironia].
Quel tale Scaramuccia, di cui parlai poc'anzi,
andato era a Firenze co' suoi felici avanzi.
Lo maltrattaro i figli, lo baston sua moglie;
ei lasci lor suoi beni, per viver senza doglie;
e tornato a Parigi a ricalcar la scena,
le logge e la platea, ecco, di gente ha piena.
Il pubblico che avea gusto miglior provato,
eccolo nuovamente al pessimo tornato.
E in premio a mie fatiche (perci arrabbiato i' sono)
corrono a Scaramuccia, lascian me in abbandono.

 SCENA SECONDA
 Il Nuovo Teatro
Ultima settimana di giugno 1793


I.

Non si poteva dire una piazza prestigiosa.
Lo consider l'aspetto delle case e l'abbigliamento dei passanti, la strada dissestata e le geometrie del luogo.
A ben guardare, non era nemmeno una piazza: piuttosto un crocicchio, abbastanza largo da ospitare nel mezzo un'aiuola fangosa, dove tre ambulanti vendevano fiori, cianfrusaglie, refurtiva da borsaioli. Lo aveva domandato il permesso di allestire li il suo scarno palcoscenico e quelli, senza entusiasmo, gli avevano fatto segno di accomodarsi, ch tanto per cacciarlo via c'era sempre tempo, e non valeva la pena sprecarlo in anticipo con lunghe discussioni.
Mentre si preparava per lo spettacolo, Lo non pot fare a meno di rimpiangere Pontenuovo, se non come dimora, per lo meno come teatro.
Neppure quello era una vera piazza e anche li si recitava in compagnia di mercatanti dall'aria truce, ma in compenso il luogo aveva una sua nobilt, era un monumento insigne, il ponte pi lungo di tutta Parigi, attraversato in ogni momento da un viavai di popolo che era specchio dell'intera citt: ricchi e poveracci, rivoluzionari veri e farlocchi, zotici e uomini di spirito. Lo aveva abbandonato a malincuore. Girava voce che la cagnaccia lo stesse cercando, cio, non cercava proprio lui, Lo Modonnet, ma il mestatore in maschera, il furbetto che s'era arrogato il diritto di usare un cannone che apparteneva al popolo.
Dov'era in quel momento, sulla via di Chiarentone, nel bel mezzo del foborgo di Sant'Antonio, non passavano che sanculotti, lavandaie, megere, villici ignoranti e uno stuolo di ubriachi dalla taverna li vicino.
La Gran Pinta, si chiamava, e l'oste era un galantuomo, una di quelle rare persone che sanno comprendere le ragioni dell'arte.
Per molte notti di fila, nonostante il timore di essere arrestato, Lo non aveva mai dormito al coperto. Colpa della tirchieria e dell'insensibilit di osti e locandieri. Gli avventori, bont loro, erano sempre abbastanza generosi, e in cambio di qualche battuta greve, qualche imitazione e un paio di filastrocche, finivano sempre per offrirgli un piatto di zuppa e un bicchiere di vino. Ma al momento di domandare al proprietario il conforto di un letto, dopo aver intrattenuto la clientela per l'intera serata, non c'era verso di ottenere un minimo di sostegno, e ogni volta Lo si ritrovava col culo per terra, costretto a fare della strada il proprio giaciglio.
L'oste Frault, invece, gli aveva messo a disposizione un pagliericcio, una coperta e il cortile della Gran Pinta con tanto di pozzo ove sciacquarsi e bere a piacimento. Per questo Lo, ormai da tre notti, si era trasferito in pianta stabile - cio, non proprio stabile, ma meno instabile di prima - a Sant'Antonio. Aveva dormito sodo, ritemprato le membra, e insieme al sonno aveva ritrovato lo slancio per tornare sulla piazza, e chissenefotte se non era proprio una piazza vera.
Aveva sentito parlare i garzi del luogo, e pensava di conoscere la formula giusta per divertire il pubblico del foborgo: caricature di nobilardi, secchiate di merda sui reazionari, incularelle tra preti, botte da orbi agli accaparratori.
Niente di pi facile, si fece coraggio Lo, appoggiando di fronte a s una ciotola di legno che aveva preso in prestito dall'osteria. Il berretto che usava di solito per raccogliere il denaro se n'era andato in cambio di due libbre di mele, mentre il resto della sua scenografia - ovvero il cartello inneggiante alla Repubblica - era rimasto abbandonato a Pontenuovo, unico ricordo del suo passaggio. Gli restava, per fortuna, il minimo indispensabile a recitare: il corpo, la voce e un costume di scena.
Un capannello di una decina di individui si schier sullo spiazzo in attesa dello spettacolo. Altri osservavano distanti, dagli usci di case e botteghe, come se a farsi pi vicini si corresse il rischio di pagare qualcosa.
Lo prese fiato, si present al pubblico e annunci un monologo intitolato La marchesa ha rotto un piatto, col quale era certo di conquistarsi i favori degli astanti. Impossibile trattenere le risate di fronte a Lo Modonnet che, anche senza l'ausilio di un travestimento femminile, interpretava un'aristocratica rimasta senza servit e obbligata ad arrangiarsi.
Eppure la gente non reagiva alle battute, non rideva, non applaudiva i passaggi pi riusciti. Il drappello cresceva, altroch, c'erano venti, forse trenta persone schierate l davanti, ma lo osservavano in maniera inconsueta, parlottavano tra loro, scuotevano le testacce pidocchiose, si davano pacche e colpi di gomito. Il tutto senza alcuna relazione con quanto andava recitando.
Lo tagli corto. A quanto pareva la marchesa non era il soggetto giusto. Aveva sentito dire che i veri rivoluzionari, i caporioni della Montagna, non apprezzavano pi le caricature oscene degli aristocratici, poich, dicevano, la vecchia Francia era morta e sepolta e non si doveva resuscitarla nemmeno per sputarci sopra. Forse per questo i bravi sanculotti, sulla pubblica piazza, si sforzavano di non ridere a quelle battute che intorno al tavolo di un'osteria, tra amici e compagni di bevute, li facevano invece sbellicare.
Del resto, pens Lo, altro che piatti rotti! Oramai gli aristocratici erano tutti in galera, e chi non era in galera era espatriato a Coblenza, e chi non era in galera n a Coblenza era in compagnia dei vermi.
Termin con un inchino e present un numero da acrobata, dove in realt fingeva di essere un inetto buffone, per riuscire perfettamente nell'esercizio solo all'ultimo, disperato tentativo. Ma la gente continuava a non ridere, distratta. Possibile che sfuggisse a tutti il senso della messinscena? Lo lanci un'occhiata sui volti di fronte a s. Confabulavano fitto. Possibile che non capissero il gioco sottile, lo scherzo, l'ironia? Possibile che lo ritenessero davvero un inetto buffone?
Lo forz i tempi e and spedito al finale, per mostrare a tutti cosa sapeva fare. Si mise ritto sulle mani, e proprio in quel momento un gecco in prima fila mosse due passi avanti, gett nella scodella una moneta e prima di girare i tacchi per tornare agli affari suoi, alz in aria il pugno e grid:
- Viva Scaramouche!
Lo, a testa in gi, rimase impietrito. Qualcheduno lo aveva riconosciuto. Dannato cannone, e dannato Leonida Modonesi, accidenti a lui, alla sua testa, alle sue solite mattane, non poteva farsi gli affari suoi quella mattina? Che gli era preso? Tutto questo lo pens da capovolto, e gli scapp pure detto: - Ora son cazzi, - ma nessuno lo ud, perch altri due spettatori avevano seguito l'esempio del primo e si allontanavano lanciando la medesima invocazione.
- Viva Scaramouche!
Lo si raddrizz. Altri individui si stavano avvicinando per lasciar cadere nella scodella qualche moneta, subito imitati dagli amici intorno e via via dagli altri, che poi facevano segno ai pi distanti, dicevano loro qualcosa -" proprio lui, l'ha detto Machard"; "Ma s, ti dico"; " quello di Pontenuovo, lo Scaramouche del cannone d'allarme!" - e nuove monete raggiungevano quelle gi ammucchiate sul fondo, mentre i primi della ressa stringevano la mano all'attore, gli davano pacche sulle spalle, gli dicevano cose come "Bravissimo!", "Cosi si fa!", "Ce ne fossero di pi che non si limitano a cianciare!", e si allontanavano ripetendo ancora:
- Viva Scaramouche!
Lo aveva temuto di affrontare una mala parata, di dover fuggire gambe in spalla inseguito dalla cagnaccia, e invece l'intero crocicchio rimbombava di applausi e grida che inneggiavano all'eroe.
A volte basta la luce di un lampo per ritrovare la strada in una notte buia.
Dopo un sospiro di sollievo, Lo si inchin e ringrazi la folla, ricambi pacche sulle spalle e strette di mano, borbott confuse frasi di ringraziamento.
Al contempo, per, giudic fosse il caso di levare le tende. Senza smettere di sorridere e salutare, raccolse quel che aveva guadagnato e se ne fil via dritto, mai voltandosi, come se avesse fretta di andar di corpo, e a piccoli passi e chiappe strette si inoltr per le vie del foborgo, badando che le monete non tracimassero sulla strada.


2.

Il foborgo di Sant'Antonio era noto in tutta Parigi per l'intrico dei suoi cortili, passaggi nascosti, retrobottega di ebanisti e mobilieri. Le leggende del quartiere narravano di briganti scampati alla cattura grazie a pozzi collegati da cunicoli sotterranei, ma la fuga di Lo non fu altrettanto avventurosa.
Fini per nascondersi in una corte lunga e stretta, seduto fra il muro e un carro carico di assi, in compagnia di un grosso cavallo che sonnecchiava tra le stanghe.
Attese che il cuore tornasse a battere al ritmo consueto e si interrog su quanto era appena successo.
Qualcheduno lo aveva riconosciuto.
Lo aveva riconosciuto, e ne aveva fatto un nuovo eroe.
Per uno scherzo del caso, il nuovo eroe portava il nome di un personaggio da commedia dell'arte. Scaramuccia, ex soldato d'imprecisata ventura, scattoso e fanfarone. Scaramuccia, nato a Napoli e reso celebre in Francia dal grande Fiorilli.
Doveva esserci un messaggio nascosto, in uno sviluppo di tal fatta, ma le ciarle di due vecchie interferivano coi ragionamenti necessari a distinguerlo.
Le due s'erano piazzate proprio di fronte a lui, contro la parete opposta della corte. Da sotto il carro, vedeva otto gambe di seggiola e quattro caviglie gonfie come mortadelle.
Discutevano se un tizio, un certo Solin, meritasse o no un taglio alla Capeto.
- Io, per me, la pena di morte  l'unico rimedio, - diceva la prima.
- Me, mi sta bene pure la galera, - ribatteva l'altra. - A patto che ce lo mandano, quel merduomo.
Dunque, prov a riflettere Lo, vivo a Parigi da sei anni e quasi ogni sera ho recitato per un pubblico, sul palco di un teatro oppure sotto il cielo. Diciamo pure cinque volte alla settimana. Quanto fa in tutto? Vediamo, cinque per cinquantadue per sei...
- Voglio dire che per me, sai qual  l'importante? Che a uno come Solin ce lo levano da mezzo. Poi non m'interessa se gli segano la coppa. L'importante  che ce lo tolgono dai piedi.
Dunque, cinquantadue per cinque fa... duecentosessanta...
- Per te devi anche pensare che uno come Solin, se gli dici che a far quel che fa rischia il gabbione, quello continua a farlo talequale, ma se gli dici invece che ci rischia la coppa, allora magari ci pensa due volte.
Diciamo millecinquecento. Millecinquecento esibizioni. Ebbene quante, quante volte mi hanno riconosciuto per la strada, mi hanno stretto la mano per farmi i complimenti? Cinque? Sei? Di sicuro non pi di dieci, si rispose Lo. E negli ultimi tempi: nessuna.
- ' Scolta, ma perch Solin non l'hanno ancora incastrato?
- Te lo dico io: perch ci ha uno zio che sta culo e camicia con un deputato, ecco perch.
Invece, si scervellava Lo, la prima volta che mi ritrovo in mezzo a una ribellione di strada e d'istinto faccio un gesto, come si suol dire, plateale, ecco che poi la gente, quando vado in scena per davvero, mi riconosce e mi applaude anche, ma non per i miei trascorsi da attore o per la bravura del momento, no, mi applaude per aver acceso la miccia di un cannone, e mi ricorda con affetto nel ruolo di Scaramouche, non perch centinaia di volte l'ho portato a teatro con mille trovate, ma perch quel giorno l indossavo un costume che ricordava quello di Scaramouche.
- Un deputato? Ma sei proprio sicura?
- Mica ho detto che  vero. Per gli sbirri lo han sentito dire. Credono che Solin ci ha dei santi in paradiso e allora lo lasciano in pace. E cos quello continua ad accaparrare e a rivendere il granturco al doppio del prezzo. E il pane, la farina, la frutta secca... E fino a una certa cifra ti fa pure credito, ma poi, se non hai da pagare, manda i suoi due cagnardi a lisciarti le penne.
Lo ebbe la sensazione di aver intuito da tempo quella verit: i parigini non erano pi interessati al vecchio teatro.
Certo, i vecchi teatri erano ancora pieni di gente, e alcune rappresentazioni facevano scalpore, se ne parlava ovunque, ma non era pi per le doti di un attore o per la magia di un testo. Il motivo era solo politico.
I parigini erano sempre interessati al teatro, ma il teatro era divenuto grande quanto Parigi. I migliori oratori della Convenzione prendevano lezioni da attori consumati e la gente andava ad ascoltarli e applaudirli come se stessero sulla scena. Gli spettacoli pi emozionanti erano quelli dove la gente perdeva la testa per davvero, i cannoni tuonavano e poteva capitare, da un momento all'altro, che gli spettatori si trovassero a recitare.
- Bisognerebbe mandarglieli noi, un paio di cagnardi. Se gli uomini non si decidono, va a finire che ci dobbiamo andare noialtre, a dare una lezione al cittadino Solin.
- Sei sbrocca? Quello poi ti riconosce, fa la denuncia e finiamo tutte al gabbione meno che lui. Perch lui ci ha la prova, che te gli hai fatto un occhio nero, mentre te, che lui incetta, di prove ne hai sbrisga.
- E allora andiamoci travestite, cosa vuoi che ti dica.
Si, i parigini avevano sviluppato il gusto per un teatro pi vasto. Gli attori che recitavano grandi personaggi non erano pi gli idoli delle folle. Lui stesso s'era visto costretto a fare il saltimbanco, a recitare per strada, in mancanza di un teatro. Ma nemmeno cos aveva avuto fortuna, perch era la sua prospettiva a essere sbagliata. Un attore come lui non doveva scendere a recitare in strada per mancanza di un teatro, come anelando un palcoscenico che non poteva pi avere. Un attore come lui doveva scendere in strada perch la strada era un teatro pi efficace e pi emozionante. Era la vera sfida di quei tempi convulsi. Questo  l'arte: saper interpretare lo spirito del proprio tempo, saper cogliere il vento del cambiamento e prendere il largo a gonfie vele.
Non aveva fatto cos anche il suo maestro, Carlo Goldoni, quando aveva eliminato le maschere e i canovacci della commedia dell'arte?
Da sotto il carro, Lo vide sparire le otto gambe di seggiola. Si udirono frasi di commiato, poi le vecchie ciabattarono via.
Lo pens che era venuto il momento di uscire dal nascondiglio: primo, per via delle gambe ormai anchilosate; secondo, perch gli scappava da pisciare; e terzo, perch Scaramouche aveva dei doveri.


3.

- Stoffa grigia. Possibilmente a righine nere, ma non  indispensabile. Non importa il materiale: tela, cretonne, quel che trovate. Basta che costi poco e mi sia sufficiente per un abito completo.
- Volete che vi prenda le misure? Facciamo in men che non si dica.
- No, andate pure a spanne. Se sar troppa roba mi ci far un cappello.
- Come desiderate. Allora, ecco, vediamo, questa qui come vi pare, fa al caso vostro? Si? Molto bene, con tre lire ve ne prendete cinque braccia e ce n' d'avanzo. Come dite? La met? Con la met vi ci esce giusto la blusa.
Lo tuff le mani nelle tasche e ne tir fuori due pugni di monete. Le sparse sul banco e fece un rapido bilancio del suo capitale.
- Posso spendere al massimo venti soldi.
Il bottegaio si strinse nelle spalle e in un amen arrotol la stoffa, come se lo sguardo di uno squattrinato potesse danneggiarla.
- Non sta a me farvi i conti in tasca, - disse dopo averla riposta, - ma per quella cifra non troverete in tutta Parigi abbastanza stoffa per un abito. Al massimo potreste comprare qualche ritaglio da una sarta e provare a metterlo insieme, se siete abile con ago e filo, ma qualcheduno potrebbe scambiarvi per Arlecchino.
- Nel mio caso  un rischio da poco, - bofonchi Lo.
- A voi la scelta. Io tratto solo tagli interi, ma proprio qui a fianco abita una vedova che sar ben contenta di vendervi gli scampoli dei suoi lavori.
Lo ringrazi a denti stretti e and a bussare alla porta in questione.
Si present, spieg quel che gli serviva e quanto poteva spendere.
- Per venticinque pezzi vi preparo anche il vestito, - dichiar la sarta. - Un affare, pensateci.
- No, no, - si affrett a ribattere Lo. - Quello voglio cucirmelo da solo.
La donna grid al figlio Bastien di portarle le casse con gli scampoli e i ritagli.
Il tempo di un respiro e comparve nella stanza un grosso baule. Pareva camminare da solo su un paio di gambe ossute. Atterr con un gran tonfo e il ragazzino bruno che lo aveva trasportato fece un secondo e un terzo giro con altrettanti bagagli. Quindi domand il permesso di uscire per incontrare un certo Treignac.
Solo allora, sentendolo parlare, Lo si ricord di aver gi visto quella faccia, diverse volte, sopra il muretto di fianco alla porta della Gran Pinta, mentre addentava una mela o intagliava un bastone.
La madre, intanto, aveva selezionato i pezzi del colore richiesto e controllava che fossero sufficienti per confezionare un vestito.
Teneva gli occhi bassi sulle stoffe e Lo giudic che fosse il momento migliore per rivolgerle una domanda in tono noncurante.
- Potete dirmi dove si trova la bottega del cittadino Solin?


4.

Tre giorni dopo, al mercato di Sant'Antonio, le merci pi ambite non erano quelle stivate dagli accaparratori nei loro magazzini, bens le notizie circa la sorte di uno di loro: Pierre Solin detto Pelledoca.
- Ma la testa? Gliel'ha rotta la testa?
- E l'occhio?  vero che l'ha accecato?
- S,.ci ha piantato dentro il becco!
Lo coglieva le voci, zoppicando a testa bassa tra i banchi di frutta e di granaglie, e intanto meditava sulle differenze fra il teatro vecchio e quello nuovo, quello vasto quanto il mondo, al quale i parigini parevano abituarsi con naturalezza, come se non fosse in corso una grande trasformazione del gusto e dell'arte.
Poche ore prima, nel cuore della notte, un attore di rango aveva recitato per loro nel ruolo di Scaramouche.
- Ma Scaramouche lo stesso del cannone?
A differenza di quanto accadeva nel vecchio teatro, la pice era andata in scena senza un pubblico. Quest'ultimo, per paradosso, andava radunandosi a spettacolo concluso, e cercava di ricostruire, sulla base di voci e di indizi, quel che era accaduto, per goderselo nel teatro della mente.
- Dice che l'ha aspettato sotto casa.
- No,  entrato dalla finestra.
- E poi gli ha mollato una randellata, bam!
- E gli ha detto che a 'sto giro gli  pure andata bene, ma se continua ad accaparrare, la prossima volta, zac!
L'attore, bench consapevole del proprio successo, non si offriva agli applausi e agli evviva, ma piuttosto si sottraeva, evitava di mettersi in mostra. Nonostante questo, c'era chi lo riconosceva e, senza dirgli niente, gli porgeva omaggi: una pagnotta, una forma di caprino, qualche pera ch col caprino  buona...
- Ma  vero che gli ha cavato un occhio, a quel porco di Solin?
Lo dovette trattenersi dall'intervenire, perch quella domanda riguardava il clou della rappresentazione.
Aveva studiato le mosse dell'accaparratore per due giorni e due notti. Aveva raccolto notizie con discrezione. La vita dell'uomo era scandita fra casa e bottega, senza distrazioni presso qualche signorina oppure in osteria. Casa e bottega, per di pi, erano quasi lo stesso luogo, piano basso e piano superiore della stessa palazzina. Poco dopo il tramonto, Solin era solito chiudere l'ingresso principale del negozio, uscire sul retro, imboccare una scala e lasciarsi inghiottire dalle mura domestiche. Quello era l'unico momento della giornata nel quale lo si poteva cogliere da solo, al buio e allo scoperto. Per Scaramouche non c'erano state grandi alternative: nel nuovo teatro, gli attori non potevano sempre scegliere orario e luogo della rappresentazione. Avvolto nel suo nuovo costume cucito alla bell'e meglio, Lo si era nascosto nell'ombra del sottoscala ed era balzato sull'accaparratore brandendo un grosso bastone. Ma il gecco bastardo si era dimostrato pi forte e agile del previsto: aveva incassato la legnata sulla spalla e aveva brancato l'assalitore in una presa robusta.
I due erano rotolati a terra, il nuovo costume aveva perso pezzi, Lo s'era ritrovato con le braccia bloccate e una caviglia storta, ma il suo fiuto per l'improvvisazione lo aveva salvato: il naso, il naso di cuoio della maschera che indossava. Un rostro acuminato. Un'arma segreta. Lo aveva ficcato nell'orbita destra del cittadino Solin. Questi, reso guercio dalla mossa a sorpresa, aveva dovuto allentare la morsa e il bastone di Scaramouche gli aveva spento gli ultimi ardori.

Riassaporando la scena e ormai carico di doni, Lo claudic fino alla Gran Pinta.
Di fianco alla porta, seduto sul muretto, il figlio della sarta giocava a dadi con due coetanei. Lev il muso dai numeri e Lo lo salut alzando il mento, con un movimento indeciso che si poteva anche prendere per casuale. Infatti il ragazzino non parve accorgersene e torn a concentrarsi sui lanci.
Dentro, i tavoli erano per lo pi vuoti, a parte un paio di ceffi in compagnia di altrettanti fiaschi. Non era ancora l'ora di pranzo, gran parte degli avventori era sul lavoro. Lo si era diretto li in cerca di un luogo tranquillo dove riflettere, lontano dagli sguardi di strada.
Si cerc un buco in fondo alla prima sala e and a sedersi, indeciso se ordinare birra o vino. Incertezza che non fece in tempo a sciogliere, poich l'oste si present con una caraffa di rosso.
- Offre la casa, - disse soltanto l'uomo, con la sua voce stridula, prima di tornarsene dietro il banco.
Lo pens che nel vecchio teatro un attore del suo calibro poteva essere espulso dalla compagnia e perdere uno stipendio sicuro. Nel nuovo teatro, invece, il pubblico ti pagava in natura e per lo meno non morivi di fame.
Le sorti dell'umanit gli apparvero quindi orientate al progresso.
Poi afferr il cucchiaio e cominci a mangiare.

Estratto da
APPELLO ALLA CONVENZIONE NAZIONALE
PRONUNCIATO DA JACQUES ROUX
(25 giugno 1793, anno II della Repubblica francese)

Delegati del popolo francese,
la libert non  che un vano fantasma quando una classe d'uomini pu affamare l'altra impunemente. L'uguaglianza non  che un vano fantasma quando il ricco, grazie al monopolio, esercita un diritto di vita e di morte sul suo simile. La Repubblica non  che un vano fantasma quando la contro-rivoluzione opera, di giorno in giorno, attraverso il prezzo delle derrate, che tre quarti dei cittadini non possono permettersi senza versare lacrime.
Oggi che il santuario delle leggi non  pi insozzato dalla presenza dei Gorsas, dei Brissot, dei Barbaroux, dei Girard; oggi che questi traditori, per scampare al patibolo, sono andati a nascondere, nei dipartimenti che hanno fomentato, la loro nullit e infamia; oggi che la Convenzione nazionale  restituita alla sua dignit e al suo vigore, e non ha bisogno, per operare il bene, che di volerlo; noi vi supplichiamo, in nome della salvezza della Repubblica, di colpire con un anatema costituzionale l'aggiotaggio e gli accaparramenti, e di decretare, come principio generale, che il commercio non consiste nel rovinare, disperare, affamare i cittadini.
Ma come! Le propriet dei farabutti sono forse pi sacre della vita dell'uomo? La forza armata  a disposizione del corpo amministrativo; perch le sostanze non dovrebbero esserlo per la requisizione? La libert di commercio  il diritto di usare e far usare, e non il diritto di tiranneggiare e impedire l'uso.
Il popolo vi ha dato prova, soprattutto nelle giornate del 31 maggio e del 2 giugno, che vuole una libert tutta intera. Dategli in cambio del pane, e una legge.
 vero: voi avete decretato una tassa da un miliardo sui ricchi: ma se non sradicate l'albero dell'aggiotaggio, se non mettete un freno all'avidit degli accaparratori, i capitalisti, i mercanti, gi dall'indomani piglieranno quella cifra dai sanculotti, grazie al monopolio e alle concussioni: e cos non  l'egoista che voi colpite, ma il sanculotto.
Ma i farabutti non ridurranno in schiavit un popolo che vive di ferro e libert, di privazioni e sacrifici. Soltanto i partigiani della monarchia preferiscono le antiche catene e i tesori alla Repubblica e all'immortalit.
Deputati della Montagna: no, no, voi non lascerete la vostra opera imperfetta. Voi getterete le basi della prosperit pubblica; voi consacrerete come principio generale la repressione dell'aggiotaggio e degli accaparratori; voi non darete ai vostri successori l'esempio terribile della barbarie degli uomini forti sui deboli, del ricco sul povero; voi non concluderete la vostra carriera con ignominia.
Viva la verit, viva la Convenzione nazionale, viva la Repubblica francese.

 SCENA TERZA
 Cittadine
Fine giugno 1793


I.

Georgette disse: - Tocca a te.
Marie cerc di ritrarsi, ma le altre furono pi svelte ad afferrarla.
- Adesso non metterti a starnazzare come un'oca!
Marie aveva tutte le intenzioni di farlo, se solo l'angoscia non le avesse strozzato la voce in gola.
- Avanti, poche storie! - sbrait Georgette, mentre le altre la sollevavano di peso.
Marie lott con tutte le sue forze, ma la presa era stretta, ai polsi, alle caviglie, e le pareva che lo diventasse sempre di pi. Il ghigno di Georgette, sopra di lei, era mostruoso. La piegarono in avanti, chiudendole il collo nel buco. Le legarono i polsi dietro la schiena. Lei provava ancora a urlare, ma non emetteva suono.
Le sollevarono la sottana e le scoprirono le terga. La prima frustata risuon secca ma il dolore arriv dopo, come se le avessero posato sulla pelle una lama infuocata. La seconda fu anche peggio, perch ormai sapeva cosa l'aspettava. La terza, la quarta... Marie perse il conto, non aveva il tempo di riprendere fiato, era certa di soffocare, ma improvvisamente i colpi cessarono.
Sollev la testa e davanti a lei c'era un uomo. Marat. Pallido e seminudo, solo uno straccio legato sui fianchi.
Disse: - Non lei, sciocche. Me.
In quel momento una freccia lo colp al petto. Una seconda lo prese alla spalla. La terza si piant nel fianco. Cadde in ginocchio, tutto bucato come un sansebastiano.

Marie si tir su di scatto. Poteva sentire il proprio ansimare, mentre cercava di riempirsi i polmoni. Sollev le mani. Erano libere. Il bruciore al fondoschiena era scomparso. Bastien dormiva beato li accanto. Un lieve chiarore oltre il vetro rivelava che doveva essere quasi l'alba.
Le occorsero alcuni minuti per calmarsi. Soltanto allora si alz e and a bagnare il viso al catino. La sensazione che altre volte l'aveva colta sembrava essersi moltiplicata, diffusa all'intorno, come se non si accontentasse pi di ghermire lei, ma volesse saturare lo spazio e toglierle l'aria.
Spost un cesto di gomitoli e pezze di stoffa e sedette sulla sedia, le mani in grembo. Avrebbe voluto riflettere su quel che le stava succedendo, ma non si sentiva in grado di farlo.
- Mamma...
Si riscosse. Bastien la osservava seduto sul letto.
Marie ordin al ragazzo di andare dall'altra parte della strada, dalla signora Medon, a prendere un po' di latte per la colazione.
Quando il ragazzo torn, Marie aveva ravviato un po' di brace e mise a scaldare il latte. Ci sbriciolarono dentro due gallette secche e mangiarono in silenzio. Tre colpi alla porta li spinsero ad alzare gli occhi dalle ciotole. Marie fece cenno al figlio di andare ad aprire.
La sagoma di Treignac si stagli sull'uscio.
- Buongiorno.
- Non c'era bisogno che passavi a prenderlo. Veniva da solo, - disse Marie mentre riponeva le stoviglie.
L'uomo si tolse il cappello e fece un passo dentro la stanza.
- Lo so. Son qui per parlare con te. Si pu?
Marie gli indic la sedia e Treignac la raggiunse impacciato.
- Vai a farti un giro, tu, - disse rivolta al figlio. - Ma lascia la porta aperta. Senn chiss che pensano le malelingue.
Il ragazzo obbed.
Marie raccolse i ferri da maglia, si mise un gomitolo in grembo e prese a lavorare.
- Ti ascolto.
Treignac parve riflettere su come cominciare.
- Jacques non torna pi, lo sai.
Marie non batt ciglio, continuando a incrociare i ferri.
- Mi dispiace, - riprese Treignac. - Davvero. Era un bravo patriota, pure con del sale in zucca. Faceva da padre al ragazzo...
- Questo lo so gi, Treignac, - lo interruppe lei. - Sei venuto a dirmi cosa?
- I tempi sono quelli che sono, - riprese il poliziotto. - Io credo che non devi restare da sola con il ragazzo. Credo che hai bisogno di un uomo accanto.
- E saresti tu? - chiese Marie.
Treignac annu.
- Non fare finta. Lo sai che da sola  difficile.
- Me la cavo da me, non vedi? - disse lei.
Tuttavia, mentre lo diceva, sollev lo sguardo e Treignac vi lesse un'incrinatura, qualcosa che fino a poco tempo prima non ci sarebbe stato.
- Te la cavi, s. Ma per quanto ancora? - Treignac fece un cenno in direzione della porta. - Sta succedendo di tutto. Se vivessimo assieme o fossimo sposati potrei occuparmi non solo di Bastien, ma anche di te.
Attese una delle sue stilettate velenose, ma non arriv.
- Grazie dell'offerta, - disse invece Marie. - Ci penser su. E grazie per quello che fai con Bastien. Ti chiedo di tenerlo a dormire da te stanotte. Io vado al club dei giacobini.
Treignac sospir.
- Finirai per cacciarti nei guai, vero?
Marie si alz e and a prendere un gomitolo di colore diverso. Quindi si rimise al lavoro.
- Nei guai ci siamo gi, Treignac. Tutti quanti.  cos che deve essere.  la rivoluzione.
Lui annu. Raccolse il cappello e se lo calc in testa prima di raggiungere la porta.
- Pensaci davvero, Marie. Arrivederci.
Quando fu uscito, Marie rallent il ritmo del suo sferruzzare, fino quasi a fermarsi, ma subito riprese con nuova lena, e un'espressione pi determinata sul viso.


2.

I lumi che pendevano dalla volta lanciavano lingue di luce sul soffitto della sala, squarciando l'ombra che altrimenti avrebbe soffocato l'ambiente.
Marie non riconosceva nessuno. Un centinaio di donne, giovani e vecchie, erano intente ad ascoltare l'oratrice che parlava dalla tribuna e a commentare a bassa voce quanto diceva. Qualcuna portava un figlio al collo; qualcuna aveva le vesti listate a lutto, altre ancora sferruzzavano con gli occhi bassi e le orecchie tese. Tutte portavano la coccarda tricolore. Faceva caldo, e Marie si chiese perch le finestre non fossero spalancate. Guadagn un sedile vicino all'ingresso, dove sarebbe stato pi difficile notarla.
L'argomento della seduta era il plebiscito indetto per approvare la nuova costituzione.
Marie riconobbe nell'oratrice la giovane cioccolataia che aveva incontrato poche settimane prima. Stava invitando le cittadine ad attivarsi per far votare quanta pi gente possibile. Di li a pochi giorni, le cittadine repubblicane rivoluzionarie dovevano presenziare ai seggi e manifestare l'appoggio delle donne alla nuova costituzione.
La proposta venne prima applaudita, poi messa ai voti e approvata all'unanimit.
Sali sul palco un'altra donna, pi anziana. Parl con l'aria che le sibilava tra i pochi denti, producendo un effetto comico che nessuna colse, o almeno cos parve a Marie.
- Propongo che noialtre organizziamo i nostri seggi. Che votiamo a titolo simbolico.
Marie si chin verso una donna seduta accanto a lei.
- Cosa vuol dire "a titolo simbolico"?
Quella le rifil un'occhiata di striscio.
- Vuol dire per finta.
La sdentata stava dicendo che anche se quei voti non avrebbero fatto cumulo con quelli degli uomini, avrebbero comunque avuto un significato importante.
Anche il suo intervento ricevette l'applauso, ma prima che lo si mettesse ai voti, intervenne un'altra oratrice.
Era Claire Lacombe, Marie la riconobbe subito: gli occhi intensi, limpidi, la piccola bocca di un rosso acceso. E soprattutto la pelle. Rosa pallido, quasi bianca. Il viso e gli avambracci scoperti si stagliavano sul fondo scuro della loggia.
- Cittadine, - tuon, -  giusto manifestare il nostro appoggio alla nuova costituzione repubblicana, ma io credo che non possiamo limitarci a questo. Dobbiamo chiedere che la costituzione venga messa in atto. Dobbiamo chiedere al popolo di vigilare, affinch ci per cui  chiamato a votare non rimanga lettera morta. Soltanto il popolo pu difendere s stesso dai soprusi del governo.
In mezzo agli applausi si lev una voce acuta: - E come la metti con i soprusi degli accaparratori, Claire? I nostri figli hanno fame!
La Lacombe si protese sul palco.
- Gli accaparratori? - fece una pausa per darsi il tempo di individuare nella fila dei primi banchi la donna che l'aveva interpellata. - Io dico che per loro c' Sorella Ghigliottina!
L'applauso scrosci, ma ancora la voce della donna riusciva a sormontarlo, come un naviglio riesce a cavalcare l'onda.
- Dobbiamo chiedere una legge che istituisca la pena capitale per chi affama il popolo! Costoro non sono secondi ai tiranni e agli aristocratici nella loro scelleratezza. Il crimine  uguale se non addirittura pi odioso. Se il popolo si sbarazzasse dei tiranni lasciando impuniti gli affamatori non avrebbe compiuto che met dell'opera.
Marie si accorse che Claire Lacombe l'aveva riconosciuta nel cantuccio dove si era seduta e che le stava indirizzando un gesto di saluto.
- Vedo con piacere che c' qui stasera una rappresentante delle donne di Sant'Antonio, la cittadina Marie Nozire. Non siete stati proprio voi di Sant'Antonio i primi a chiedere la pena capitale per gli accaparratori?
La donna seduta accanto a Marie si volse e la guard con aria perplessa, come fosse convinta che l'oratrice avesse sbagliato persona.
Sulle prime Marie si limit ad annuire col capo, ma Claire Lacombe le faceva segno di avvicinarsi al palco.
- Siamo onorate che siate venuta fin qui. Avanti, cittadina, portateci la vostra testimonianza.
Per Marie fu impossibile sottrarsi, anche se in quel frangente se lo sarebbe risparmiato.
Si alz e percorse a lenti passi la navata, quindi sal i pochi gradini, mentre Claire Lacombe le lasciava il posto sul palco.
Da lass poteva vederle tutte bene in faccia, almeno quelle delle prime file. Anche se non le aveva mai viste prima d'allora, erano donne come lei. Forse qualcuna era pi istruita, qualcun'altra pi anziana ed esperta, ma perch avrebbero dovuto avere in testa martelli diversi dai suoi? Erano concittadine, erano francesi, e se erano li credevano nella rivoluzione. Tanto bastava.
Si schiari la voce e quando parl si accorse che le parole rimbombavano sotto la volta, come se a parlare non fosse una soltanto, ma molte di pi, un coro di voci.
-  vero, noi di Sant'Antonio vogliamo la pena di morte per gli accaparratori. Vogliamo la legge Sentiva netta la presenza di Claire Lacombe al suo fianco, un gradino sotto, e questo la incoraggi ad andare avanti. - Ma i tempi della Convenzione, si sa, sono quelli che sono. La gente ha fame adesso, se aspettiamo la Convenzione finiamo a mangiarci le gambe dei tavoli! Allora io dico che quello che non fa il governo bisogna che lo fa il popolo, cio noi. E c' una cosa che si pu fare subito. Bloccare i carri. Si prendono le derrate quando arrivano dalla campagna e si distribuiscono ai mercati a un prezzo giusto.
Il brusio scatenato da quelle parole fu interrotto soltanto da una voce squillante, quella della prima oratrice, che sedeva tra i banchi.
- E chi dovrebbe stabilirli i prezzi? Voi di Sant'Antonio?
Marie rispose senza enfasi, come stesse dicendo la cosa pi naturale del mondo.
- Il comune di Parigi.  della fame dei parigini che si parla, o no?
Ci fu un applauso, interrotto di nuovo da brusii e qualche imprecazione. Marie non attese oltre, scese dal palco e torn al suo posto, ma prima che potesse sedersi senti prendere sottobraccio. Era Claire.
- Sono contenta che tu sia venuta. Hai detto una cosa importante. Vieni, - la sospinse al margine della sala. - Credo anch'io che sia ora di passare all'azione, ma molte di noi sono titubanti... - Si blocc davanti alle sopracciglia aggrottate di Marie. - Hanno dei dubbi, hanno paura di come pu andare a finire se forziamo la mano.
Marie fece segno che aveva capito.
- Anch'io ho paura, - disse. - Ma qualcosa bisogna pur fare.
Si avvicin a loro la prima oratrice, la cioccolataia che Marie aveva gi conosciuto davanti alle Tegolerie.
- Benvenuta nella societ. Hai parlato bene. Io sono Pauline Lon.
Claire si mise in mezzo a loro due e prese entrambe sottobraccio.
- Stasera ti ospitiamo noi.  quest'ora non puoi certo tornartene al quartiere da sola.


3.

Vivevano all'ultimo piano di un vecchio edificio, in un appartamento ricavato sotto le travi del tetto. Appena entrata, Marie vide un divano logoro e mezzo sfondato.
Nella parete c'era un camino, e sulla mensola un paio di candelabri smoccolati, che insieme a una lampada a olio erano l'unica luce. Accanto al camino, una grande tinozza di legno. Nella tinozza, un uomo. Molto giovane, con folte sopracciglia nere. Fumava la pipa, mentre leggeva un giornale. Salut le donne con un gesto. Pauline lo raggiunse, sedette sul bordo della tinozza e lo baci sulla guancia. Lo stesso fece Claire.
Marie osserv la scena senza capire.
- Ti presento Tho, - le disse Pauline. - Tho, questa  Marie Nozire. Marie ha proposto alla societ di requisire i carri dei generi alimentari e di rivenderli a un giusto prezzo.
- Nientemeno, - comment l'uomo senza scomporsi.
- Ma non v'eravate riunite per dare il vostro sostegno alla costituzione?
La domanda cadde nel vuoto. Marie credette di arrossire e senti montare il disagio. Si era gi pentita di avere accettato l'invito a salire, ma era troppo stanca per tornare indietro. Decise di fare buon viso a cattivo gioco.
Claire raggiunse il divano, lasci cadere lo scialle e si tolse le scarpe. Prese a massaggiarsi i piedi.
- Siediti, - disse a Marie. - Ora ti verso un bicchiere di vino. Dovremmo averne da qualche parte.
- Ci penso io, - disse Pauline.
Poco dopo torn con fiasco e bicchieri.
Da seduta, Marie dava le spalle all'uomo. Pens che forse Claire le aveva lasciato quella parte di divano per toglierla dall'imbarazzo di trovarsi di fronte un uomo nudo. Bevve il vino e, poich non aveva cenato, lo senti subito sprigionare calore nello stomaco e alleggerirle i pensieri.
Ud l'uomo alzarsi dalla tinozza e sgocciolare sul pavimento. Comparve avvolto in un telo, un braccio scoperto a prendere il bicchiere che Pauline gli offriva. A Marie ricord uno di quegli antichi Romani che si vedevano nei bassorilievi.
- Articolo 19 della nuova costituzione, - declam il giuliocesare. - "Nessuno pu essere privato di una minima parte della sua propriet, se non col suo consenso, o nel caso lo esiga una necessit pubblica legalmente riconosciuta". Se volete togliere le merci ai legittimi proprietari, dovete aspettare una legge. Altrimenti, siete contro quella costituzione che volete far votare. E se siete contro la costituzione, siete nemiche della Repubblica.
Marie lo fiss interdetta, ma l'uomo non parve dare troppa importanza al suo silenzio. Sorseggi il vino con calma. Marie valut che doveva avere qualche anno meno di lei e si decise a rispondere.
- Quell'articolo mi sta bene. Mica vogliamo rubare la roba. I contadini e i bottegai hanno diritto al loro guadagno, solo che dev'essere un guadagno equo. Non possono decidere i prezzi come pare a loro.
Marie not che le due donne si scambiavano un'occhiata.
- Tho... - disse Claire, ma lui la ignor, rivolgendosi ancora a Marie.
- Qualche giorno fa, Jacques Roux ha chiesto di aggiungere un articolo alla nuova costituzione. "La Repubblica protegge la libert di commercio, ma punisce l'aggiotaggio e l'usura". Ha ricevuto grandi applausi, ma alla fine la modifica non  passata. Ora Robespierre, Hbert, tutti quanti, si sgolano a dire che questa costituzione  la migliore che si sia mai vista. Meglio di Licurgo, di Solone, di Epitteto. Ma  una costituzione che protegge gli accaparratori e gli usurai, altro che ciance.
Marie strinse gli occhi, come per mettere a fuoco, insieme al volto dell'uomo, anche le sue parole.
- Mica lo capisco, dov' che volete arrivare, - ribatt come stesse pensando a voce alta. - Prima mi avete detto che non si deve andare contro la costituzione. Adesso mi dite che la costituzione difende gli accaparratori.
- Non ho detto che non dovete andare contro la costituzione: ho detto che se lo fate vi prendono per una provocatrice, un'agente della monarchia. Volete le merci di prima necessit a un giusto prezzo? Volete la morte per gli accaparratori ? Io si, e proprio perch lo voglio vi dico che non  questo il momento di andare contro la costituzione. Siamo a un passo dal far approvare una legge...
- Aaah, ho capito, - sbott Marie. - Il vostro discorso l'ho gi sentito mille volte: non  questo il momento, state buoni, i problemi sono tanti, faremo le leggi. Be', vi dir, io di felicit non ne ho mai avuta molta in vita mia, per la fame si, quella la conosco bene, ed  un problema che lo devi risolvere subito, perch a mangiare solo cipolle si va avanti al massimo una settimana. I saccheggi di febbraio non sono piaciuti a nessuno, per ci hanno permesso di passare l'inverno. E poi, per paura che se ne facevano degli altri, ecco che la Convenzione ha votato la legge sul prezzo massimo del grano!
- A febbraio non c'ero, - disse Tho, l'antico Romano.
- Stavo a Lione, ma so che Roux si  vantato in consiglio comunale di aver incitato al saccheggio dei negozi. In febbraio le cose erano molto diverse, la Convenzione era in mano ai brissotini. Oggi invece comanda la Montagna, che ha sconfitto i suoi avversari grazie al popolo di Parigi. Un debito che possiamo costringerla a pagare. E poi non sono tutti dei Danton, tra loro c' anche gente come Marat. O non vi fidate nemmeno di Marat?
All'udire il nome dell'Amico del Popolo, le teste di Claire e Pauline si misero ad annuire come di fronte a un'incontrovertibile verit.
- Io mi fido del mio stomaco e dei miei occhi, - disse invece Marie. - Il mio stomaco mi dice che quel che riesco a comprare al mercato non basta per me e per mio figlio, i miei occhi vedono che i ricchi hanno da mangiare. Chissene di chi siede alla Convenzione, al comune o all'assemblea di sezione!
L'uomo si zitt e la osserv a lungo. Il naso piccolo e aquilino gli dava un'aria torva, da pensatore, mentre il fisico sembrava forte e ben tornito.
- Che mestiere fate? - chiese all'improvviso.
- La sarta.
L'uomo si rivolse alle altre due.
- Con un battaglione di donne cos potreste conquistare l'Europa. E senza nemmeno bisogno delle armi che volete tanto. Ne sono convinto.
Marie non rimase zitta.
- Mi peroriate?
L'uomo la guard sorpreso.
- Tutt'altro, - disse. - Io vi ammiro. Mi spiace soltanto che non siate un uomo, per sedere alle Tegolerie al posto di quella schiera di avvocati.
- Dio mi scampi! - sbott Marie esasperata. - Ma ogni tanto penso che dovremmo farcela da noi donne la nostra Convenzione...
L'uomo si rivolse di nuovo alle altre.
- Sentito?
- Smettila, Tho, - disse Pauline in tono spiccio. - Vattene a dormire!
- Una Convenzione di donne... - riprese lui. - Fosse per me... Temo per che vi scannereste in men che non si dica. Ricordate cos' successo alla Mricourt?
Claire e Pauline guardarono Marie senza dire nulla, forse pensando che avrebbe ribattuto, e fu sul punto di farlo, in effetti, ma si blocc. Se ne rimase con la bocca aperta e niente parole. Le immagini del sogno della notte precedente le erano ripassate davanti e si erano portate via la voce.
L'uomo porse una mano a Pauline, che si alz.
-  davvero molto tardi e domattina devo uscire prima dell'alba. La stamperia non attende -. Mand un bacio a Claire, poi si rivolse a Marie. - Onorato di avervi conosciuta. Vi lascio nelle mani di Claire. Buonanotte e buona fortuna.
I due scomparvero dietro una parete di gesso.
Solo allora Claire le parl, a bassa voce.
- La Mricourt se lo meritava. E bisogna far funzionare di pi la ghigliottina.
Marie tacque ancora.
- Lo sai chi  lui? - ritent Claire, indicando la parete in fondo alla stanza. - Thophile Ledere.
A quel nome, Marie ebbe finalmente una reazione.
Ledere l'Arrabbiato. Ecco perch nominava sempre Jacques Roux. Lui e il Prete Rosso erano d'accordo su molte faccende, e a Sant'Antonio avevano parecchi sostenitori. Altri invece li accusavano di essere un ex nobilardo e un ex abate, e di lavorare in segreto per il ritorno della monarchia.
- Scusa, - si affrett ad aggiungere Claire, - avrei dovuto dirtelo prima Poi si alz. - Che ne dici di un bagno? Quass fa cos caldo.
Terminata la frase, subito fu nuda. I vestiti rimasero sul pavimento mentre raggiungeva la tinozza e si calava dentro mandando un sospiro.
- Vieni.  abbastanza grande per due.
Marie era rimasta a guardarla, interdetta dalla disinvoltura del gesto. La luce delle candele sulla mensola del camino spioveva sui riccioli di Claire, incorniciandoli di un'aura dorata.
Da quanto tempo non si concedeva un bagno, un vero bagno? Marie scopri che l'idea di sciacquarsi via il sudore che le si era rappreso addosso poteva farle vincere l'imbarazzo. Era da quando Jacques se n'era andato con l'armata che non si spogliava davanti a qualcuno. E anche con lui era accaduto poche volte, perch di solito non avevano bisogno di denudarsi nell'intimit. Nondimeno si ritrov a vincere la vergogna, togliersi i vestiti e raggiungere la tinozza. Si accorse che, pi ancora della propria nudit, era il contrasto fra il proprio corpo e quello sinuoso e candido di Claire a crearle imbarazzo.
Claire per aveva chiuso gli occhi, altra accortezza che Marie non pot non notare, e teneva le braccia aperte, lungo i bordi, la linea dell'acqua a lambirle il seno. Marie si immerse, stando attenta a non sfiorarla e, schiena e nuca appoggiate al legno, si lasci avvolgere dal refrigerio.
- Niente male, vero? - disse Claire guardandola.
Marie si consenti un sorriso, forse il primo della giornata.
- Credevo non sorridessi mai, - comment Claire.
Marie reclin la testa all'indietro.
- Son cos stracca che potrei addormentarmi qui.
- Se vuoi puoi farlo.
Per un po' rimasero in silenzio, godendo del fresco e lasciando che le membra si sciogliessero.
- Ce l'hai un uomo? - chiese Claire.
- Ce l'avevo, - rispose Marie. -  morto in guerra.
- Mi dispiace. Come si chiamava?
- Jacques, - rispose Marie. Si pass la mano bagnata sul viso. - E tu ce l'hai?
Claire lasci vagare lo sguardo sul soffitto, a inseguire le loro ombre.
- Ho Tho.
- Ma non ...
- L'uomo di Pauline? - aggiunse Claire in tono insinuante. - A volte.
Marie rimase muta di fronte alla conferma che le voci sulla promiscuit delle amazzoni erano vere. Stava troppo bene per risentirsi. Il pensiero che, al posto suo, le amiche del foborgo avrebbero sbottato con una sfilza di ingiurie, per qualche motivo le caus un risolino involontario.
-  tanto divertente? - domand Claire ridacchiando a sua volta.
Marie scroll le spalle.
- Figli ne hai?
- Uno, - rispose Marie, - ma non  di Jacques. Ce l'ho da prima.
- Quanti anni ha?
- Dieci.
- Sacrodio, eri giovanissima...
Lo stupore di Claire appariva sincero.
- Avevo sedici anni, - disse Marie aprendo gli occhi e fissando il soffitto. Si azzitt il tempo necessario a decidere se voleva confidarsi con una donna che era poco pi di una sconosciuta. Del resto, pens, non si era mai pi trovata dentro una tinozza con qualcuno da quando faceva il bagno con sua sorella, da bambina. - Facevo la serva, gi al paese dove sono nata. Il padrone... - esit, - mi prendeva con la forza, quando ne aveva voglia. Gli piaceva... - Non concluse la frase. - Sono rimasta gravida e cos mi ha mandato via, qua a Parigi, dalle suore. Ho partorito, poi sono scappata col bambino. Quelle streghe volevano portarmelo via -. Il viso le si induri. - Il giorno che me ne sono andata dal convento, senza che mi vedevano ho pisciato nel calderone della minestra.
Scoppiarono entrambe a ridere e dovettero tapparsi la bocca, per non svegliare gli altri.
- Una volta un capocomico ha provato a costringermi, -disse Claire quando furono tornate serie. - L'ho colpito con un coltello, ma era un coltello di scena, di legno Mim il gesto e nel farlo sfior lo zigomo di Marie. - Non l'ho ucciso, per gli ho cavato un occhio.
- Allora te fai proprio l'attrice, - disse Marie.
- Si, ma nemmeno io sono di qui. Prima recitavo a Marsiglia, - rispose Claire. - Poi a Lione. Sto a Parigi solo da un anno e mezzo.
- E non reciti pi?
Claire sorrise.
- La rivoluzione  meglio del teatro.
Mentre lo diceva, gli occhi le si illuminarono.
- Hai mai recitato con uno che faceva Scaramouche? -chiese Marie.
- Con parecchi, - rispose Claire ammiccante. - Ce n' uno che ti interessa in particolare?
Marie scroll le spalle.
- No, era tanto per dire.
Claire la guard di sottecchi, poi allung la mano e fece scorrere l'indice sul naso di Marie, che la fiss, interdetta. Non riusciva a capire cosa significasse quel gesto, n l'altra si premur di dirglielo.
Claire si alz in piedi. Marie distolse lo sguardo dal corpo lucido e gocciolante che le stava davanti. Si guard le mani, i polpastrelli raggrinziti dall'acqua. Claire si avvolse in un telo e ne porse uno anche a lei.
- Se non vuoi davvero dormire li dentro, puoi sistemarti sul divano. In quella cassapanca sotto il lucernaio ci sono un sacco di vestiti. Scegli quello che vuoi.  tutta roba che ho portato via dai teatri. Piovuta dal cielo -. Le lanci un'occhiata furba e rise ancora. - Una volta Tho  andato in comune con una giacca da Scapino.
Marie si sbrig a uscire dalla tinozza e a coprirsi.
- I miei vestiti vanno benone.
Claire si coric su un lettino nell'angolo accanto alla finestra. Lontana dalle candele, era poco pi di un'ombra. La voce raggiunse Marie stesa sul divano, come provenisse da un luogo lontano e vicinissimo al tempo stesso.
- Ti auguro di trovare qualcuno con cui stare. Te lo meriti.
Marie sorrise, ma pi a s stessa che a Claire, la testa gi reclinata sul cuscino.
- Mi sa che no, - riusc ancora a mormorare, prima di crollare addormentata.


4.

Quando riapri gli occhi le occorse qualche istante per capire dov'era. Mentre si tirava su, ricord di essere nuda, coperta solo da un telo, ma subito si rese conto che qualcuno, durante la notte, doveva avere aggiunto una trapunta. Le parve che, sulla brandina, Claire dormisse ancora. Marie trattenne il fiato, attenta a non fare alcun rumore. Si rivesti in fretta e sgattaiol fuori.
Un chiarore a est, in direzione del foborgo, annunciava l'aurora. Attravers le strade di Parigi come un fantasma, nell'ora di confine che non  pi notte e non  ancora giorno, nella quale due specie d'umanit si dnno il cambio. Carbonaie e panettieri subentravano a prostitute e borseggiatori, mentre i lumai spegnevano i lampioni.
Marie non guardava in faccia nessuno, filava dritta attraverso il centro della citt. Voleva giungere a casa prima che il foborgo si svegliasse e qualcuno la vedesse rientrare a quell'ora. Avrebbero pensato che si era messa in strada, a fare il mestiere, come capitava a tante vedove che dovevano sfamare i figli. Lei no, non l'avrebbe mai fatto. Meglio rubare, piuttosto. Ai ricchi, s'intende, non certo ai poveracci, ch derubarsi tra poveri era la cosa pi smerda che si potesse fare. Quel pensiero la riport all'incontro con Ledere. Era cos giovane, eppure sembrava pi grande della sua et, sembrava... Le mancarono i termini per descriverlo, ma c'era qualcosa di irritante e al tempo stesso interessante in un garzo cos. Viveva con due donne pi vecchie di lui, senza averne sposata nessuna. Marie sorrise ancora al pensiero che avrebbe dovuto scandalizzarsi e invece non ci riusciva.
Lei e Jacques erano stati assieme due anni senza essere sposati, da quando si erano conosciuti al Campo di Marte, il giorno del tradimento di Lafayette. Quando la guardia nazionale aveva aperto il fuoco, Marie si era ritrovata in mezzo al fuggi fuggi, in un groviglio di corpi che avrebbe potuto soffocarla. Jacques l'aveva presa per mano, proprio lei, una sconosciuta, e l'aveva portata a ridosso di un muro, intimandole di arretrare rapida, ma senza correre, appoggiandosi alla parete per non perdere l'equilibrio. Cosi ne erano usciti insieme. E da allora non si erano lasciati finch lui non aveva deciso di arruolarsi per la patria. Chiss, forse se fosse tornato le avrebbe chiesto di sposarlo, ma non le importava. Quello che le mancava era la possibilit di aprirsi a qualcuno, di ricevere una carezza. A volte, la sera, si scopriva a passarsi la mano sulla guancia, immaginando che fosse di qualcun altro. Il gesto di Claire della sera prima, tanto immotivato quanto delicato, l'aveva messa davanti a questa evidenza. Erano mesi che il suo corpo non veniva toccato da nessuno. Mesi che sgobbava senza tregua, al punto di essere completamente ignara di s stessa.
Continu a camminare fino alla piazza della Bastiglia, dove un tempo sorgeva la fortezza. Sant'Antonio si stava svegliando, lattai e giornalaie iniziavano il loro giro, mentre i fornai, che l'asino se li fottesse, aprivano bottega e invadevano le strade con l'odore del pane caldo, la condanna degli affamati. Marie senti lo stomaco gemere. Non mangiava dal giorno prima. Davanti alla bottega le donne erano in fila e gi scoppiavano alterchi.
Pens che a casa avrebbe trovato un po' di pane e formaggio. Bastien non sarebbe arrivato prima del mezzogiorno. Di sicuro avrebbe trascorso la mattinata a sbrigare gli uffici di Treignac. Frug nella tasca della sottana in cerca delle chiavi di casa, gir l'angolo della via e si blocc all'improvviso.
Davanti alla sua porta c'era un uomo.
Jacques.
Il cuore prese a batterle all'impazzata.
Le dava le spalle, ma era lui, ne era certa, riconosceva l'attaccatura dei capelli, la schiena larga... Si avvicin senza avere il coraggio di chiamarlo, fino ad arrivare a pochi passi. Solo allora l'uomo avverti la sua presenza e si volt.
La delusione fu come un risucchio, come scivolare tutta intera dentro il buco che aveva nello stomaco.
Non era Jacques. Era quel saltimbanco, l'italiano. Quello del cannone. Quello che si diceva avesse dato una lezione a Pelledoca.
Marie pens che a giudicare da come la stava guardando, doveva avere un'aria da pazza.
- Cosa volete a quest'ora? - chiese.
- Vorrei non farmi vedere qui, - rispose lui a tono. Le mostr un fagotto che teneva sottobraccio. -  per il vestito. Si  strappato.
Marie si guard attorno. Il vicolo era ancora deserto. Si spicci a farlo entrare. Non apr le imposte. La stanza rimase immersa nella penombra.
Gli prese di mano il fagotto e diede un'occhiata all'abito. Era lacerato in pi punti.
- Avete voluto cucirvelo da voi e questo  il risultato -. Marie gett l'abito strappato sul tavolo. - Sbrisga. C' poco da fare.
- Lo so, - disse lui. - Me ne serve uno nuovo.
Marie si sentiva strana. La prima volta che quell'uomo era andato da lei per comprare gli avanzi di stoffa non aveva notato la somiglianza con Jacques, ma adesso, complice forse la poca luce, le pareva di avere li il suo uomo. Forse, pens, la testa le stava giocando un brutto scherzo, non voleva rassegnarsi dopo avere creduto che Jacques fosse tornato davvero. Forse stava diventando pazza.
- Serve un tessuto pi forte. Vi coster, - disse Marie.
I loro sguardi si incontrarono al di sopra degli stracci.
- Non ho denaro, - rispose lui.
- Come mi pagate?
- Mi metto al vostro servizio.
- Al mio servizio? - chiese Marie incredula. - Mica sono una dama, io.
- Al servizio vostro e della gente del foborgo, - rispose l'uomo. - So chi siete e come la pensate.
Marie squadr l'uomo e avanz di un passo. Visto da cos vicino, la somiglianza con Jacques non si notava nemmeno. Era diverso, eppure simile. La bocca era diversa, ma forse il naso, si, il naso aveva la stessa linea.
- Secondo voi io posso lavorare per niente?
- Non per niente. Per spaventare gli approfittatori. O monopolatori, come li chiamate qui al foborgo.
Marie riflett, anche se le costava fatica.
- Siete stato voi a conciare Solin? - chiese.
Sulle prime l'uomo rimase zitto. Alla fine annu, in attesa della sentenza.
- Volete beccarli a uno a uno? E che ne sapete voi? Siete un attore.
- Le vostre amiche, - disse lui. - Loro mi hanno dato una lista. Sono venute all'osteria e me l'hanno consegnata senza dire niente.
- Georgette e le altre? Sacrodio. Be', perch non vi siete fatto fare il vestito da loro?
L'italiano la guard ancora in un modo che le ricord Jacques.
- Perch ho conosciuto voi.
In un altro frangente Marie non si sarebbe accontentata di quella risposta, ma adesso non le importava. Si rivide altrove, a mollo nella tinozza, il corpo rilassato nell'acqua fresca, dall'altra parte della citt o del mondo. Quella sensazione di leggerezza era come l'eco in fondo a un vicolo, come se un'altra Marie le rispondesse da lontano per attirarla a s.
- Come lo volete il vestito? - chiese. La voce le usc incerta e affannata.
- Non so... Che faccia paura.
Marie sospir. - Mettetevi accanto alla finestra.
Da una fessura delle imposte filtrava un taglio di luce. L'italiano si piazz proprio su quello e allarg le braccia in un gesto che poteva significare una resa o l'offerta di un abbraccio forte. Marie and a prendere il regolo da sarta e lo distese lungo le braccia, lo distese sul petto, lo distese sui fianchi e infine sulle gambe. In un lampo le ripass davanti agli occhi l'immagine di Claire che si protendeva verso di lei.
Fece la stessa cosa. Allung la mano e sfior il naso dell'italiano. Si, sembrava quello di Jacques.
L'uomo non reag, non disse nulla.
La porta si apr e la figura esile di Bastien si stagli sull'uscio. Rimase per un istante immobile, prima di entrare con un cenno di saluto alla madre e un'occhiata fredda all'uomo.
- Ho molto lavoro, - disse Marie scostandosi dall'italiano. - Non tornate prima di dieci giorni.
Il tono era spiccio. Non ci fu bisogno di altre parole. L'uomo mormor un ringraziamento e usc nella luce nuova del giorno.

COMITATO DI SALUTE PUBBLICA
Estratto dalla seduta del I luglio 1793
(anno II della Repubblica francese)

Su denuncia fatta a questo comitato di un complotto contro la libert pubblica, volto a restaurare in Francia la monarchia, portando sul trono l'erede del fu Luigi XVI, QUESTO COMITATO delibera che il giovane Luigi Carlo, di anni otto, figlio del Capeto, sia separato da sua madre e sistemato in un appartamento a parte, il meglio difeso di tutti i locali del Tempio.

FIRMATO
Hrault
Jeanbon Saint-Andr
Danton
Barre
Couthon
Berlied
Cambon
Estratto dai
REGISTRI DELLA PRIGIONE DEL TEMPIO

Il 3 luglio 1793, alle ore nove e mezzo della sera, noi, commissari di servizio, siamo entrati nell'appartamento della vedova Capeto, alla quale abbiamo notificato la delibera del comitato di salute pubblica della Convenzione nazionale, del I corrente mese, invitandola a conformarvisi. Dopo diverse rimostranze, la vedova Capeto si  infine convinta a consegnarci suo figlio, che  stato condotto nell'appartamento designato dalla delibera del consiglio di quest'oggi, e messo nelle mani del cittadino Simon, che se n' fatto carico. Osserviamo, in sovrappi, che la separazione si  fatta con tutta la sensibilit che ci si doveva attendere in tale circostanza, nella quale i magistrati del popolo hanno avuto ogni riguardo compatibile con la severit delle loro funzioni.
FIRMATO
Eudes
Gagnant
Arnaud
Vron
Cellier
Devze

 SCENA QUARTA
 L'uomo senza naso
1-10 luglio 1793


I.

Nota del governatore Jean-Baptiste Pussin sul caso degli alienati Malaprez e Laplace.

Luglio 1793

A tutt'oggi Malaprez sembra avere abbandonato il suo cupo silenzio e cos pure gli atteggiamenti bestiali. I suoi modi si fanno pi civili e la compagnia di Laplace pare infondergli contezza di s e degli altri. I due trascorrono assieme gran parte del giorno e, anche se non parlano molto, si comportano come amici di vecchia data, che riescono a capirsi senza bisogno di parole.
Lo stesso Laplace riceve un grande beneficio dal prendersi cura del giovane Malaprez. La sua melancolia recede ed egli appare pi attivo, pi propenso verso gli altri, meno pressato da pensieri tetri.
Questi miglioramenti mi confermano che il dialogo e la benevolenza non servono soltanto a tenere calmi certi alienati, ma possono condurli alla guarigione. Tuttavia  occorso un evento, nella giornata di oggi, che meriterebbe d'essere sottoposto al parere di studiosi pi dotti di me.
Si  trattato di un incidente, come ne accadono spesso in questo luogo. L'internato Cabot, durante la passeggiata in cortile, ha avuto un imprevedibile scatto di collera. Si  impossessato di una vanga incustodita e ha colpito alle spalle l'inserviente Michelet, causando il panico tra gli internati che affollavano lo spiazzo esterno.
Sono giunto appena in tempo per assistere alla scena di Cabot, stretto in un angolo, che teneva tutti a distanza menando fendenti con la vanga. In quella, ho potuto notare Laplace parlare all'orecchio di Malaprez e quest'ultimo muoversi con passo deciso verso Cabot. Lo ha avvicinato senza timore e Cabot non ha esitato a calare la vanga su di lui, colpendolo alla spalla sinistra. L'altro ha incassato il colpo come se l'avesse vibrato un bambino, ha agguantato l'arma e l'ha tolta di mano all'assalitore, quindi lo ha afferrato alla gola e inchiodato al muro, finch Laplace non gli ha intimato di lasciarlo. A quel punto gli inservienti hanno avuto buon gioco a ridurre in vincoli Cabot, ormai mezzo soffocato.
Accortosi della mia presenza, Laplace ha esibito un'aria soddisfatta e, tra il serio e il faceto, mi ha suggerito di assumere il suo amico come inserviente. Malaprez se l' cavata con il braccio al collo e un grosso livido sulla spalla, che forse cela una frattura. Ciononostante, egli non manifesta dolore e chiede solo che lo si lasci dormire.
 evidente che  stato Laplace a dirigere l'azione di Malaprez su Cabot, almeno quanto  evidente che Malaprez ha eseguito gli ordini di Laplace, ignorando il pericolo a cui andava incontro. Ecco dunque che la relazione tra i due, oltre agli innegabili vantaggi, presenta anche un rischio: fino a che punto pu spingersi l'obbedienza della volont che ho visto all'opera quest'oggi?


2.

Il ragno aveva tessuto la tela con metodo, nell'angolo dove la parete incontrava il soffitto. L'uomo che si faceva chiamare Laplace, steso sulla branda, le mani dietro la nuca, era rimasto a osservarlo incantato, chiedendosi quale naturale ingegno consentisse a un essere cos piccolo di produrre un tale capolavoro. Alla fine il ragno si era posizionato al margine della tela e non si era mosso pi, ma Laplace non aveva smesso di fissarlo e di percorrere con lo sguardo la perfetta geometria dei fili, lasciando che la mente vagasse a ritroso, nei territori del prima. Prima della Grande Confusione, prima della fine del mondo, quando lui aveva un altro nome e dedicava tempo ed energie alla corrispondenza scientifica con il marchese di Puysgur.
Il marchese prediligeva i contadini. "Le menti semplici e incolte, - gli scriveva, - sono perfette per il magnetismo, offrono meno resistenza". Inoltre, era convinto che i villici, non potendo permettersi un buon medico, fossero afflitti da molti malanni, anche latenti. "Cosicch gli esperimenti con loro non sono mai un nostro svago, ma sempre volti alla cura".
Laplace aveva iniziato a magnetizzare la servit. Poi, appena la notizia dei suoi risultati s'era sparsa all'intorno, i contadini erano arrivati da soli. Chi per i denti, chi per la febbre, chi per la pellagra. Laplace non credeva che il magnetismo potesse curare la miseria a cui quegli esseri erano destinati. Ciascuno ha il proprio posto nell'ordine del mondo. Tuttavia, non aveva detto nulla, si era limitato a rimandarli indietro quando erano diventati troppi. Puysgur aveva ragione: le menti semplici si lasciano andare con pi facilit, e la fiducia  alla base della terapia magnetica. Tuttavia, le menti di quei bifolchi erano si semplici, ma anche grezze, rovinate dalla fatica della vita, dal lavoro nei campi, dagli stenti, dalla lussuria.
Operare con simili impurit era come cercare la pietra filosofale in un porcile.
Aveva bisogno di una materia non contaminata, per mettere alla prova il magnetismo animale e valutarne gli effetti senza interferenze.
Bambini.
Otto, nove anni al massimo. Analfabeti e ignari del mondo.

La prima era stata Nole.
Occhi grandi su un faccino smunto incorniciato da capelli color stoppa. Soffriva di amnesie, le capitava di dimenticare cosa avesse fatto appena il giorno prima. Laplace l'aveva magnetizzata e le aveva chiesto di dire tutto ci che non andava. La piccola Nole aveva colmato i vuoti di memoria, poi era passata a raccontare vita, morte e miracoli degli abitanti del suo villaggio. Non c'era bassezza o lordura compiuta da quei miserabili che la bambina non avesse intuito, osservando e decifrando segni e cenni, meglio di quanto avrebbe potuto fare qualsiasi adulto. E non aveva remore a sciorinarli come se sgranasse un rosario. Aveva persino raccontato di ruberie sulle pigioni e sulle tasse da parte di certi parenti suoi, che il barone avrebbe in seguito provveduto a sanzionare. Non aveva ancora piena contezza del bene e del male. Tale candore impediva ogni resistenza e le consentiva di cogliere la verit delle cose umane.

Poi c'era stata Juliette.
Anche a distanza di anni, il ricordo riaccendeva l'inquietudine.
Era una ragazza minuta, gi alle soglie della pubert, in attesa di andare incontro al proprio destino: essere impalmata da un fosco pecoraio e sfornare figli fino a morirne. Era molto devota alla Madonna e ai santi.  molto bella, per quanto possa esserlo una contadina del Massiccio Centrale. Aveva profondi occhi neri e denti ancora buoni. Il naso era piccolo e dritto, cos diverso da quelli dei villici.
Steso immobile sulla branda, nella sua cella a Bictre, Laplace prov a figurarsi come il lavoro e le gravidanze avessero devastato quel corpo durante gli anni trascorsi. I ricordi erano una cosa meravigliosa: nessuno poteva rovinarli, erano ben custoditi nella mente, presidiati dalla volont, e poteva tirarli fuori ogni volta che voleva rimirarli. Juliette era uno di questi. Un diamante grezzo.
Durante le magnetizzazioni la mente della ragazza si volgeva verso l'assoluto, come se vagasse in una sorta di Grande Altrove, in cerca del sorriso di Dio. A volte lo trovava, perch sorrideva di rimando. A quel punto era facile farla parlare. Poteva diagnosticare i malanni suoi e quelli del mondo. Juliette attingeva a una verit ancora pi profonda di quella della piccola Nole, parlava dei destini umani, mescolando i sermoni della domenica alle fantasie giovanili. Era una meraviglia: Laplace restava ad ascoltarla per ore. Aveva preso l'abitudine di magnetizzarla usando come polo di contatto la punta del suo naso, sulla quale poggiava l'indice, mentre con l'altra mano toccava la schiena. Juliette parlava di Nostro Signore e ogni seduta era un passo che l'avvicinava a Lui. E a Laplace.
Puysgur gli aveva sconsigliato di operare sugli infanti. "Essi sembrano richiedere uno sforzo minore, pi consono all'apprendista, e invece esigono uno straordinario controllo, se si vuole evitare di turbarne l'equilibrio per sempre". Laplace, bench avesse deciso di non seguire quel suggerimento, aveva continuato a scrivergli, a far domande, a illustrare dettagli delle sue sedute con i piccoli pazienti. Finch Puysgur non gli aveva intimato di interrompere il trattamento con Juliette, oppure la loro corrispondenza.
Laplace si era ribellato: quel grande scienziato pensava davvero che la sua fosse lussuria? Non capiva che c'era in gioco ben altro? Erano su una soglia, qualcuno doveva trovare il coraggio di compiere il primo passo nel Grande Altrove che si spalancava innanzi a loro.
Non aveva pi ricevuto risposta, e qualche settimana pi tardi aveva abbandonato le cure della piccola Juliette. Non per riconciliarsi con Puysgur, ma per dedicarsi con tutte le forze a un nuovo caso. Un vero e proprio dono del cielo.

Jean. Un bambino senza famiglia e senza casa che viveva dell'elemosina dei paesani. Orfano e disprezzato, in cerca di qualcuno che lo accogliesse. Se Juliette era un diamante, il ragazzo era una perla rara.
Jean era la materia che Laplace aveva sempre desiderato plasmare.
Il suo capolavoro.
Poi il barone aveva dovuto rispondere alla chiamata del re, ignaro che gli stati generali avrebbero dato inizio alla fine. Laplace lo aveva seguito a Parigi, da cavaliere devoto qual era. La sua nobilt era stata conquistata con la spada e tale spada sarebbe rimasta al servizio dei suoi signori. Almeno cos aveva pensato allora. Poi, in una manciata di mesi, tutto era precipitato nel baratro e i due si erano ritrovati in esilio, lontano dalle loro terre, con l'unica scelta di un disperato arrembaggio. Il barone e il suo cavaliere avevano combattuto insieme a Valmy. Insieme avevano perduto, e ancora insieme avevano tentato di salvare il passato, con un ultimo, ridicolo assalto al futuro: la congiura per liberare Luigi. Solo a quel punto le loro strade si erano separate.
No, il passato da salvare non era quello dei Capeto e dell'antico regime. Occorreva risalire molto pi indietro. La rivoluzione non aveva rovesciato un trono: aveva scoperchiato un sepolcro.
Per questo si era rinchiuso a Bictre con l'obiettivo di riprendere il cammino interrotto anni prima.
Per questo aveva trovato un nuovo Jean.
L'intuizione era stata giusta, sin dal primo momento, quando Malaprez era apparso nella sua selvatichezza. Malaprez per non era un bambino, ma un ragazzone alto e robusto, con una mente altrettanto semplice e grandi potenzialit. Lo aveva dimostrato con Cabot. Un'azione perfetta, pura forza tesa verso il fine. Chiss cosa ne avrebbe pensato Puysgur. Era un grande uomo di scienza, ma si lasciava abbagliare dall'illuminismo, dal culto della ragione e della morale universale. I suoi esperimenti dimostravano senz'ombra di dubbio che il fluido magnetico  refrattario all'uguaglianza. La forza di volont  distribuita fra gli uomini in maniera tanto difforme che nessun allenamento, studio o educazione potrebbero rimetterla in equilibrio. Eppure, egli si ostinava ad affermare il contrario e nascondeva le proprie scoperte sotto il tappeto di una teoria rassicurante.

Laplace si riscosse e percorse lo spazio che lo separava dall'inferriata della finestrella. Una leggera brezza estiva filtrava tra le sbarre. Sul piccolo davanzale campeggiava la scultura di ossi di pollo che rappresentava Marat. Laplace guard fuori, lo scorcio del cortile e dei tetti dell'istituto. Osservarli attraverso la grata lo fece pensare a s stesso come a quel ragno, fermo al margine della tela, in attesa. Si domand quanto tempo ancora sarebbe occorso. Non molto: le teste dell'idra avevano gi iniziato a divorarsi tra loro. Prima era toccato ai girondini. Adesso era il turno degli Arrabbiati, dei radicali. L'Incorruttibile aveva tuonato contro di loro. Assurdo come i rivolgimenti di un'epoca possano trasformare un avvocaticchio di provincia in un grand'uomo, pens Laplace. Ovvero nella sua pi seria parodia.
Sorrise tra s, rendendosi conto di non averlo fatto da mesi. La Francia era quasi pronta.
Accost la sedia al muro e ci sali in piedi.
Stese il braccio e afferr il ragno tra le dita: l'addome era grosso come un nocciolo di ciliegia.
L'animale si dimen per fuggire, riusci a mordergli un polpastrello, ma Laplace non allent la presa.
Per allenare la volont, ci vuole volont.
Perci le ineguaglianze spirituali tra gli esseri viventi sono incolmabili.
Laplace apr la bocca e si appoggi il ragno sulla lingua. Lo schiacci contro il palato, mentre un rigurgito cercava di obbligarlo a vomitare l'orrido pasto. Lott contro le otto zampe e contro s stesso, finch la bestia non divent un corpo inerte.
Allora deglut, con un brivido di ripulsa e di soddisfazione. Presto avrebbe varcato la soglia definitiva, oltre la quale non c' pi ritorno.
Sarebbe andato avanti, in cerca del vero passato, come Juliette aveva cercato il suo Dio.


3.

Quel giorno il mercatino era affollato. Il caldo d'inizio estate aveva spinto i visitatori fino a li, a curiosare tra i banchetti allestiti dai reclusi. I custodi osservavano in disparte, sequestrando all'ingresso bastoni da passeggio e ogni oggetto che potesse diventare un'arma. Dopo l'episodio di Cabot, il governatore Pussin aveva ordinato controlli rigidi e impedito che gli alienati pi gravi vagassero in cortile insieme agli altri.
Laplace sedeva accanto a Malaprez, all'ombra del sicomoro dove si erano incontrati la prima volta. Il giovane contadino aveva il braccio fasciato appeso al collo, ma il viso non tradiva sofferenza: ogni sera Laplace lo magnetizzava per alleviare il dolore fino a farlo sparire.
- Cosa faresti se potessi uscire di qui? - chiese Laplace al compagno, rompendo il silenzio.
- Penso che se mi fanno andare fuori, me ne torno al paese mio.
- Parigi non  di tuo gradimento? - ghign Laplace.
Il biondo Malaprez riflett sulla domanda senza coglierne l'ironia.
- Quando stavo fuori, prima di finire qui dentro, mi smerdavano tutti. Infino i bifolchi come me. Perch non so leggere e scrivere. Perch sono misero. Perch non sono parigino.
- Nemmeno io sono di Parigi, - annu Laplace. - E quass ho solo brutti ricordi.
- Anche voi ve ne andrete, allora?
Laplace osserv la gente che girava per il cortile, gli alienati mescolati alle persone normali.
- No. Con questa citt ho un conto in sospeso.
- Sapeste io! - comment Malaprez affettando l'aria col taglio della mano. - Un sacco di conti. Ma se mi metto a regolarli, finisco nei guai.
Laplace gli appoggi una mano sulla spalla.
- Perch non sai riconoscere la giusta battaglia. Io invece potrei...
Le parole gli morirono in bocca. Fiss un punto preciso oltre le bancarelle dei venditori. Si alz di scatto e fece segno a Malaprez di restare dov'era.
Si spost con calma, seguendo l'ombra degli alberi, senza smettere di fissare lo stesso punto, dove una figura scura avanzava tra le bancarelle guardandosi attorno. Solo quando fu a ridosso del muro di cinta, Laplace usc alla piena luce del giorno e rimase fermo, in attesa di essere visto.
L'uomo indossava un cappellaccio a tesa larga e un pastrano beige con i lembi sporchi di fango, come gli stivali. Quando ebbe individuato Laplace si mosse verso di lui, appena ricurvo, fermandosi a un paio di passi.
- Sono io, cavaliere, - annunci con un pleonasmo. - Sono La Corneille -. Poi alz la tesa del cappellaccio e scost il fazzoletto che copriva bocca e naso.
Solo che il naso non c'era. Laplace dovette vincere la ripugnanza e guardare quel viso mutilato, che pure gli era familiare. Al posto dell'organo dell'olfatto, solo i buchi delle narici, come se un taglio netto di spada avesse mozzato la cartilagine fino all'osso. Gli occhi neri, incavati nelle orbite, e i denti guasti, completavano il ritratto di un essere spaventoso.
- Perch sei qui?
L'altro si tocc il cappello in segno di saluto.
- Reco un messaggio.
- Ti avevo ordinato di non venire a cercarmi, finch non ti avessi mandato a chiamare.
L'uomo lo guard di sottecchi, con falsa umilt.
-  il barone, signore.  lui che mi ha dato il messaggio.
Laplace dovette trattenersi dal colpirlo. Guard oltre le sue spalle, nessuno prestava loro attenzione. Fece segno all'altro di seguirlo. Lo condusse nel suo alloggio. Gli ordin di sedersi sulla branda. Preferiva dominarlo dall'alto e non avere davanti quella faccia da morto.
- Hai detto al barone dove mi trovo?
- Nossignore -. L'uomo lesse qualcosa nello sguardo di Laplace e si affrett ad aggiungere: - Lo giuro.
L'espressione di Laplace non mut.
- Te lo chiedo un'altra volta, La Corneille. Hai detto al barone dove mi trovo?
L'uomo port una mano al cuore e scosse la testa.
- Sul sangue dei santi, - mormor.
-  venuto a cercarti? - chiese Laplace.
- Due giorni fa ero al mio posto, al Palazzo Egualit, a fare il mio lavoro, quando mi avvicina un gecco mai visto prima e mi dice che qualcuno mi vuole incontrare. Stavo gi per dirgli di andarsene in Guyana, ma mi ha mostrato lo stemma del barone.
L'uomo chiamato La Corneille prese fiato e occhieggi la brocca sul tavolo. Laplace capi, riempi l'unico bicchiere e glielo offr.
L'altro tracann l'acqua e si lecc le labbra.
- Vai avanti, - intim Laplace.
- Mi ha condotto in una casa. Una casa di amici, buoni realisti. E li c'era il barone in persona.
Laplace fece un passo verso la finestra, ritrovandosi faccia a faccia con il Marat di ossi di pollo.
- Il barone a Parigi. Cosa ti ha detto?
- Ha detto che avrei dovuto consegnarvi un messaggio.
- E tu gli hai detto che potevi farlo?
- Si. Ma non ho detto dove vi trovate. N lui me lo ha chiesto.
Laplace torn a voltarsi, vincendo la repulsione per quella faccia. Aveva la pelle d'oca e lo stomaco stretto.
- Qual  il messaggio?
La Corneille prov a drizzare la schiena, senza grossi risultati.
- Il barone vuole ritentare... - esit. - Con la regina.
Laplace assapor la sensazione di sollievo indotta da quelle parole. Ne rimase piacevolmente stupito, al punto di lasciarsi andare a una risata in faccia al suo ospite, che lo fiss esterrefatto.
- Il barone vuole fare evadere la regina. Mio Dio... E perch non il delfino, allora? Perch non l'erede al trono?
La Corneille rispose come se si fosse aspettato l'obiezione.
- Forse non avete saputo che il delfino non  pi segregato con la madre.  stato assegnato a un consigliere del comune, perch faccia di lui un "buon cittadino" -. Sottoline la frase con una smorfia di disgusto. -  cosa di pochi giorni fa.
Laplace rise ancora.
- Quindi il barone mi offre un posto nella congiura.
L'altro annu, incerto, sempre pi spiazzato da quell'ilarit.
Laplace torn serio, guard con disprezzo l'uomo privo di naso e disse: - No.
La Corneille trattenne il fiato.
- Il barone...
- Il barone  un illuso, - lo interruppe Laplace. - Non gli  bastato il fallimento di gennaio?
- Dice che il momento  propizio. In Vandea i nostri resistono con coraggio. Si attende l'appoggio della flotta inglese...
Il disprezzo di Laplace si induri. Raccolse la scultura di ossi di pollo e prese a rigirarsela tra le mani.
- La Corneille, c'eri anche tu il 21 gennaio, quando abbiamo fallito e il sogno del barone si  rivelato senza fondamenta. C'eri anche tu, quando abbiamo gridato: "Viva il re!" E dimmi, cos'ha fatto il dissennato popolo di Parigi?
La Corneille abbass la testa, schiacciato dal peso del ricordo, dello scacco subito, della fuga indecorosa.
- Ci ha perculati come fossimo una banda di ubriachi. Poi hanno ucciso Gardre e Vigneron. Per giorni, al lavoro, ho temuto che mi avessero riconosciuto, che le guardie venissero a prendermi. Uno senza naso non passa punto inosservato. Ma non  venuto nessuno. Siete venuto solo voi, per dirmi che vi sareste chiuso qui dentro.
Il mostro alz lo sguardo. Laplace vide su quel muso qualcosa di diverso e interessante. Una fenditura, una crepa.
- Non  andata come volevamo, - prosegui quello. - Ero cos fiero di essere li ai vostri ordini, uno sgraziato come me, l'ultimo degli ultimi, un custode del Palazzo Egualit che libera il re di Francia insieme al barone di Grche e al...
- Rispondi a una domanda, La Corneille. Perch siamo giunti a questo?
- A questo, signore? Intendete la rivoluzione?
- Si, spiegami perch.
- Per colpa dei sediziosi, degli affaristi corrotti, degli speculatori, dei massoni che hanno sobillato il popolo e dei traditori che hanno lasciato sguarnito il trono.
Laplace ripose la scultura sul davanzale.
- Fandonie! - sbott. - Siamo giunti a questo perch le casse dello stato sono state svuotate per finanziare una guerra oltreoceano a favore dei ribelli americani. Gli stessi che ci hanno restituito il favore ispirando i sudditi francesi a fare come loro. Siamo giunti a questo perch la ricchezza della Francia  stata scialacquata in banchetti, balli, ambascerie e puttane. Siamo giunti a questo perch invece di guidare il paese, i nostri sovrani e i nostri nobili hanno trascorso la vita a mangiare e fottere. Siamo giunti a questo perch la volont ha ceduto il passo alla mollezza.
Il silenzio si fece denso, palpabile. La Corneille sembrava non avere ancora ritrovato il fiato, o forse temeva di far udire il proprio respiro. Era turbato e questo non giovava all'espressione spaventevole della sua faccia menomata.
Laplace si impose di guardarlo, vincendo il ribrezzo.
- Nonostante questo, - riprese, - anch'io come il barone ho creduto che salvare il sangue reale fosse l'unica certezza di una successione futura, di una rinascita dopo la grande confusione. Oggi guardo in faccia la verit e non ho timore a dichiararla. Luigi doveva morire. Maria Antonietta deve morire. E anche il delfino. Tutti quanti. Il loro sangue deve essere versato, e insieme al loro, quello di migliaia, perch soltanto un lavacro di sangue pu far risorgere la Francia dalle proprie ceneri. Non si torna indietro, bisogna andare avanti -. annu ai propri pensieri.
- La Vandea? Villaggi incendiati, gli abitanti massacrati... Una tabula rasa.  quello che serve. Gli uomini del destino sono i Robespierre, i Marat, i Danton. Costoro non vogliono salvarsi, non fuggono, sono pronti a dare la morte e a sacrificarsi per ci in cui credono. Morranno tutti, infatti. Si sbraneranno senza piet, dopo avere eretto una piramide di teste alla loro Repubblica. E ci che deve accadere.
Laplace, circonfuso dalla luce che entrava dalla finestra alle sue spalle, sovrast La Corneille.
- La mia spada serve ancora la stessa causa, ma ora la mia vista  pi lunga. Per quelli come Grche, io non esisto pi. Torna da lui e digli che non mi hai trovato, che nessuno sa pi dove io sia. Digli che mi ha divorato il Minotauro. Uscir dal labirinto a tempo debito, e allora si, sar il nostro momento.
La Corneille torn a respirare, esit, fece per alzarsi, ma cadde in ginocchio.
- Mio signore, quando il momento verr, non dimenticatevi di me. Concedetemi di servirvi ancora. Qualunque cosa...
Laplace lo guard afferrargli la mano e portarsela alle labbra. Quelle narici cavernose gli sfiorarono le dita. Contrasse i muscoli, come fosse una prova di forza, ma non ritrasse la mano. Squadr quell'essere deforme dall'alto in basso, nutrendosi della sua devozione.
- Quando verr a cercarti dovrai essere pronto a lasciare tutto. A dare la vita.
La Corneille si percosse il petto.
- Tutto, pur di vedere un'alba nuova sulla Francia.

Estratto da
SAGGIO SULLA TEORIA DEI VULCANI D'ALVERNIA
di Franois-Dominique de Reynaud, conte di Montlosier (1802)

La storia naturale dell'Alvernia non  altro che la storia dei suoi vulcani.
Nessuna terra al mondo  stata tanto sconvolta dall'azione dei suoi fuochi sotterranei; nessuna terra al mondo ne ha conservato vestigia pi sorprendenti.
 ben singolare che tali catastrofi terribili, che la natura ha inciso ovunque, con caratteri la cui impronta ci pare a volte tanto recente, non abbiano lasciato alcuna traccia n nei monumenti degli uomini n nelle loro tradizioni, n nelle favole.
Noi sappiamo da alcuni saggi storici che i Galli avevano tradizioni scritte, molto antiche; come mai gli scrittori che li hanno compulsati con tanta cura, per trarne storie senza interesse o verosimiglianza, non ce ne hanno insegnata alcuna che abbia a che vedere con le antiche combustioni della nostra terra? Ci mancano le fonti da parte dei druidi, perch non scrivevano nulla; d'altronde, questi ministri di una religione grezza e feroce, erano ben pi occupati a ingannare un popolo ignorante, che a istruirlo sulle grandi rivoluzioni della natura.
Cesare viene in Alvernia, attraversa i nostri crateri, si accampa sulle nostre lave, utilizza per i suoi lavori, le sue macchine e i suoi edifici una gran quantit di materia vulcanica, ma non pare che tutti questi detriti carbonizzati gli abbiano fatto la minima impressione.
In seguito alcuni scrittori, come Gregorio di Tours e Sidonio Apollinare, ci hanno lasciato alcune note sull'Alvernia. Ma si avrebbe un bel da leggere per intero tutti i loro scritti, e non vi si troverebbe la pi piccola luce per quanto concerne i nostri vulcani. Sidonio fra l'altro ci ha descritto, con molta enfasi, le bellezze della sua elegante villa di Avitac, senza sospettare che questa Avitac (oggi Aydat) era un luogo pieno di reperti vulcanici, e che il lago e le isole devono la loro formazione a correnti di lava.
Dopo questo silenzio e questa cecit generale, non c' da stupirsi che gli alverniati, popolo semplice e laborioso, abbiano dimorato tanto a lungo sulla loro terra, senza sospettare delle antiche crisi che ha vissuto. In tutti questi crateri e torrenti di lava, in mezzo a tutte queste spaventose vestigia delle antiche convulsioni della natura, il popolo non vede che campi, abitazioni, greggi; i Romani non vedono che accampamenti e macchine da guerra; Sidonio fontane, naumachie e tutto quanto pu far parte di una dimora superba; e anche nei nostri tempi, il nostro famoso Pascal non vi scorge altro che la pressione dell'aria e il suo barometro. Ma che importa se gli uomini sono muti, quando la natura parla, e soprattutto, parla con tanta energia!

 SCENA QUINTA
 L'Indemoniata
Estate 1793


I.

Dopo due giorni a cavallo tra San Martino e Manorba, ormai in vista dell'arrivo, D'Amblanc ebbe la sensazione di aver girato in tondo ed essere tornato al punto di partenza. Subito diede la colpa al laudano e ai dolori, poi si rese conto che i due luoghi erano davvero simili.
Stessa architettura rustica di case addossate a un ripido versante. Stesso campanile sopra i tetti d'ardesia: Stessi campi, aspri e difficili, sulle rive del fiume. Stesso profilo di monti, antichi vulcani precipitati dalla mano di un gigante. Sul crinale, come a San Martino, il relitto annerito di una dimora aristocratica, con la differenza che da questa si alzavano ancora i fumi dell'incendio.
Gli zoccoli dei cavalli affondavano nella polvere: non pioveva da settimane. Lo Sfregiato, privo della cavalcatura, si aggrappava alle reni di Feyfeux in sella al ronzino giallastro, che sembrava scomparire sotto il peso della soma d'uomini.
D'Amblanc scommise con s stesso che in paese sapevano del suo arrivo. Le voci correvano in fretta, e la notizia della sua indagine doveva essersi arrampicata fin li. Forse gli aggressori del giorno prima avevano parenti in quel borgo. Forse ne erano addirittura originari.
A ogni modo, nessuno aveva messo insieme un comitato d'accoglienza. Sulla piazza, all'ombra di un olmo, c'erano solo bambini biondastri, scalzi e laceri. Fissavano la scorta in silenzio. Il pi grande - poteva avere sette, otto anni -teneva per mano una bambina dai lunghi capelli, smagrita, gli occhi tondi e svuotati. Feyfeux ricambiava gli sguardi con espressione altrettanto vacua. Poulidor prov a salutare in lingua occitana. Lo Sfregiato mormorava qualcosa, forse scongiuri. Thuillant scrutava diffidente la scena. Il sergente Radoub si avvicin a D'Amblanc e gli sugger di osservare le finestre delle case. Dietro inferriate e infissi, si muovevano ombre di sentinelle appostate. Sui tetti, immobili, tre figure in armi sorvegliavano la scena.
Il sole di mezzogiorno pioveva raggi pesanti. Faceva caldo. Stanco di attendere, D'Amblanc si diresse verso la chiesa. Il portale di legno sembrava gravare sui cardini in bronzo da tempo immemorabile, ma l'edificio non doveva essere troppo antico. Era il colore del legno, nerastro e fumoso, a causare l'impressione di vetust.
Un uomo, forse il sagrestano, fece capolino dalla fessura tra i due battenti.
- Chi l'?
Dall'alto della cavalcatura, D'Amblanc stir un sorriso.
- Mi chiamo Orphe d'Amblanc. Vorrei parlare col parroco.
- Il cura non l'i ei.
- Dove si trova?
L'uomo sprofond nelle spalle e non apr bocca.
Una voce fece voltare D'Amblanc.
- No pardre ten con Pascal, cittadino. L' 'n po', cuma se dis?, tardo.
Un tizio giovane, vestito da caccia, avanzava zoppicando verso di loro. Portava un fucile a tracolla e due pistole in cintura.
D'Amblanc smont da cavallo e present le sue credenziali, immaginando che il comitato d'accoglienza fosse tutto li, e che l'uomo fosse il sindaco del villaggio.
- Il sindaco l' 'nd via, - fu la risposta. - Insema co' mezzo conseio comunal -. Il braccio destro indic la villa sul crinale. - L'av vista la magione, su in cima? L'era la s. E avante che l'abbrusavano, i avem tru un pacco de lettere cos, scritte da l'autre brissotini cuma l, e anca da l'emigrati, dai nobili foresti, per f 'n'armada e prend l'Occitania, da Lione infino a Bordeaux.
L'uomo prosegui raccontando che il paese viveva in allarme, temevano il ritorno in forze del sindaco e dei suoi, ma non avendo uomini a sufficienza per organizzare una difesa, si limitavano a barricarsi in casa al primo segnale di pericolo, pronti a far fuoco.
Soltanto alla fine della spiegazione, il cacciatore porse la mano e disse di chiamarsi Vidal, capofila dei sostenitori dei montagnardi nel consiglio comunale.
D'Amblanc rimase sorpreso da quella tirata, poi pens che la scorta, l'accento parigino e le carte con i timbri del comitato di sicurezza lo rendevano molto pi di un semplice inviato. Per una sineddoche imposta dalle circostanze, parlare con lui era come parlare con la Repubblica, unica e indivisibile, e metterla al corrente di soprusi e battaglie.
Vidal invit D'Amblanc e gli uomini della scorta a sedersi al riparo di un tetto per rifocillarsi con pane, vino e formaggio. D'Amblanc accett l'invito. Il gruppetto si mosse.
- Se vol riscontra il cura, no ve conven demand a Pascal, - disse Vidal indicando il sagrestano, che sbirciava dal portone della canonica. - Quello pensa ancora de servi l'abb Ledoux, che l' refratari, mentre aoura i avem el pere Clment.
D'Amblanc rispose che intendeva incontrare entrambi, a tempo debito: sia il prete rimasto papista, sia il sostituto fedele alla Repubblica.
Proprio quest'ultimo, padre Clment, aveva inviato alle autorit dipartimentali il rapporto sul caso di possessione demoniaca che interessava Chauvelin.
I popolani avevano si eletto un nuovo parroco, ma avevano continuato a rivolgersi all'autorit morale del vecchio prete per salvare una figlia dalle mire di Satana. D'Amblanc non ne era affatto scandalizzato. Sapeva che il demonio  monarca assai pi difficile da spodestare di un Capeto. E su questo anche il papa avrebbe concordato.
Tuttavia, Clment aveva fatto il suo dovere denunciando gli esorcismi di Ledoux, perch un prete refrattario non pu celebrare n la messa n altri rituali e deve comportarsi come un qualunque cittadino.
Dopo aver riflettuto e riempito lo stomaco, D'Amblanc decise che non era il caso di mettere subito a confronto i due avversari e le loro versioni della storia. Prima preferiva sentire la testimonianza diretta della vittima dell'Avversario e domand a Vidal di accompagnarlo a casa dell'Indemoniata.


2.

Era una giovane d'incarnato pallido, i capelli color paglia, il viso grazioso. Convocata alla presenza di D'Amblanc, teneva lo sguardo basso e le mani in grembo. Quando finalmente alz gli occhi, si rivelarono di un azzurro intenso. Rispose alle domande soltanto sollecitata dai genitori, un po' in un francese elementare e un po' nella lingua alverniate. La madre, donna segaligna e severa, le teneva un braccio intorno alle spalle, atto protettivo che a D'Amblanc sembrava piuttosto una minaccia. Il padre non disse nulla. Al loro fianco sedeva il fratello Gilles, un ragazzo robusto, dall'aria sveglia, che descrisse le passeggiate notturne della sorella e gli inutili tentativi di risvegliarla. La ragazza continuava a camminare e a pronunciare frasi senza senso. Il mattino seguente, non ricordava cosa fosse successo.
D'Amblanc chiese quando fossero cominciati questi episodi. Da pi di un anno, fu la risposta. In precedenza la ragazza aveva mai dato segnali che lasciassero sospettare qualche tipo di disturbo? Ci fu silenzio, e un'occhiata fugace tra i famigliari.
Fu la madre a rispondere, nell'intricata lingua del luogo.
Da bambina Nole aveva sofferto di vuoti di memoria. Ma dopo, non aveva pi avuto alcun problema. D'Amblanc chiese se anche allora l'avessero fatta esorcizzare. Per tutta risposta la donna scroll le spalle e disse che no, all'epoca c'era ancora il cavaliere d'Yvers, un signorotto della zona che aveva curato Nole per qualche tempo, prima di andarsene a Parigi per gli stati generali. Quando era con il cavaliere, Nole ricordava tutto quello che aveva dimenticato, anzi, aveva la memoria anche pi lunga.
Che tipo di cure?, domand D'Amblanc. Un'altra scrollata di spalle. D'Amblanc si rivolse direttamente alla ragazza e le chiese se ricordasse in cosa consistevano le cure del cavaliere.
Nole sollev la testa e rispose: - Parlare.
D'Amblanc decise di passare oltre, per il momento. Chiese a Gilles di continuare il resoconto.
Il ragazzo parl, interrotto spesso dalla madre che aggiungeva dettagli o forzava la chiusura di una frase. Alla fine fu lei stessa a prendere le redini del racconto e spieg che, in una circostanza, la giovane era uscita di casa e aveva percorso due leghe prima che il padre la ritrovasse, in uno stato simile all'ubriachezza. In un'altra occasione si era arrampicata sul tetto della casa e li aveva camminato a lungo, in bilico sul cornicione, senza perdere l'equilibrio. A causa della ripidit del tetto, il buon Gilles aveva incontrato non poche difficolt per raggiungerla e metterla in salvo. Simili stranezze avevano fatto nascere la diceria che Nole fosse posseduta, dal diavolo o da un fantasma, perch nessuno si spiegava come una ragazza cos minuta, dal fisico esile e di animo remissivo, potesse compiere simili imprese con tanta facilit.
D'Amblanc li interrog sull'esorcismo che la ragazza aveva subito. Tacque sul fatto che essersi rivolti a un prete destituito dal governo repubblicano era stato un grave errore. Un reato, per meglio dire. Sarebbero potuti incorrere in accuse gravi, ma non era suo mandato formularle, n renderle punizioni effettive. Non gli interessava punire quella gente per la propria ignoranza.
Quando li conged, il ragazzo, Gilles, rimase indietro. Lasci che il resto della famiglia uscisse, quindi torn sui suoi passi e si rivolse a D'Amblanc.
- Mousu, l'i  un fat che no ve dirno. L'est scorsa, quand i l'ha tru mi sora lun de la magion, l'avea en la man un moccico che n'era el s.
Il giovane fece una pausa, imbarazzato. D'Amblanc lo sollecit a proseguire.
- L'era un moccico, - continu il ragazzo, - lordo de sangue.
- Vuoi dire che Nole ha incontrato qualcuno mentre non era in s?
Il fratello annu.
- Nole l'era promessa. Fue propi el fians a retruarla e... dopo el fat del moccico l'ha pens che cautun l'avea purfit d'ella damentre l'era indurment. L'ha consenti de no parl con parsouna, ma l'ha rump el fiansament e l'ha destermin de marid 'n'autra.
Il giovane sospir. Il sacco era vuotato.
D'Amblanc lo ringrazi per aver colmato le lacune materne.
Rimasto solo, annot una sola parola sul suo taccuino, a mo' di chiosa: "Sonnambulismo".
Il caso era decisamente interessante.

Jourdain Ledoux, il prete refrattario, era un uomo magro, arcigno, con un grosso naso adunco e radi capelli ai lati della testa. Aveva dovuto dismettere l'abito talare e il crocifisso al collo, ma del prete aveva ancora tutto il resto, dalla postura al tono di voce.
Quando era entrata in vigore la costituzione civile del clero, che trasformava gli uomini di chiesa in funzionari dello stato, gli attriti fra Ledoux e Clment avevano provocato scintille. D'Amblanc non faticava a capirli: Ledoux aveva ordinato per due decenni la vita spirituale della comunit.
I suoi compaesani avevano eletto Clment, ma non senza quelle che la Bibbia avrebbe definito "mormorazioni nel deserto". Questo spiegava la solerzia di Clment nel segnalare alle autorit dipartimentali l'attivit clandestina del vecchio prete. D'Amblanc ricordava che nel settembre del '92 molti preti refrattari erano stati messi a morte dalla volont popolare, e tuttavia c'erano aree della Francia dove il clero papista resisteva, difeso dalla popolazione in armi. In Losera, al confine con rAlvernia, migliaia di uomini si erano arruolati nell'esercito cristiano del Mezzogiorno ed erano arrivati a conquistare il capoluogo del dipartimento.
Di fronte a certi eccessi, il giudizio di D'Amblanc era di ferma condanna: aveva rispetto per la devozione degli uomini di Dio a una fede sincera, ma disprezzava l'attaccamento al potere secolare della chiesa. Non poteva accettare l'idea di una divinit che compartiva con i re il sentimento della dominazione e creava l'uomo per opprimerlo con la propria onnipotenza. E quel che era peggio, per opprimerlo attraverso un prete.
Ledoux sedette di fronte a D'Amblanc e attese. Non c'era sfida nei suoi occhi, piuttosto una luce determinata, serena, che contraddiceva la severit di tutta la sua figura.
- Voi avete praticato un esorcismo a Nole Chalaphy, - esordi D'Amblanc.
Ledoux non si scompose.
- E di questo che sono accusato?
- Non mi compete accusarvi di alcunch, cittadino. La mia  un'indagine conoscitiva. Dunque voi credete che la ragazza sia posseduta dal demonio...
- Da una particolare forma di allontanamento da Dio. Questo  il demonio.
Il francese colto di Ledoux era assai poco comune tra i curati di provincia.
- Immagino non vi sfiori il pensiero che possa trattarsi di un'affezione fisica o mentale. Gli episodi che hanno coinvolto la ragazza fanno pensare al sonnambulismo.
Il vecchio prete non batt ciglio.
- Potete chiamarlo come preferite. L'aiuto di Nostro Signore rimane indispensabile.
- Siete voi a renderlo tale. Ma assecondare credenze popolari non  la stessa cosa che diagnosticare una malattia.
Un mezzo sorriso sulla faccia di Ledoux bast a storpiarne i tratti, facendolo assomigliare a un vecchio rapace.
- Non mi risulta che esista una cura per quello che voi chiamate sonnambulismo. Mentre esiste una cura per il male dell'anima, che aiuta a sopportare il fardello di una condanna terrena. L'esorcismo agisce a questo fine. A fin di bene.
D'Amblanc rimase in silenzio, rendendosi conto di avere di fronte un uomo assai pi istruito sui fatti della vita e del mondo di quanto ci si potesse aspettare in quel luogo lontano.
Ledoux parl di nuovo.
- L'umanit non  fatta di studiosi come voi o come me, ma di ignoranti, gente semplice come questa.  il gregge di cui devo prendermi cura.
D'Amblanc avrebbe aggiunto d'istinto un "dovevate", ma non lo fece. Disse invece:
- Ecco perch occorre dare a questa gente un'istruzione. La Repubblica proweder. I vostri esorcismi non fanno che confermare l'isteria collettiva e trasformano in farsa un caso interessante.
Il vecchio prete sollev il mento, senza pi l'ombra di un sorriso.
- Cosa ci trovate di interessante in questa disgrazia?
-  noto che il sonnambulismo indotto esalta le capacit intellettive, - rispose D'Amblanc. - In quello stato, uomini e donne hanno percezioni pi profonde. Ma ancora non m'era capitato di imbattermi in uno sviluppo della forza e dell'abilit fisica, come sembra essere il caso di Nole. Inoltre, nulla di tutto questo si  mai verificato in occasione di un sonnambulismo naturale. Dunque c' da chiedersi se non vi sia qualcuno che ha mesmerizzato la ragazza.
- Mesmerizzato! - sbott l'altro. - E questo voi lo chiamate "diagnosticare una patologia"? Mesmer era un demonio fornicatore e lussurioso, le sue cure non hanno mai guarito nessuno. Ci fu un tempo, prima che il mondo venisse messo sottosopra, in cui un nobile di queste terre, Dio lo perdoni, si lasci conquistare da quella nefasta moda. Si era convinto di poter guarire le persone. Conosco bene la famiglia di Nole, e di certo la ragazza non  stata sottoposta a certi squallidi trattamenti.
D'Amblanc lo guard con freddezza.
- Eppure sua madre mi ha detto che da bambina  stata soggetta a non precisate "cure" del cavaliere d'Yvers. Pare che soffrisse di amnesie. Un disturbo molto simile a quello che si  ripresentato di recente. Non serbate ricordo di questo? All'epoca eravate gi il parroco del paese, suppongo.
Ledoux fu colto di sorpresa.
- Mio Dio... Lo fecero senz'altro di nascosto da me.
D'Amblanc sospir.
- Stavolta le conseguenze potrebbero essere pi gravi. Ho motivo di credere che qualcuno abbia avvicinato la ragazza mentre era sonnambula. L'avete esaminata?
- Cosa intendete dire?
- Se avete esaminato la ragazza per scoprire se  ancora intatta.
Ledoux sgran gli occhi.
- No, buon Dio, certo che no.
- Chiedete alla madre. Lei sa senz'altro qualcosa.
- Cosa ve lo fa credere?
- Le madri sanno sempre, - disse D'Amblanc. - E dall'atteggiamento della cittadina Chalaphy sono pronto a scommettere che la ragazza non  pi illibata.
La preoccupazione del vecchio prete era del tutto sincera.
- Santo cielo. Ma chi potrebbe...
- Chiunque sia rimasto da solo con lei lontano da un altro paio d'occhi, - concluse D'Amblanc. - Persino voi.
Ledoux reagi al colpo basso drizzando la schiena.
- Quest'accusa  spregevole.
- Vi ho gi detto, cittadino, che non sono un accusatore, - ribatt D'Amblanc. - Non mi interessa chi abbia defiorato la ragazza, voglio scoprire se costui ha indotto lo stato di sonnambulismo per approfittare di lei. Posso dirvi che in base alla mia esperienza non lo credo possibile. Tuttavia mi hanno mandato qui per indagare e intendo farlo.
- Mi dite che qualcuno potrebbe avere approfittato della ragazza mentre era sonnambula, e negate che ci sia lo zampino del demonio? Beata Vergine, aiutaci...
Il sospetto gett il prete nell'incertezza, come se un velo fosse caduto all'improvviso davanti ai suoi occhi.
- Chiss che, dovendo appurare una verit terrena, voi e io non possiamo trovare un punto di convergenza, - disse D'Amblanc.
Nel silenzio che segui, Ledoux indag il viso dell'uomo che aveva di fronte. Era evidente che nemmeno lui si era aspettato di trovarsi davanti uno come D'Amblanc.
- Parlate con la madre, - sugger il dottore. - Ho il presentimento che a voi lo dir.
Il vecchio prete si concesse ancora un istante, prima di rispondere.
- Lo far nell'interesse di Nole.
- Molto bene, - concluse D'Amblanc. - E se vi riesce, fatevi dare un fazzoletto che la ragazza ha trattenuto con s. Gli Chalaphy sanno quale intendo, ma dubito che a me lo consegnerebbero.


3.

Padre Clment era gi intento a preparare la chiesa per le nozze che avrebbe celebrato il giorno dopo, quelle tra l'ex fidanzato di Nole e l'ostessa di Manorba.
Volle informarsi sull'interrogatorio di Ledoux e ascolt il parco resoconto scuotendo la testa di tanto in tanto.
Al termine, D'Amblanc gli domand dove avessero trovato la ragazza quando si era allontanata da casa. Il prete gli parl di un lago a poco pi di un miglio dal paese. Il dottore gli augur una buona giornata e si incammin in quella direzione, lasciando indietro la scorta. Dopo giorni di convivenza forzata, sentiva il bisogno di rimanere un po' con s stesso.
Intravide l'acqua gi dal viottolo che scendeva verso la conca naturale. Il lago occupava l'invaso di un cratere vulcanico, circondato da una faggeta. Il cielo limpido si rifletteva sulla superficie scura, producendo un doppio opaco e minaccioso. D'Amblanc passeggi lungo il sentiero che costeggiava la sponda, stretto tra un filare d'alberi e cespugli spinosi. A tratti doveva scavalcare i rami che si proiettavano in mezzo al passaggio, e i movimenti eccessivi rischiavano di risvegliare i dolori sopiti dalla droga. Sost a gustare le ciliege tardive e si ritrov la giacca macchiata di succo rossastro. La giornata si preannunciava calda e il sole che saliva rapido in cielo picchiava forte sulla testa scoperta. Rimpianse di non avere preso con s il cappello. Scese verso l'acqua per rinfrescarsi e togliere la macchia dal vestito, senza successo. I pochi spruzzi erano insufficienti tanto contro la calura quanto contro la tinta rossa. Dopo essersi guardato attorno, decise di approfittare di quella solitudine. Si tolse i vestiti e accarezz le cicatrici che solcavano il petto e l'addome, come per tenerle sopite. Entr in acqua fino alla cintola, poi si concesse qualche bracciata. Una fitta alla schiena gli impedi di immergere il capo, ma il bagno riusc a lenire il caldo. Fu allora che ud delle voci. Provenivano da dietro una piccola ansa ed erano senz'altro giovani, di ragazze o bambini.
D'Amblanc nuot fino ad affacciarsi tra le piante che lambivano l'acqua. Oltre i cespugli vide un gruppo di ragazze che facevano il bagno. Indossavano soltanto le sottovesti, che facevano intravedere i corpi giovani. Natiche, capezzoli, la macchia scura all'altezza dell'inguine. Scherzavano, ignare di essere osservate.
L'intero quadro - le montagne, il lago, il cielo terso, le giovani donne - avrebbe indotto in chiunque un pensiero sulla struggente bellezza del creato. La mente di D'Amblanc, invece, fu attraversata da un'intuizione.
Torn indietro, si rivesti e percorse a ritroso la strada fino al paese. La mattinata volgeva al termine e i viottoli di Manorba erano deserti. Chi non era al lavoro stava approntando il pranzo, cercando rifugio dal caldo tra le mura domestiche. Strano come un luogo pericoloso, che sicuramente doveva ospitare pi di un nemico della rivoluzione, della patria e della ragione, potesse apparire cos idilliaco.
La casa di Ledoux si trovava in fondo al villaggio. D'Amblanc buss due volte, e quando l'uscio si apr sul volto segnato del vecchio, chiese di entrare.
Ledoux gli diede conferma di quanto sospettava.
- Avevate ragione. Nole Chalaphy  stata defiorata. Ma non ne serba ricordo. Non sa chi sia stato.
- La violenza  avvenuta mentre era sonnambula, - concluse D'Amblanc.
Poi Ledoux gli consegn il fazzoletto.
- Credete che appartenga all'aggressore? - chiese.
-  molto probabile.
Osserv il pezzo di stoffa. Era bianco, con l'unica eccezione di un ricamo cucito lungo i bordi. Al centro comparivano macchie brune, simili ad aloni di sangue secco. D'Amblanc le annus. Quindi rivolse al prete la sua richiesta.
Ledoux ascolt la domanda e irrigid il viso in un'espressione di profondo disappunto.
- Non posso dirvelo. Il segreto confessionale  sacro.
D'Amblanc sapeva che avrebbe dovuto violare la reticenza del vecchio, ed era certo che quel prete cattolico, ancorch destituito dei suoi poteri secolari, poteva eccedere al dovere in nome di un interesse superiore.
- Se volete bene a Nole dovete dirmelo. Posso scoprire il responsabile.
- A voi non interessa nulla della ragazza, - sibil Ledoux.
- L'avete detto: non siete venuto qui per accusare. Voi volete soltanto scoprire se costui ha saputo indurre il sonnambulismo per approfittare di lei. Non cercate giustizia, ma la conferma di un'ipotesi.
D'Amblanc annu.
- Questo non fa differenza e voi lo sapete. Se scoprir il colpevole lo denuncer alle autorit.
- E che ne sar di Nole? - lo incalz Ledoux. - Una volta resa pubblica la violenza che ha subito, sar rovinata, non trover pi un marito.
- Il marito lo ha gi perso. Si sposa domani con un'altra.
Il vecchio si accasci sulla sedia.
- Una donna volgare, - mormor, - priva di virt. Ma a questo mondo non sono gli agnelli che trionfano, e soltanto di Dio sar il giudizio.
Non appariva pi cos determinato.
- Esiste la giustizia degli uomini, - lo incalz D'Amblanc.
- E il lupo che ha azzannato una volta pu farlo ancora. Avete detto di voler proteggere il vostro gregge.
- Grazie alla vostra Repubblica, non  pi il mio gregge, - ribatt il vecchio in tono amareggiato.
- Lo  ancora per voi.  questo che avete detto, - disse D'Amblanc. Decise che era il momento di ribadre la domanda. - Ve lo chiedo di nuovo. Quali peccati confessava Nole? Perch  con voi che ancora si confessava, ne sono certo. E sapete che non vi denuncer per questo. Non se mi aiuterete a risolvere il caso.
Le parole rimasero sospese nella penombra della stanza, pi simili a una sentenza che a un quesito.
Alla fine Ledoux si risolse a rispondere, ma lo fece senza guardare in faccia D'Amblanc.
- Si bagnava nel lago, insieme ad alcune amiche. Quando si asciugava... a volte le capitava di toccare le proprie nudit.
D'Amblanc accolse la conferma della propria intuizione con un sospiro di sollievo.
- Grazie.
Si alz per togliere il disturbo, ma la voce del vecchio lo trattenne.
- Chi  stato?
- Ve lo dir domani, - rispose D'Amblanc, prima di uscire.


4.

D'Amblanc assistette alla cerimonia nuziale dall'ultimo banco. Non era mai stato un frequentatore assiduo, se non da bambino. I rituali, le gestualit, le facce contrite lo mettevano in imbarazzo.
Gli sposi ascoltarono in reverente silenzio le parole di padre Clment, ma non fu a loro che D'Amblanc dedic la propria attenzione. Si limit a notare che la sposa appariva meno giovane del futuro consorte e aveva i tratti e il fisico tozzo delle contadine. Per il resto, si concentr nell'osservazione di altri dettagli.
Usc dalla chiesa prima della fine della cerimonia, con una stretta allo stomaco, non imputabile alla cena della sera prima. Fuori della chiesa, sull'uscio, incroci lo sguardo del sergente Radoub. Il sottufficiale tendeva a seguirlo, preoccupato dell'incolumit del rappresentante del comitato. D'Amblanc per tir diritto senza rivolgergli la parola. Una rabbia latente rischiava di offuscargli i pensieri, che invece doveva sforzarsi di mantenere lucidi, distaccati.
Percorse le poche decine di passi che separavano la chiesa dalla casa degli Chalaphy, tra i pochi che quella domenica non presenziavano alle nozze.
Venne ad aprire il padre di Nole. Il suo viso era il ritratto della cupezza, ed era probabile che non fossero solo il lavoro e la fatica a farlo apparire pi vecchio di quanto fosse.
D'Amblanc chiese di poter parlare con Nole.
Lo fecero entrare, mentre la sua richiesta suscitava il confabulare della famiglia. La madre gli si par davanti e domand cosa volesse ancora l'autorit da sua figlia.
- Una semplice risposta.
La donna non seppe ribattere e fini per accompagnare D'Amblanc al cospetto della ragazza, sul retro della casa. Nole stava cucendo sacchi per la farina e quando lo vide si immobilizzo con lo spillone in mano.
D'Amblanc la salut e disse che avrebbe voluto chiederle una cosa. Non senza difficolt convinse la madre, il padre e il fratello a rientrare in casa. Nondimeno, la madre rimase appostata dietro la finestra, un compromesso che D'Amblanc trov accettabile.
Parl a bassa voce, per essere certo che soltanto Nole lo sentisse.
- Ho bisogno che siate sincera con me. Potete promettermelo?
La ragazza annu senza guardarlo, ma aggiunse: - Io non me rimembro.
- Ci che voglio chiedervi riguarda fatti avvenuti quando eravate sveglia. Voglio sapere se durante i vostri bagni al lago avete mai incontrato qualcuno.
Nole arrossi e armeggi nervosa con la tela. Impieg un po' a trovare il coraggio di rispondere.
- No.
- E non vi  mai sembrato di essere spiata da qualcuno?
- Solo 'na v.
- Per caso costui si trovava tra i cespugli dietro la piccola ansa del lago, vicino al punto dove siete solita scendere a bagnarvi?
Nole sgran gli occhi, come se avesse appena ascoltato la sentenza di un indovino.
- I era un ome, si. Me e le autre fuimma sotto i arbi. No dmand i nomi, ve pregio.
- Non lo far, - la tranquillizz D'Amblanc. - Da allora ci siete pi tornata?
La ragazza scosse il capo, ma subito disse, di nuovo paonazza: - No da desviata...
- Si, so che vi hanno trovata li addormentata. Siete certa di non serbare nessun altro ricordo?
Vide i suoi occhi inumidirsi, il respiro farsi affannoso. Una lacrima silenziosa inizi a scendere lungo una guancia, presto seguita dalle altre.
Nole mosse le labbra in un "No" senza produrre alcun suono.
La collera premette per emergere, ma D'Amblanc la rimand in fondo allo stomaco, che si strinse ancora. Non riusc pi a guardare la ragazza, finch non la senti parlare di nuovo.
- E1 lac l' maladt. I sta el diavo li gi.
- Ve lo ha detto padre Ledoux?
- No, el pere Clment. El le dise sempar, la dumencha.
L'arrivo della madre ruppe l'imbarazzo di D'Amblanc, che si conged in fretta. Appena ebbe lasciato la casa, il fratello di Nole lo rincorse per la strada.
- Cittadino! Atend. Vou sabei chi  la futida carugna?
D'Amblanc poteva leggere l'odio nella faccia del ragazzo.
- Se pensate che intenda dirvelo ora, vi sbagliate di grosso.
Il giovane parve deluso.
- Avante o dipoi el descuvrem, - disse. Lanci un'occhiata cattiva in direzione del fantasma che gli agitava la mente.
D'Amblanc attese che fosse rientrato. Poi si prepar a un'attesa pi lunga, come un cacciatore davanti alla tana dell'orso.


5.

Il pranzo di nozze era durato tutto il pomeriggio. Soltanto verso sera padre Clment rientr in canonica e trov D'Amblanc ad attenderlo sull'uscio. Lo fece accomodare nell'unica stanza di soggiorno e gli offr un bicchiere di vino, che D'Amblanc accett.
Quando furono seduti l'uno di fronte all'altro, Clment si dispose ad ascoltare il resoconto dell'indagine.
- Avete raccolto abbastanza elementi per l'incriminazione di Ledoux?
- Purtroppo l'esorcismo praticato da Ledoux  avvenuto all'ombra di un crimine assai pi grave. Qualcuno ha approfittato dello stato di sonnambulismo di Nole Chalaphy per usarle violenza.
Il prete si esib in un'espressione stupita.
- Mio Dio.
- Dio non c'entra affatto.  farina del sacco dell'uomo.
Il prete si fece il segno della croce, mentre D'Amblanc estraeva dalla tasca il fazzoletto rinvenuto fra le mani di Nole e lo spiegava sul tavolo.
- La ragazza  riuscita a strappare questo al suo aggressore.
Clment si protese a osservarlo.
- Sono macchie di sangue?
- No. Succo di ciliegia.
Clment corrug la fronte, ma prima che potesse parlare, D'Amblanc gli fece segno di lasciarlo proseguire.
- Il sentiero che costeggia il lago passa di fianco a un filare di ciliegi. I frutti sono dolci e profumati, difficile resistere alla tentazione di assaggiarli. Io stesso ho ceduto. Le ciliege lasciano macchie durature -. Mostr quelle sulla propria giacca. - Il lago era la meta segreta di alcune ragazze del villaggio, che andavano a bagnarsi laggi, e tra queste Nole Chalaphy. L'estate scorsa, qualcuno deve aver sostato a lungo sulla sponda ed essersi abbuffato di ciliege mentre spiava quelle giovani -. D'Amblanc indic il fazzoletto. - Poi ha usato questo per pulirsi. La sera che Nole  scesa al lago in preda al sonnambulismo, costui l'ha seguita e ha approfittato del fatto che fosse sola e in stato di incoscienza per abusare di lei.
Un altro segno della croce.
- Ma chi pu...
- Una persona che l'ha vista dirigersi verso il lago. Considerando che a quell'ora i boscaioli sono rientrati da un pezzo, e che la casa degli Chalaphy si trova al margine del paese, c' soltanto un edificio davanti al quale Nole  transitata quella sera.
Clment si irrigid sulla sedia, gli occhi stretti a scrutare il volto di D'Amblanc, che prosegu imperterrito:
- La chiesa. E, ovviamente, la canonica.
- Dove volete arrivare?
D'Amblanc si concesse uno sconsolato sorriso.
- Questo fazzoletto  vostro, Clment. Ne ho avuto la prova stamattina, in chiesa. Il sottile ricamo che compare sul bordo  lo stesso dei vostri paramenti. Fa parte del corredo.
Clment aveva il respiro pesante e non sapeva dove posare lo sguardo. Lo abbass sul fazzoletto, a contemplare la propria condanna.
- Voi sapevate dell'affezione di Nole, - riprese D'Amblanc. - L'avete seguita finch non  stata abbastanza lontana dall'abitato, quindi l'avete aggredita.
Clment si copri la faccia con le mani.
- Da quanto tempo, Clment? - lo incalz D'Amblanc.
- Da quanto tempo andavate a spiare le creature del diavolo?
 cos che le chiamate la domenica in chiesa, vero?
-  quello che sono -. La voce del prete usc come un ringhio, o un raglio, tra le dita. - Dai tempi di va le donne sono la tentazione del diavolo.
D'Amblanc sospir.
- E quella sera di un anno fa, voi avete ceduto alla tentazione. Non dev'esservi sembrato vero, quando avete visto Nole passare sotto la vostra finestra e dirigersi da sola verso il lago. O c' forse dell'altro? - il tono di D'Amblanc si fece pi incalzante. - Come potevate essere certo che la ragazza non si sarebbe svegliata, che non avrebbe ricordato? Cosa sapete del sonnambulismo? Avete mai praticato una magnetizzazione?
Clment sollev la faccia stravolta.
- Non so niente di queste cose, lo giuro!  stato il diavolo... Il diavolo mi ha tentato, mi ha detto che era scuro, che la ragazza non mi avrebbe riconosciuto... Lei si  denudata e io ho perso la ragione...
- L'avevate mai toccata prima di quella sera?
- Mai! Era lei che si toccava. Si asciugava le gambe, la pancia, il seno, i capelli. Era lasciva come tutte le altre, anzi, pi delle altre.
A quelle parole D'Amblanc si blocc, fulminato da un pensiero. E se... se fossero stati proprio quei bagni e quelle frizioni a indurre la patologia, provocando un grande disordine dei flussi corporei e al contempo lo sprigionarsi di forze recondite? D'Amblanc ebbe la visione del lago vulcanico incastonato fra i monti. Un vulcano  in contatto con il centro della terra, vicino ai vulcani i magneti impazziscono. Che altro era se non una gigantesca vasca mesmerica? Forse la ragazza era vittima della propria passione per l'acqua e involontariamente aveva provocato su s stessa il sonnambulismo... Interruppe il flusso dei pensieri e ricord le parole di Ledoux: "Non cercate giustizia, ma la conferma di un'ipotesi".
Guard Clment, accasciato sul tavolo come un cetaceo spiaggiato. Era il colpevole, ma non il suo colpevole. Una volta aveva sentito il giovane Louis de Saint-Just dire: "Chi usa violenza a una donna deve essere punito con la morte".
- Verrete processato.
Con grande sforzo, Clment si sollev.
- Il padre e il fratello mi uccideranno prima!
D'Amblanc ignor il tono disperato del prete.
- Far in modo che siate messo sotto custodia e tradotto a Aurillac per il processo.
- Non ci arriver mai. Mi scanneranno come un maiale.
Il desiderio di D'Amblanc sarebbe stato quello di studiare meglio il caso, di attendere la successiva crisi di sonnambulismo di Nole e di osservarla. Ma un buon rivoluzionario poteva lasciare un reato impunito?
- Vi scorter io stesso a Aurillac. Partiremo domani. Portate con voi solo lo stretto necessario. Questa notte gli uomini della mia scorta si daranno il cambio davanti alla vostra casa.


6.

Il destino volle che Orphe d'Amblanc e padre Clment non giungessero mai a Aurillac.
All'alba del giorno dopo, un pastore sceso al lago per abbeverare le pecore scopr il cadavere del prete che galleggiava nell'acqua. Era annegato. Come avesse fatto a uscire di casa nottetempo, eludendo la sorveglianza dei piantoni, rimase ignoto. Le guardie giurarono di non averlo visto. N si seppe come mai il curato, invece di darsela a gambe, avesse deciso di recarsi al lago. Quando la verit sul caso raggiunse la voce popolare, qualcuno ipotizz che Clment si fosse tolto la vita, oppresso dal rimorso e dalla vergogna. In cuor suo, D'Amblanc formul un'ipotesi diversa, e cio che gli uomini della famiglia Chalaphy avessero capito tutto e si fossero fatti giustizia da soli, forse pagando la complicit di Feyfeux o dello Sfregiato. Ma gli altri? I parigini? Erano rimasti a guardare? Quando si trov faccia a faccia con Radoub, nel suo sguardo lesse qualcosa che semin in lui il dubbio. Qualcosa che gli ricord il commento del sergente davanti alla spoliazione e mutilazione dei cadaveri dei briganti, pochi giorni prima. "Lasciateli fare, cittadino. Lo ritengono un loro diritto, e in effetti lo ". Aveva detto cos, il buon Radoub, e il suo era il tono di chi osserva i costumi di una popolazione selvaggia. "Non sappiamo quali odi attraversino queste terre". Era vero, pens D'Amblanc. Lui stesso aveva provato una rabbia sorda davanti al male, e non era che un viaggiatore in transito, giunto dalla capitale e destinato a ritornarci; non avrebbe dovuto convivere con le conseguenze di quanto era successo, come invece quella gente. Di tutto questo non disse niente a Radoub. Aveva il sentore che non ce ne fosse bisogno.

Pi tardi, quel mattino, padre Ledoux si rec all'alloggio di D'Amblanc. Lo fece per augurargli un buon viaggio e certo il dottore non era tanto sprovveduto da non capire cosa quell'augurio sottintendesse. L'affare Chalaphy era concluso. Il paese doveva leccarsi le ferite.
- L'anima di Clment  davanti al giudizio di Dio, ora. Il male deve essere lenito, - disse Ledoux. - La vostra presenza non farebbe altro che perpetrarlo.
- Io sono qui per compiere un'indagine scientifica. Devo chiedere alla ragazza di fare uno sforzo di memoria, per ricordare le terapie a cui la sottoponeva il cavaliere d'Yvers.
Il vecchio prete lo guard con aria accondiscendente.
- Era appena una bambina, cosa pretendete che possa ricordare? Rassegnatevi: a nessuno di costoro importa della vostra indagine e della vostra scienza. Soprattutto se dovesse interporsi tra il crimine e il ritorno alla vita di sempre.
- Eppure dovreste saperlo: la vita di sempre  finita, - ribatt piccato D'Amblanc. - Tutto sta cambiando.
Ledoux annu.
- Cosi pare. Tuttavia non potete imporre da solo il ritmo del mutamento. Gli Chalaphy non vi faranno mai pi avvicinare a Nole. La vostra indagine non ha speranza, cittadino D'Amblanc.

Il sergente Radoub premeva per ripartire alla svelta, perch quel posto non gli piaceva: met del villaggio stava con i brissotini e la presenza di un delegato parigino con la sua scorta armata era come una bottiglia di alcol vicina a un fal. L'aria plumbea che incombeva sul paese rendeva nervosi anche gli altri uomini della scorta. I due alverniati erano i pi impazienti.
D'Amblanc ruppe gli indugi, il gruppo si rimise in viaggio.

Estratto da
"IL PAP DUCHESNE"
pubblicato a Parigi da Jacques Hbert
(n. 260, 17 luglio 1793)

II gran dolore del pap Duchesne
a proposito della morte di Marat

assassinato a colpi di coltello da una garza del Calvados, il cui mandante era il vescovo Fauchet.
I suoi buoni consigli ai bravi sanculotti perch si tengano in guardia, dato che a Parigi ci sono parecchie migliaia di cornuti della Vandea che si fanno ungere le sgrinfie per sgozzare tutti i buoni cittadini.

Marat non  pi, cazzo. Gli aristocrassi sono al culmine della gioia, i buoni cittadini, disperati, vanno a piangere sul letto del loro vero amico. Io non fui tra gli ultimi a recarmi l, cazzarola, e assistetti all'interrogatorio della puttana. Ha la dolcezza di una gatta che usa la zampa di velluto per meglio sgraffignare, e non pareva pi turbata che se avesse fatto la migliore azione. Il commissario le domanda il suo nome. Risponde di chiamarsi Charlotte Corday, figlia di un gentiluomo, e vuota tranquillamente il sacco, ammette di essere venuta a Parigi solo per ammazzare Marat, che ritiene il nemico della patria, e si rallegra di averlo sgozzato. Se avessi potuto fare di testa mia, avrei fatto carne da pt di questa tigressa. Che t'aveva fatto Marat? Tu menti quando dici che lo consideravi un nemico del tuo paese, perch tu stessa l'hai riconosciuto come un buon cittadino e un bravo culo, dal momento che per incontrarlo hai cercato di suscitare la sua piet. La perquisiscono, le trovano le tasche ben guarnite di pezzi grossi e falsi assegnati. Risponde su tutto con sicurezza e se ne va in prigione tranquilla, come se andasse a un ballo. Questo colpo qui non sar l'ultimo che i nostri nemici devono infliggere ai patrioti. Gli stessi gianfotti che tante volte hanno incitato al saccheggio, non hanno altro mezzo per mettere Parigi sottosopra che di massacrare al dettaglio i buoni cittadini. Per questo io li invito a stare in guardia, a proteggere i veri amici del popolo. Sfortunatamente, il loro numero  modesto. Pensateci bene, sanculotti, che se Marat e Robespierre non fossero esistiti, voi non avreste pi libert di quanta ce n' sotto la mia mano.
Io spero, cazzarola, che i nostri fratelli di provincia, che si sono lasciati infinocchiare, tornino sui loro errori. Allora vedranno da che parte sono i pugnali. Ecco gi due deputati sgozzati dai brissotini, e i brissotini vivono ancora, non si sono presi nemmeno un cricco. [...] Che si elevi allora una tomba per l'Amico del Popolo, che i suoi resti preziosi vi siano esposti alla vista dei cittadini; che sulla stessa piazza e in faccia alla tomba si eriga il patibolo per Brissot, Fauchet e la normanda. Ma la ghigliottina non  davvero abbastanza per punire i traditori, ci vuole un nuovo supplizio, pi terribile e pi infamante, e uguale al crimine, se possibile, cazzarola!

 SCENA SESTA
 Il Martire
17-20 luglio 1793


I.

Si piange tutti. Uomini, donne, bambini e bacucchi. Si piange tanto che la Senna si gonfia, pure col secco che fa. Chi si sgargarozza per strada, chi si stirpa i capelli, chi tira fuori lo schioppo e se ne va in giro come a dar la caccia a qualcheduno. Ma stavolta non sono gli Austriachi che arrivano; non sono gli Albioni che sbarcano; non sono i baciapile in Vandea, e manco i traditori girondini che alzano la testa.
Questa volta  una donna.
La baldracca. La saloppa impestata. La troia normanna. La serpe velenosa che  strisciata fino al petto del Grand'uomo.
Ce lo fissiamo bene in testa il suo nome inseculinculorum.
Charlotte Corday.
La femmina.
Non ci si pu fidare di una femmina.  cos dai tempi di Eva.
Gli  entrata in casa con l'imbroglio, cianciando che doveva incontrare l'Amico del Popolo e dirgli che lass a Caen, nel bucodiculo da dove viene, i girondini sono in armi per marciare fin qua. E lui, chiuso nella sua bagnarola, costretto dalla rogna a scrivere e mangiare a mollo come una rana, non l'ha mica scacciata, ch il suo uscio era sempre averto per i cittadini che tenevano alla patria. E la troiaccia infingarda e smerda figlia d'un frate e d'una monaca ha tirato fuori un coltellaccio da cucina e gliel'ha ficcato nel petto.
Cosi muore Marat. Morso da una cagna lercia, allevata dai preti per azzannare a comando. Un'invasata, che vede santi e madonne a dirle d'accoppare quello e quell'altro. Pare che dopo  rimasta fermimmobile a fissare il niente, come se la mente le fosse scappata via. E la gente voleva mangiarla, l'assassina, non lasciarne manco un pezzetto, piluccarle anche l'ultimo ossicino e cacarla il giorno dopo di buon'ora, ma le guardie l'hanno tirata via, perch deve confessare chi l'ha mandata, chi l'ha convinta a morire per scannare Marat. Dopo si che le tagliano la testa e noi ci pisciamo sopra.
Intanto si piange. Pure i grandegrossi, pure la ceffaglia della rivagoscia, e i borseggiatori dei mercati, ch a Marat volevano bene tutti, perch non ha mai preso un soldo, perch sempre per i poveracci ha parlato e scriveva delle cose che sembravano scritte con la baionetta anzich con la penna.
Il corpo lo si voleva vedere tutti, ma Robespierre ha detto che  estate, fa caldo, meglio di no, si faccia un bel funerale. Ma pure il funerale, non esageriamo, ha detto, ch qua siamo appesi per la lingua, bisogna stare all'erta, pensare alla patria. Epper almeno il funerale.
Cosi, stasera, Parigi intera viene a onorare l'Amico del Popolo, il tribuno della plebe, il martire martoriato. Zittizitti, con le fiaccole, le coccarde, fascia e faccia a lutto. Non manca nessuno. E se qualcuno manca, non ci mancher.


2.

Lungo il corteo funebre piangevano tutti. La scena avrebbe smosso il cuore pi coriaceo. Lo partecipava del sentimento generale, e tuttavia non si sentiva davvero triste, quanto piuttosto estasiato dallo spettacolo. Mentre camminava in mezzo alla gente, strascicando i piedi per non pestare quelli altrui, ammirava la magnificenza della scena. Il maestro di cerimonie, il pittore David, che adesso raccoglieva i composti saluti di coloro che gli sfilavano davanti, aveva superato s stesso.
La bara era adagiata su un giaciglio sfarzoso, a sua volta collocato su un alto feretro, affinch la folla potesse vederlo, sorretto da dodici uomini - tanti quanti gli apostoli - e circondato da bambini vestiti di bianco, come angeli. Ogni bambino teneva in mano un ramo di cipresso, l'albero dei morti. Dietro il feretro venivano i deputati della Convenzione, poi quelli del comune, e a seguire i club dei patrioti, infine la gente di Parigi, la citt intera, perch la fiumana sembrava interminabile. Facce, occhi, nasi, bocche, orecchie, mani, spalle, coccarde, fasce, voci, gonfaloni, fiori, lacrime. Tante lacrime.
Era magnifico, pens Lo. Grande senso della scena e del patetico, ogni uomo e donna presente era attore e spettatore al tempo stesso. Eccolo il Nuovo Teatro della rivoluzione. Come sarebbe stato possibile tornare a recitare un vecchio copione al chiuso di una sala, quando il teatro si era fatto storia sotto il cielo di Francia?
Ma la tristezza non lo sopraffece anche per un altro motivo. Una vena di rabbia pulsava sottopelle. Quello era un funerale degno dell'uomo che Marat era stato. Il maestro Carlo Goldoni avrebbe meritato un funerale altrettanto imponente, invece non aveva avuto nulla. A malapena l'omaggio di un gruppo di attori, che era stato all'origine di tutti i guai di Lo. Era uno scandalo di cui i Francesi avrebbero portato il peso nei secoli a venire.
Il corteo si era mosso dalla casa di Marat, vicino al club dei cordiglieri. Aveva sfilato in via di Thionville fino a Pontenuovo. Il cannone adesso sparava una salva ogni cinque minuti. Cosi erano buoni tutti a farlo sparare, in onore del grand'uomo, pens Lo.
Passato il fiume, il corteo funebre aveva preso il Molo delle Ferraglie, attraversato Ponte dei Cambi, ed era ritornato indietro passando per il Teatro Francese - scelta azzeccata - fino ai cordiglieri, mentre La Marsigliese si innalzava dalla folla.
Anche Lo cantava, e intanto si ritrovava ad abbracciare gente di ogni tipo, a sorreggere uomini sconfortati, a inneggiare alla difesa della patria guardando negli occhi i sanculotti pi sgarrupati, come fossero fratelli. Pi di tutti si disperavano le donne del popolo. Le donne invocavano Marat, mentre protendevano le braccia verso il feretro, come se chiedessero alla morte di renderglielo indietro. Quelle braccia levate, quelle voci, le lacrime... Erano tantissime e il loro pianto era quello straziato delle amanti, anche se probabilmente nemmeno una di loro aveva giaciuto con Marat. Lo era certo che non facesse parte della messa in scena di David, era davvero il Nuovo Teatro che si manifestava in tutta la sua potenza. Era anche la massima del maestro che si concretizzava davanti ai suoi occhi. Per la seconda volta, quel pomeriggio, Lo torn con la mente a Goldoni.

Il loro primo incontro, a Villa Albergati, non era nemmeno un ricordo sfocato di bambino. Il secondo, invece, risaliva soltanto ad alcuni anni prima.
Leonida Modonesi, da poco giunto a Parigi in cerca di fortuna sulle orme del maestro e intenzionato a fare l'attore, si aggirava per i caff di Palazzo Egualit, perch aveva saputo che Goldoni passeggiava li ogni pomeriggio, talvolta accompagnato da un domestico.
Lo aveva trovato seduto da solo al Caff meccanico, un luogo stravagante, pieno di automi e alambicchi. Anzich essere servito da camerieri, il caff usciva da tubi nascosti nelle gambe dei tavoli. Lo non aveva mai assistito a una scena come quella.
Il vecchio che si era trovato davanti non aveva che una pallida corrispondenza con l'immagine dei ritratti in casa Albergati. "Permettete, Maestro?", aveva esordito Lo, in italiano. Si era presentato e aveva evocato i giorni bolognesi, senza suscitare particolari reazioni nel vecchio avvocato veneziano. Aveva accennato al sogno di diventare attore all'Opera-Comica, o addirittura alla Commedia Francese. Si rendeva conto di non poter subito puntare tanto in alto, ma era pronto a fare tutta la gavetta necessaria. Gettando il cuore oltre l'ostacolo, aveva chiesto al maestro di scrivergli una referenza, una malleveria da presentare a teatri e compagnie, spendendo una buona parola per il fantolin che tanto aveva riso sulle sue ginocchia, ma soprattutto per il giovine uomo che tanto lo ammirava da aver seguito il suo esempio ed esser venuto a Parigi.
Un occhio acquoso e l'altro di pi lo avevano guardato dagli incavi di una maschera di rughe. In tono lamentoso, Goldoni gli aveva parlato dei suoi acciacchi, di quanto aveva faticato per avere una pensione, delle occasioni mancate quand'era a corte, a Versailles, perch non aveva mai saputo esser cortigiano, non era mai stato bravo nell'intrigare, nello sgomitare per avere un privilegio... Aveva parlato, pi volte perdendo il filo, senza fare alcun accenno a Bologna, n tantomeno alla richiesta di una referenza, come se non avesse udito nulla e l'uomo di fronte a lui fosse un tizio qualsiasi. Infine, aveva pronunciato una frase accompagnandola con un gesto dell'indice artritico, come a voler sottolineare un memento.
"Un mo de importansa se conosse dal codasso de mone che'l se tira drio".
Folgorante. Con gli occhi della mente, Lo aveva visto una processione, una vera e propria parata di fighe seguire un grand'uomo, e quel grand'uomo era lui.
Ecco, di fronte alle madame d'ogni et che marciavano in corteo e piangevano sotto il feretro di Marat, Lo non poteva che leggere una conferma. La quantit di gnocca  il segno distintivo di un grand'uomo.
Dal vecchio maestro al tramonto non aveva ricevuto malleverie o raccomandazioni, ma la lezione di vita di quell'aforisma gli era rimasta nel cuore.

Proprio in quel momento vide la sarta, Marie Nozire. Camminava a fianco di altre donne, nello spezzone dei club. Sullo stendardo che portavano c'era scritto "Societ delle cittadine repubblicane rivoluzionarie". Piangeva anche lei.
Il costume. Lo aveva lasciato trascorrere qualche giorno, per darle il tempo di cucirlo, e quando si era risolto a tornare, sempre prima dell'alba, nessuno aveva aperto l'uscio. Aveva aspettato finch non gli era parso chiaro che in casa non c'era nessuno, n madre n figlio.
La seconda volta invece lo aveva anticipato un'altra donna, una pazza monarchica che aveva assassinato Marat. Parigi era esplosa e tutto il resto era stato spinto sullo sfondo. Adesso quel funerale solenne era l'unico modo di far confluire la piena di rabbia in un alveo regolato e utile a rinsaldare lo spirito rivoluzionario.
Lo vide Marie disporsi insieme alle altre sotto il palco da cui il presidente della Convenzione avrebbe pronunciato l'orazione funebre. Scendeva la sera, si accesero torce. Il tocco finale.
Lo pens che prima o poi Marie sarebbe tornata a casa e decise che l'avrebbe aspettata l, per essere sicuro di non mancarla. Cosi spinton e sgomit sino a guadagnare il margine del corteo.


3.

- Chi  l?! - intim Marie appena vide l'ombra davanti al suo portone.
Lo rimase fermo, per non spaventarla.
- Sono io. Lo Modonnet.
Segui un momento di silenzio. Lo attese che la donna decidesse come comportarsi.
- Non pensavo che venivate oggi, - disse lei.
Lo si era preparato una risposta: - Vi ho vista al corteo e cos...
- L'abito  pronto, - disse lei lanciando un'occhiata attorno. - Venite dentro.
Lo segui Marie in casa riuscendo appena a intravedere i suoi lineamenti. Rimase fermo a osservarla mentre accendeva un lume e lo posava sul tavolo da lavoro.
- Ancora non ci si crede... - disse piano Lo.
- A cosa?
- Che Marat  morto. Che dovremo fare senza di lui.
Marie armeggi con i lacci di un involto.
-  per questo che vi prudono le mani? - chiese.
- Be', si. Anche.
Lei srotol l'involto.
- Allora mi sa che dovreste arruolarvi per la Vandea. L'assassina era una di quelli l.
Lo si smarc dall'imbarazzo senza dare a vedere la curiosit per l'abito.
- Io penso che a Parigi il popolo stia combattendo una' battaglia non meno importante...  per questo che hanno voluto uccidere Marat. Ma mica possono ammazzarci tutti...
La donna parve perdersi dietro un pensiero inespresso.
D'un tratto si riscosse.
- Non avete paura di morire?
Lo rispose con il mestiere.
- Meno di quanta ne abbia di vivere sotto i ponti e nelle fogne.
Lo non colse alcuna reazione alle proprie parole. Tuttavia lei gli fece cenno di avvicinarsi e finalmente Lo pot passare una mano sulla stoffa. Con sua grande sorpresa percep invece una superficie liscia. Cuoio sottile. Morbido e resistente al tempo stesso.
- Una mia amica che faceva l'attrice ha una mucchia di roba presa dai teatri, - disse Marie. - Me ne ha data un po'.
A Lo brillarono gli occhi. Un vero abito di scena. Manna dal cielo.
- L'ho aggiustato per le vostre misure. C' un corpetto, dei guanti e un paio di soprascarpe.
Leo not che le galosce erano alte fino al ginocchio e dotate di cinturini per assicurarle. I guanti proteggevano anche l'avambraccio. Il corpetto scendeva fino a mezzacoscia e si stringeva in vita con un cinturone. Sul petto erano incisi motivi floreali e l'interno era foderato con un'imbottitura paracolpi, come quella degli schermidori. Non si sarebbe mai aspettato un abito del genere.
- Dovete provarlo, - disse Marie indicando l'angolo della stanza e voltandosi dall'altra parte.
Lo non perse tempo. Si sbarazz della giacca e delle scarpe, restando in camicia e brache, quindi ci indoss sopra la nuova tenuta.
- Ecco.
Marie si volt e rimase a squadrarlo dalla testa ai piedi.
- Ancora una cosa.
Raccolse un secondo fagotto dal tavolo e lo srotol accanto a Lo, mettendoglielo sulle spalle.
- Un mantello! - esclam lui eccitato.
Marie fece segno di parlare piano.
Lo lo accarezz. Era di stoffa leggera ma resistente, dello stesso colore scuro degli altri capi. Avvolto in quel pastrano sarebbe stato tutt'uno con la notte. Mancava soltanto il cappello, ma che importava, quella donna gli aveva appena donato la cosa pi importante: un involucro con il quale sarebbe tornato protagonista della scena. Trattenne la commozione.
Come se gli avesse letto nel pensiero, Marie allung le braccia sulle sue spalle, ritrovandosi vicinissima a lui, e gli alz sulla testa un cappuccio.
- Un cappello vola via. Cosi invece...
Lo senti il suo alito caldo sul mento, il viso a una spanna dal suo. La guard negli occhi e non si trattenne. Le sfior le labbra con le proprie. Un bacio di ringraziamento, questo voleva essere, come quello di un cavaliere per la sua dama, pens. Un bacio di devozione.
Lei non reagi.
Lo le diede un altro bacio.
- Grazie, - le mormor.
Dopodich, mand al diavolo ogni pensiero, la sollev sul tavolo da lavoro, il naso a sfiorare il suo. Marie strinse le gambe contro i suoi fianchi, le mani frugarono sotto i vestiti. I due corpi, senza bisogno di istruzioni, si unirono, ma Lo si ritrov uno spillone puntato alla gola.
Smise di muoversi, mentre i pensieri gli riprecipitavano dentro la testa, e gli suggerivano d'avere fatto la cosa sbagliata. Lei per lo teneva stretto a s. Quella leggera puntura e la minaccia che rappresentava lo eccitarono ancora di pi.
- Non voglio rimanere gravida, - disse Marie guardandolo negli occhi.
- Non succeder, - rispose Lo, riprendendo a muoversi dentro di lei. Dopo poco la senti raggiungere il culmine e incrociare le caviglie dietro la sua schiena. Le poggi una mano sulla bocca, per soffocarle il gemito, quindi dovette forzare la presa di lei e ritrarsi in fretta.
Rimase in piedi, li, davanti alle sue gambe spalancate, sentendosi terribilmente ridicolo con indosso il corpetto di cuoio e con le brache calate, ma lei non gli lasci il tempo di fare o dire nulla, agguant il membro ancora eretto e fini Lo attirandolo a s. Lui si abbandon al piacere accasciandosi su di lei, annusando il suo odore, ficcando il naso tra i suoi capelli.
Il difficile fu risollevarsi e pensare alla battuta giusta. Non ne aveva nessuna, ma quando si accorse della macchia sul vestito di lei, gli usc la peggiore.
- La vostra sottana...
- Zitto, - sibil Marie, abbassandosi la veste. - Devi andartene. E qui non ci devi pi tornare, capito?
- Si. Ma io...
Questa volta fu lui a ritrovarsi una mano sulla bocca.
- Vai adesso. Fai quello che devi fare.
Lo si tir su le brache, si avvolse nel mantello e fil via. Quando fu per strada gli parve di intravedere un'ombra bassa, dentro un androne, ma decise di non farci troppo caso, considerando che un atteggiamento furtivo avrebbe destato pi sospetti anzich meno. E poi era ancora pervaso dalle sensazioni provate, dall'odore della natura di Marie, talmente forte da inebriarlo.
Torn alla Gran Pinta, dove Frault gli teneva una branda in uno stanzino in soffitta. Lo aveva raccolto lass i suoi quattro stracci. Utilizz l'ingresso sul retro e sali la stretta scala a pioli che portava al sottotetto. Accese un vecchio lume a olio e si abbass sul pavimento. Sollev un'asse sconnessa e prelev quello che ancora mancava. Ci aveva lavorato per giorni, dopo che s'era procurato un pezzo di cuoio e borchie di ferro dal conciatore in fondo alla via.
Un vero esperto di commedia dell'arte avrebbe puntato subito il dito sul naso, simile al becco di un corvo: quel genere di maschera era adatto a uno Zanni, non a Scaramouche. Ma nel Nuovo Teatro, nel teatro vivente della rivoluzione, le maschere non avevano soltanto una funzione scenica. Erano armi. L'agguato a Pelledoca lo aveva dimostrato. Per questo Lo andava molto fiero di due modifiche introdotte nella sua creazione: il rostro rinforzato in punta con lamine di metallo e le fessure degli occhi pi ampie, per migliorare la visuale.
L'orologio della chiesa batt le dieci. Era tempo di andare. Port una mano in mezzo alle gambe e dette una stretta forte.
Raccolse il randello che gli aveva prestato Frault, il rimedio che di solito l'oste usava per le sbronze moleste. Era un buon pezzo di legno, duro e levigato, con l'impugnatura intagliata. Ottimo per la bisogna.
Torn ad avvolgersi nel mantello e usc di nuovo nel vicolo dietro l'osteria. Si ferm un istante a respirare l'aria alla fine di quel giorno di lutto e amore disperato, impregnato degli odori dell'estate e del sesso. Quindi cal il cappuccio sugli occhi e si mosse rapido.
Il piano era pronto da giorni. Il nome nella lista era quello di Vaillant.

Scaramouche batt pi volte alla porta, finch dall'interno giunse una voce alterata a ringhiare un "Chi ?"
La risposta fu tanto secca quanto premeditata.
- La giustizia.
- I gendarmi? Cosa vogliono?
Scaramouche ud una voce di donna chiamare da pi in alto, forse in cima alle scale e quella di Vaillant - perch non poteva essere altri che lui - intimarle di tacere.
Il chiavistello gir e un occhio fece capolino nella fessura della porta socchiusa. Scaramouche rimase nell'ombra.
- Chi  l? Di che mi si accusa? Io non ho fatto niente!
- A noi risulta che siate un monopolatore.
- Ancora quella storia? Ma chi ? Treignac, siete voi? Da quando mi hanno saccheggiato il magazzino non tengo da parte pi nemmeno un'oncia di zucchero -. Lo spiraglio si allarg un poco. - Fatevi riconoscere!
Vaillant si ritrov il randello puntato in faccia. Prov a richiudere l'uscio, ma ormai non poteva pi farlo. Si mise a urlare, prima che una spallata si abbattesse sulla porta e lo ribaltasse all'indietro. La moglie strill. Vaillant, steso ai piedi della scala, sollev la mano armata di mannarino che fino a quel momento aveva tenuto celata dietro la schiena e prese ad affettare l'aria davanti a s.
La mole nera di Scaramouche.si stagli sopra di lui, il randello sollevato in alto.
Lo si concesse appena il tempo di ammirare l'espressione atterrita, sconcertata e pure un po' beota dell'assalito.
- Nello spirito di Marat, io ti colpisco!
Il bastone cal sulla testa di Vaillant, una sola volta, abbastanza forte da tramortirlo.
Poi arriv il primo piatto. Gli sfior la faccia, imbocc l'uscio e and a sfracellarsi in strada.
Il secondo lo segui subito dopo e colp Scaramouche sulla spalla. Il terzo prese il muro.
La signora Vaillant lanciava le stoviglie da in cima alla scala. A Scaramouche parve che la donna fosse dotata di ingenti munizioni, e dopo avere scartato l'idea di risalire la rampa e abbatterla a randellate, opt per una ritirata strategica. Pensava di essere gi fuori gittata, ma venne colpito da un ultimo piatto volante. Questo lo spinse ad accelerare il passo e a squagliarsi nella notte lesto come una faina.


4.

- Voi siete Lo Modonnet.
Lo, seduto al tavolo della Gran Pinta, continu a mangiare senza alzare gli occhi dal piatto di fagioli. Sapeva bene chi era l'uomo che si era seduto davanti a lui. Lo sbirro del foborgo, il ciabattino Treignac. Alle sue spalle c'era il ragazzino, il figlio di Marie Nozire, con un'aria talmente angelica che avrebbe potuto infinocchiare chiunque.
- Dovrei sbattervi dentro, - disse Treignac.
- Per cosa? - domand Lo in tono indifferente, mentre si versava un bicchiere di vino.
- Aggressione. Tentato omicidio.
Lo seguit a non battere ciglio. Sorseggi il vino.
- Con quali prove?
Nemmeno lo sbirro era tipo da scomporsi facilmente. *
- Il foborgo vi copre, - disse Treignac. - Finch gli fate un favore.
Lo valut di potersi concedere una lieve stoccata.
- Mai scontentare il pubblico.
Nessuna reazione. Gli altri avventori si tenevano alla larga, mentre Frault sbirciava dal bancone fingendo di asciugare i boccali della birra.
- Io per non faccio teatro. Sono Treignac. E vado per le spicce.
- Dunque la faccenda  personale? - domand Lo con l'aria vaga, masticando ancora un boccone.
- Anche, - rispose laconico Treignac.
Lo annu. Cominciava a capire.
- Di cosa o chi stiamo parlando?
- Marie Nozire, - rispose il poliziotto. - Se vi vedo ancora girare attorno a casa sua, non vi arresto, vi faccio sparire. L'ultimo gecco che quella donna deve avere intorno  uno come voi.
Lo si decise a guardarlo negli occhi.
- Non mi credete un buon patriota?
- Vi credo un profittatore, talequale quelli che avete conciato.
Lo scosse la testa. Si sentiva deluso dall'ottusit di quello sbirro, la stessa di Nogaret, il commissario che lo aveva arrestato due volte e non capiva la sua arte. E pensare che costoro credevano di servire la rivoluzione.
- Voi non capite, - disse sconsolato.
- E invece mi sa di si, - ribatt secco Treignac. - Siete avvertito, - aggiunse, prima di alzarsi.
Lo si accorse che Frault mesceva birra per tutti.
- Offre la casa! - disse l'oste, sollevando un boccale. - Brindiamo allo spirito di Marat!
Gli avventori lo imitarono in coro.
Treignac si guard attorno, come a fissarsi le facce nella mente, ma fini per rivolgersi all'oste.
- In campana anche tu, Frault.
Dopodich punt l'uscita e pass senza che nessuno fiatasse.
Lo si sforz di sorridere, a dimostrare che non era intimidito. In realt, cercava rassicurazione, perch quello che aveva visto negli occhi dello sbirro non gli era piaciuto per niente. Aveva il sentore che se quel Treignac avesse saputo cos'era successo tra lui e Marie, gli avrebbe tagliato le palle per darle in pasto ai sorci della Senna.
Non era una scena da dormirci sonni tranquilli. Ma del resto, pens Lo, i sonni tranquilli si addicevano alle comparse, non ai primattori che reggono sulle spalle l'intera commedia. Sollev il bicchiere e propose un altro brindisi.

Lettera del dottor
PHILIPPE PINEL
al fratello

Parigi, 20 luglio 1793

Se ho tanto tardato, mio caro fratello, a darti notizie, la causa sono le mie numerose occupazioni. Mi conosci abbastanza per non dubitare dei miei sentimenti verso di te o provare inquietudine circa i motivi del mio silenzio.
Qui siamo, come sempre, nelle pi grandi ambasce, tanto per le nostre divisioni intestine che per l'esito della guerra; ma gli uomini illuminati temono meno quest'ultimo che i nostri dissensi, causati da una diversit d'opinioni senza fine.
Ah, quanto devi rallegrarti di essere lontano da questo gorgo spaventoso, che minaccia d'inghiottire tutto ci che gli si presenta. Se tu potessi, come me, formarti un'idea delle perfide astuzie, dell'audacia impudente e sfrenata con la quale il crimine si mostra nei momenti di disordine e di rivoluzione, saresti dissuaso una volta per tutte dall'immischiarti negli affari della politica. Nei primi tempi della rivoluzione, ebbi anch'io questa velleit, ma allorch non domandavo altro che la giustizia e il bene del popolo, la mia vita  stata cos in pericolo che ho finito per concepire un profondo orrore per i club e le assemblee: da allora ho sempre rifuggito qualunque incarico pubblico che non riguardi la mia professione di medico.
Purtroppo, anche su quel versante, da qualche tempo non posso dirmi soddisfatto. La medicina  senz'altro una cosa utile, ma se tu conoscessi quanti disagi derivano dalla sua pratica, quando si  costretti a farne una fonte di lucro, certo non rimpiangeresti di averla trascurata per diventare prete. Da qualche tempo, per guadagnarmi da vivere, devo far visita ai pazienti della casa di cura Belhomme, e il proprietario, pur non essendo altro che un vetraio facoltoso, pretende di organizzare e dirigere ogni aspetto, al punto che non mi  possibile applicare i rimedi che vorrei, ma debbo limitarmi a fornire consulenze, rispetto alle quali il padrone si riserva di agire come meglio crede.
Per questo, ho deciso di concorrere per il posto di medico in capo all'ospizio di Bictre, posto che verr istituito dopo l'estate e per il quale l'amico Cabanis ha garantito di potermi presentare. Tu di certo conosci il nome di quel luogo come sinonimo di atrocit, tanto quella quotidiana descritta da Mercier, quanto quella straordinaria del settembre scorso e dei massacri occorsi tra le sue mura.
Per parte mia, ho visitato Bictre una volta soltanto, quando assistetti alla prova della ghigliottina su un paio di cadaveri, e in quell'occasione la sua fama spaventosa mi parve immeritata. Inoltre, a quanto mi dicono, ci sono stati ulteriori, sensibili miglioramenti anche negli ultimi due anni. Credo che l'istituzione di un posto di medico residente rientri in una pi ampia opera di risanamento del luogo, che certo si pu ascrivere agli effetti benefici della rivoluzione. Ma per non basarmi soltanto sulla voce di alcuni amici, e per verificare di persona lo stato in cui versa la struttura, ho fissato per domani un sopralluogo pi attento, insieme all'economo e ai sorveglianti delle varie sezioni. Quel che vedr e la decisione che ne seguir saranno dunque l'oggetto della mia prossima lettera.
Abbraccia nostro padre.
Il tuo buon fratello,

Philippe Pinel

 SCENA SETTIMA
 Ges Marat
20-21 luglio I793


I.

Seduto su una panca ai margini del cortile in compagnia di Malaprez, Laplace osservava divertito gli sforzi di Molire, un folle che portava quel soprannome per via delle velleit da drammaturgo.
L'uomo era un tipo tranquillo, di una certa cultura, e la sua presenza a Bictre poteva sembrare inspiegabile, se non fosse che fuori da quelle mura aveva tentato pi volte di togliersi la vita.
Molire amava allestire piccole rappresentazioni, utilizzando come attori gli altri alienati, e poich quell'impegno era un toccasana per il suo umor nero, il governatore Pussin gli aveva concesso di coltivarlo, a patto che non pretendesse dalla sua compagnia risultati impeccabili e obbedienza cieca.
Laplace rimir la confusione che regnava intorno al commediografo e pens che un uomo del genere non avrebbe ottenuto obbedienza nemmeno da un gregge.
Imporre la propria volont, pens,  tutt'altro che un piccolo affare.
Puysgur gli aveva scritto una volta che il volere funziona come l'elettricit. Ma mentre quella pu passare da un corpo all'altro per semplice contatto, la volont deve sempre superare una distanza, dal momento che non  possibile accostare due menti. Essa dunque si trasmette come una scarica, passando dall'uomo che ne ha accumulata abbastanza a quello che ne possiede di meno. Pertanto, chi intende trasmetterla ad altri deve compiere due operazioni: prima di tutto deve caricarsi di volont, cosa tutt'altro che facile, poich gli uomini tendono a disperderla in mille rivoli. Se per caricare una barra di rame basta isolarla da terra e metterla in comunicazione con una macchina elettrostatica, per l'uomo  molto pi complicato isolare la mente, ed egli deve produrre da s la volont che gli occorre, dal momento che una macchina capace di generarla non  ancor stata inventata. Fatto questo, egli deve anche ridurre la distanza, avvicinarsi alla mente dell'altro fino a far scoccare il fulmine.
Laplace ricord quelle parole.
Dopo averle lette, aveva posto a Puysgur il problema di trasmettere la volont, nello stesso istante, a molti individui. Se infatti, grazie al mesmerismo,  possibile avvicinare la mente di un altro uomo, come pu il magnetista riprodurre quella speciale relazione con molti soggetti contemporaneamente? Mesmer aveva formato catene umane, e lo stesso Puysgur usava grosse funi per mettere in contatto i suoi contadini con un olmo magnetizzato. Ma era davvero sufficiente un semplice legame fisico?
La risposta di Puysgur era stata molto vaga, segno che nemmeno lui aveva le idee chiare in proposito.

Laplace ricord una dimostrazione scientifica.
Era insieme al barone, tra gli invitati di una grande festa nel giardino di Versailles. Un filosofo alla moda si era messo in testa di migliorare un famoso esperimento, quello dell'abate Nollet. Nel 1752, usando una bottiglia di Leida, l'abate aveva folgorato una fila di duecentoquaranta guardie reali, sotto gli occhi di Luigi XV in persona. Il ciarlatano voleva fare cifra tonda e, molto sicuro di s, aveva fatto schierare quattrocento soldati, ordinando loro di prendersi per mano. Come accumulatore di elettricit, invece di mettere in batteria molte bottiglie, per ottenere un effetto maggiore si era servito di un'enorme damigiana, fatta soffiare apposta da un amico vetraio.
Il risultato era stato che la scarica si era fermata al soldato numero quindici, e di li in poi nessuno pi l'aveva avvertita.
Il filosofo si era difeso dicendo che, evidentemente, quel soldato mancava di ci che costituisce il tratto distintivo di un maschio adulto. L'altro, per lavare l'offesa e vendicare la propria virilit, aveva sfidato a duello l'impostore e nel giro di una mezz'ora il filosofo era uscito dalla reggia di Versailles in posizione orizzontale, ucciso da un proiettile nel collo.
Laplace era rimasto talmente disgustato dall'intera sceneggiata che quella si era trasformata in un sogno ricorrente, dove al posto dei quattrocento soldati c'era un'armata di esseri mostruosi, dai musi di bestia e dai nasi enormi.
Gli piaceva pensare che il proprio disincanto nei confronti della monarchia francese fosse iniziato quel giorno, davanti a quell'intrattenimento inutile, fanfaronesco, mal riuscito e invecchiato peggio.

Laplace guard ancora Molire alle prese coi suoi attori recalcitranti.
- Tu non partecipi alla recita di oggi pomeriggio? - domand a Malaprez.
Il bifolco scroll la testa con decisione.
- Recitare non mi piace, - afferm. - E poi Molire vuole che si fa solo come dice lui.
- E tu invece vorresti fare di testa tua?
- No, di testa mia no. Se faccio di testa mia, lo so che non viene fuori niente di buono. Per se uno vuol dirmi quel che ho da fare, bisogna che almeno lui abbia le idee chiare, giusto?
- Giusto, Malaprez, - disse Laplace in tono soddisfatto. - Tu sei molto pi saggio di quanto non di a intendere.
Ora Molire, con un plico di fogli tra le mani, ripeteva nervoso la battuta a uno degli attori, scandendo con gli zoccoli il ritmo della parole.
- Sai almeno di che recita si tratta? - domand Laplace.
- Boh, - comment l'altro stropicciandosi il mento. - Mi sa che  un funerale.


2.

Il funerale riguardava tre persone.
Ovvero: tre individui si contendevano il posto d'onore, quello del morto.
Insieme a loro, intenti a discutere, c'era anche Molire. La diatriba andava avanti da una buona mezz'ora, quando Laplace vide il drammaturgo staccarsi dal gruppo e avanzare verso di lui.
- Ci serve il vostro parere, - disse il folle in tono accorato.
- In merito a cosa? - domand Laplace.
- A chi dev'essere Marat, - spieg Molire. - Jerme dice che siete stato voi a soprannominarlo cos e vuole che ci spiegate il motivo.
- Gli somiglia, - tagli corto Laplace.
- Si, d'accordo. Ma pure gli altri pensano di essere dei perfetti Marat, e se non risolviamo la questione, i sorveglianti ci rimanderanno alle celle prima di aver fatto il funerale.
Laplace non domand spiegazioni. Sapeva che non solo Molire, ma molti matti di Bictre amavano mettere in scena i fatti di cronaca pi eclatanti, per sentirsi partecipi dei grandi avvenimenti che scuotevano la Francia. Il funerale di Marat aveva occupato le pagine dei giornali, i discorsi degli inservienti e i racconti dei visitatori, e si conoscevano talmente tanti dettagli di quella giornata, da poterla riprodurre in ogni particolare.
- Allora, venite? - insistette l'uomo indicando i suoi compari. - Quelli cominciano a litigare.
Laplace si alz, pensando che anche essere giudice in quel tribunale da pantomima faceva parte del suo tirocinio nella Grande Parodia.
- Oh, ecco! - lo accolse Jerme battendo le mani. - Diteglielo voi, a questi ignoranti, perch sono io che merito il posto di Marat.
- Ignorante sarai te, - si inseri un altro. Poi, rivolto a Laplace, si batt la mano sul petto: - Io conosco a menadito tutti i suoi discorsi, li ho letti sul "Moniteur", mentre quello stordito non sa manco leggere.
- A chi hai dato dello stordito?
- Secondo me dovreste farlo tutti e tre, - sentenzi Laplace senza alzare la voce.
- Come dite? - domand il terzo pretendente, cercando con le mani di zittire gli altri due.
- Dico che secondo me questo funerale ha bisogno di tre Marat. Di Capgras, perch somiglia al defunto. Di voi, -disse indicando il secondo, - perch ne conoscete i discorsi, e infine di voi perch...
- Perch ho la madre svizzera come lui, - si affrett a dire il terzo.
- Ebbene, - concluse Laplace, - non c' nulla di strano. Marat era un grand'uomo: tanto grande che per interpretarlo servono almeno tre attori.
I folli rimasero ammutoliti, come sorpresi da una verit superiore.
- Ma certo! - grid alla fine Molire alzando le braccia, prima che Marat-quello-vero trovasse modo di obiettare. - Ma certo! - ripet mentre si lanciava con entusiasmo negli ultimi preparativi del rito funebre.
In breve, tre pagliericci coperti da lenzuola vennero sistemati al centro di Piazza dei Furiosi. La scena era assai spoglia, ma Molire spieg la mancanza di addobbi con il bisogno di ricordare la nobile indigenza, lo stile di vita essenziale dell'Amico del Popolo. E tutti si trovarono d'accordo.
I sorveglianti, ai quattro angoli del cortile, osservarono i tre defunti sdraiarsi sui feretri. Il sole era alto sui tetti.
Una trentina di alienati si dispose in cerchio tutt'intorno, mentre un gruppo molto pi numeroso formava un secondo girone a qualche passo di distanza. Rare voci sparute si alzavano sopra le teste.
Laplace non aveva mai visto i matti di Bictre rimanere ordinati e silenziosi per un tempo cos lungo. Soltanto uno di loro, a intervalli regolari, esplodeva con la bocca un colpo di cannone. Pum!
A un segnale di Molire, il popolo di San Prisco inton La Marsigliese. Il canto mori di eutanasia dopo un paio di strofe.
- Ogni lacrima che i patrioti versano sulla tomba di quest'uomo illustre, sar la fonte degli eroi che dovranno un giorno vendicarlo!
II matto che interpretava David accompagn le ultime parole con una smorfia dovuta allo sforzo di ricordare l'intera frase. Molire lo guard soddisfatto. Doveva aver faticato non poco per ficcargli in testa quella citazione, pens Laplace. Il drammaturgo cerc un volto tra quelli che attorniavano i feretri e con un cenno del capo lo invit a intervenire. L'uomo si schiari la gola e con voce di marmo declam:
- Come Ges Cristo, Marat amava il popolo e soltanto il popolo. Come Ges, Marat combatteva i nobili, i preti, i ricchi e i furbastri. Come Ges, egli conduceva una vita povera e frugale. Come Ges Cristo, anche Marat si dimostrer immortale!
Un applauso si alz da decine di mani. L'oratore si esib in un inchino poco adatto alla circostanza. Laplace intu che la tenuta dei folli era ormai al limite, ma Molire non aveva ancora terminato. Avanz tra i finti cadaveri e su ciascuno di essi depose un cartello, con l'epitaffio riportato da tutti i giornali: "Qui riposa Marat, l'Amico del Popolo, ucciso dai nemici del popolo". Quindi domand silenzio con le braccia alzate e prese un profondo respiro.
Oltre le teste dei folli, oltre i visi degli inservienti pronti a intervenire, Laplace scorse la figura del governatore Pussin, accompagnato da un uomo che non conosceva e da un altro che tutti, a Bictre, conoscevano bene: l'economo Hagnon, il gran capo, colui che dirigeva l'intero ospizio.
- Cittadini, - esclam Molire in tono maestoso, - io non penso che il nome di Marat debba essere accostato a quello di Ges Cristo, poich per credere nella resurrezione del crocifisso occorre un atto di fede, mentre per inverare quella dell'Amico del Popolo  sufficiente un atto di volont. Qualcuno ha chiesto che le sue spoglie vengano accolte nel Pantheon: ma a parte Lepelletier, non mi pare che in quel luogo riposino veri uomini virtuosi. Forse che sarebbe un onore per Marat starsene accanto a un Mirabeau, a un uomo che merit la sua reputazione con mille scelleratezze? No, repubblicani. Io vi dico che se Marat non verr accolto nel Pantheon  perch il suo posto  nel cuore di tutti i rivoluzionari. Nella bara che oggi noi salutiamo  custodito il suo corpo, ma lo spirito vive,  gi in mezzo a noi, e spetta soltanto a noi accoglierlo e imitarne la maschia energia. Marat non  morto, cittadini, perch chi lo ha colpito non voleva uccidere un uomo: voleva uccidere la Repubblica. E la Repubblica non morr, finch lo spirito di Marat sar in tutti noi e tutti noi saremo Marat.
Dall'ovazione che segui quella tirata, Laplace senti emergere la voce di Pussin.
- Va bene, va bene. Basta cos.
Il governatore batteva le mani, con un atteggiamento a mezza via tra l'applauso e il gesto del villico che sospinge le galline nel pollaio.
Intanto i sorveglianti, con fare pi deciso, indirizzavano il popolo e i deputati nei loro alloggiamenti, in attesa dell'ora di cena.
Laplace si accod alla mandria, le mani intrecciate dietro la schiena, ma prima di varcare la soglia del dormitorio, si accorse che Molire chiamava il suo nome.
Si volt e vide il folle in compagnia di Pussin, dell'economo e dello sconosciuto. A grandi sbracciate, lo invitava ad avvicinarsi.
Laplace li raggiunse.
- Stavo raccontando al governatore, - disse Molire eccitato, - che senza il vostro aiuto non saremmo mai riusciti a mettere in scena il funerale.
- La rappresentazione  stata di vostro gradimento? - domand Laplace rivolto ai visitatori.
- Diciamo che l'ho apprezzata come spettacolo d'ordine, - comment l'economo. - Per non credo che i funerali di un grand'uomo siano un buon soggetto per una recita. Si finisce per scadere nella farsa.
Molire, punto sul vivo, allarg le braccia e attacc a giustificarsi.
- Ho seguito i resoconti dei quotidiani, - piagnucol.
- Se c' qualcosa di farsesco in quanto avete visto, lo si deve ai cronisti.
- I quotidiani parlavano di tre Marat? - domand l'economo, con l'aria di chi si rivolge a un bimbo che neghi l'evidenza.
- Quella  stata un'idea sua, - si difese il folle.
Gli occhi di tutti seguirono il dito puntato di Molire e Laplace se li ritrov addosso.
- Gli attori litigavano per chi dovesse impersonare Marat, - spieg. - Io ho assecondato i loro desideri trovando il modo di farli convivere. Cosi, invece di una rissa, abbiamo avuto una scena di teatro.
L'economo bofonchi qualcosa, ma si limit a quello. Pussin si affrett a fare le presentazioni tra i due uomini che ancora non si erano mai incontrati. Era la prima volta che gli capitava di compiere un gesto simile tra un internato e un visitatore, e il piccolo rituale risult alquanto goffo.
- Dottor Pinel, questo  l'ospite di cui vi parlavo: il cittadino Laplace. Cittadino, questi  il dottor Pinel, che presto potrebbe esercitare il suo mestiere fra queste mura.
Il dottore strinse la mano di Laplace e gli domand come avesse fatto a mettere d'accordo i tre pretendenti al ruolo di Marat.
Laplace offr un riassunto dell'accaduto, e al termine si trov a tu per tu con una domanda pi sofisticata.
- Siete davvero sicuro che il teatro sia meglio di una rissa?
- Di certo lo  sul piano della disciplina, - rispose senza scomporsi. - Ma credo lo sia anche come cura. Aristotele sosteneva che la tragedia serve a purificarci dalle passioni.  il termine che usa per questa purificazione, catarsi,  lo stesso usato da Ippocrate nei suoi trattati di Medicina, per indicare l'evacuazione di elementi dannosi.
- Ben detto, - annu Pinel. - Voi per dite di aver assecondato i desideri di tre vostri compagni. Chi vi dice, al contrario, che quei desideri non vadano contrastati?
- Ho osservato il governatore Pussin. Egli preferisce assecondare che reprimere. Le rappresentazioni del qui presente cittadino Benot, detto Molire, sono un esempio del suo modo di procedere.
- A dire il vero io... - attacc Pussin, ma non si sforz nemmeno di terminare la frase, perch nello stesso momento il dottor Pinel esprimeva la sua opinione con ben altra sicurezza.
- Per assecondare un desiderio, bisogna conoscerlo. E conoscere i desideri altrui non  affare da poco. Ci sono uomini che passano la vita a domandarsi cosa vogliono davvero. Chi vi dice che i vostri tre Marat desiderassero recitare? Forse volevano solo litigare, e voi glielo avete impedito. Forse con il loro litigio vi stavano chiedendo di sottrarli alla recita, e voi invece ve li avete trascinati. Il desiderio non  una preda semplice da cacciare.
E cos dicendo, il dottor Philippe Pinel augur agli internati una buon giornata e si allontan insieme all'economo e al governatore Pussin, lasciando impressa, nell'animo di Laplace, una sensazione che egli non provava pi da molti mesi.
Quella di aver incontrato una mente capace di stare al passo con la sua.


3.

- Guardami, Malaprez.
Il folle sollev su Laplace gli occhi sonnambuli.
Erano nell'alloggio del pensionante, in quell'ora dopo la cena che in estate gode di un'ultima luce. Da fuori, giungeva soltanto lo scroscio del temporale.
- Tu sei capace di leggere, Malaprez?
- No. Nessuno mi ha imparato.
Laplace prese un libro dalla mensola e mostr all'altro la copertina.
- Qui sopra c' scritto: Memorie fisiche e medicinali, dimostranti il rapporto evidente tra la rabdomanzia, il magnetismo e l'elettricit. L'autore  indicato come M. Thouvenel. Se non te l'avessi detto, lo avresti saputo?
- No, mio signore. Non so leggere.
Laplace ripose il libro sulla mensola, poi tolse gli altri cinque o sei e li pos sul pavimento, accanto alla branda.
- Al tuo risveglio, io ti ordiner di leggere e tu leggerai. Adesso svegliati, Malaprez.
Il contadino dell'Essonne si scosse, come punto da una zanzara. Si guard intorno, sorpreso di essere li e che fosse gi sera.
- Ricordi cosa ti ho detto poco fa, Malaprez?
- Poco fa quando?
-  trascorso appena un momento.
- No, mio signore.
- Molto bene. Tu sei capace di leggere, Malaprez?
- No. Nessuno mi ha imparato.
- Prendi un libro, - disse Laplace indicando la mensola.
Malaprez si alz e prese il tomo appena riposto da Laplace.
- Molto bene. Ora leggi cosa c' scritto.
- Vi ho appena detto che...
- Leggi la copertina, Malaprez.
L'uomo afferr il libro con due mani e se lo mise davanti agli occhi, come se dovesse controllare la pulizia di un vetro.
- Avanti, leggi, - ribad Laplace.
- "Meeeemorie fi... fisiche e... medicinali", - balbett l'altro.
- Prosegui, la riga sotto.
- "Dimostranti il rapporto eeevidente tra la rabdomanzia, il maaagnetismo e l'elettricit".
- Bene. Ora il nome dell'autore.
- "Emme puntato Thouuuvenel".
- Bravo, Malaprez. Tu sai perch sei riuscito a leggere?
- Io non ho davvero letto. Eravate voi a leggere attraverso di me.
- Per tu hai capito quello che dicevi?
- Un po'. Non tutto.
- Bene. Tu questa mattina mi hai detto che se fai di testa tua, non viene fuori niente di buono.
-  cos.
- Ebbene. Pensa se io ti facessi sempre da guida, come ho fatto adesso per la lettura.
- Non farei pi le mie scempiaggini.
- Mai pi.
- Sarebbe bello.
- Se lo vuoi, io posso farlo.
- Lo state gi facendo, no?
- Si, ma bisogna che tu obbedisci alla mia voce sempre, anche da sveglio, in qualunque momento.
- D'accordo.
- Bisogna che le obbedisci qualunque cosa dica. Malaprez esit: - Vorrei dirvi di si, ma non posso.
- Perch?
- Se mi ordinate l'impossibile, non posso farlo.
- Cosa intendi per impossibile?
- Volare. Diventare invisibile. Trasformarmi in un leone.
- Va bene. E tutto il resto?
- Lo far.
- Sicuro?
- Sicuro.
Laplace si chin sul pavimento e lo tast con la mano aperta. Gratt via la terra dai contorni di una lastra in pietra e la sollev.
- Prendi questo coltello, - disse tirandolo fuori dal nascondiglio.
Malaprez lo affer e ne studi l'impugnatura d'osso come un fanciullo con un giocattolo nuovo.
- Ora tagliati la pelle del braccio, dalla spalla fino al gomito.
Malaprez lo guard impaurito.
- Mi far male? - domand.
- Non deve interessarti se far male. Hai detto che farai quel che ti ordino, a meno che non sia impossibile.  forse impossibile ferirsi un braccio?
- No, certo. Volevo solo essere sicuro che...
- Tagliati il braccio sinistro, Malaprez, - ripete Laplace.
Il folle impugn il coltello, appoggi la punta sul muscolo della spalla e fece scendere la lama fino al gomito.
- Hai sentito dolore? - domand Laplace.
- No, - rispose l'altro rasserenato, mentre il sangue gli lordava la camicia.
- Bene. Adesso la gola. Voglio che prendi il coltello e ti tagli la gola.
- Morir, - disse Malaprez in tono smarrito, confuso dalla sua stessa deduzione.
- Non importa, - lo fredd Laplace.
Malaprez sollev il braccio armato senza muovere nessun altro muscolo.
La mano di Laplace gli afferr il polso e lo allontan dal collo.
- Fermati. Molla il coltello.
Malaprez lo lasci cadere.
- Appena finir di parlare, uscirai di qua. Fatti dieci passi ti sveglierai e andrai dall'inserviente, dicendo che non ricordi come ti sei ferito. E in effetti, non lo ricorderai. Hai capito?
- Si.
- Allora vai, - ordin Laplace liberando il polso del sonnambulo.
Malaprez si gir e, senza aggiungere altro, prese la porta.
Laplace lo segui con lo sguardo, mentre avanzava nel cortile, sotto la pioggia battente.
Ora sapeva che, anche da sveglio, Malaprez non avrebbe dimenticato la voce del suo padrone.

ATTO COSTITUZIONALE DEL 24 GIUGNO 1793
letto da Marie-Jean Hrault de Schelles
presidente della Convenzione nazionale
a conclusione delle cerimonie per la Festa dell'Unit

Art. 1. La Repubblica francese  una e indivisibile.
Art. 4. Ogni uomo nato e domiciliato in Francia, che abbia compiuto ventun anni di et; ogni straniero che abbia compiuto ventun anni e che, domiciliato in Francia da un anno, ci vive del proprio lavoro, oppure sposa una francese, o adotta un bambino, o nutre un vecchio; ogni straniero infine, che il corpo legislativo giudicher aver ben meritato dall'umanit;  ammesso all'esercizio dei diritti di cittadino francese.
Art. 7. Il popolo sovrano  la totalit dei cittadini francesi.

 SCENA OTTAVA
 La Festa dell'Unit
10 agosto 1793


I.

Vardamol, il popolo di Francia. Che lo volevano sbriciolare come un filone di pane secco, e ci si sono spaccati i denti dal gran ch'era tinco. Che speravano di farlo a pezzetti per poi abbuffarselo ben bene e gli  andato di traverso tutto quanto intero. Che cercavano di mettere una provincia contro l'altra per fottere la rivoluzione, e son stati fottuti loro, negoddio!
Siccome che a Parigi hanno fatto cavolfiore, volevano mettere su tanti piccoli governicchi, dalla Gironda alla Savoia, dalle Fiandre a Marsiglia, perch cos, almeno, riuscivano a comandare da qualche parte. Ma te dimmi: ce li vedi quelli dell'Alvernia a governarsi da per s? Se dipendeva da loro e basta, a quest'ora ci avevamo ancora il re e magari pure un papa in ogni dipartimento. Invece oggi si festeggia proprio la caduta di Luigino, che se non era per noi di Parigi, altro che caduta, quello manco inciampava, e allora tanti saluti alla Repubblica.
Brissotini, federalisti: vardate qua! La piazza della Bastiglia  piena sgionfa di gente e ce n' una fila che non finisce pi anche su per il viale, la via di Sant'Antonio, quella di Chiarentone.
Siam qua dalle cinque della mattina, a cantare e sgolare come un sol uomo gigantissimo, e per carit, il sorgere del sole  sempre mirevole, specie per chi non gli tocca vardarselo tutte le mattine mentre va a travagliare, per ecco, magari se adesso comincia pure la festa vera e propria, dopo tre ore che stiamo qua in piedi, noi ne avremmo anche abbastanza di sgolare inni e marsigliesi.
E infatti dove che un tempo ci stava la Bastiglia, intorno alla fontana della Rigenerazione - questa che dicono sia la Natura, anche se pare pi una faraona d'Egitto, seduta sul trono, Con due leoni a fianco, e le mani che strizzano le poppe e spremono fuori due bei getti d'acqua - il presidente della Convenzione, Hrault de Schelles, strapazza un foglietto, poi avvicina alla sfiata una trombetta da oratore e ci dice dentro il suo discorso, cos che lo sentono anche le ultime file.
- Sovrana dei selvaggi e delle nazioni illuminate, o Natura! Questo popolo immenso, riunito ai primi raggi del giorno di fronte alla tua immagine,  degno di te. Possano queste acque feconde che sgorgano dalle tue mammelle, questa bevanda pura che abbever i primi umani, consacrare in questa coppa della fraternit e dell'uguaglianza, il giuramento di unit che ti fa la Francia in questo giorno, il pi bello che il sole abbia rischiarato da che fu sospeso nell'immensit dello spazio.
E cos tira su una scodella, ce la mostra come il santissimo sacramentum, la riempie d'acqua coi fiotti della fontana, ne versa un po' per terra, poi beve e porge la scodella a un gecco dietro di lui, il primo di una fila intera, che sono gli ottantasei commissari degli ottantasei dipartimenti di Francia, in ordine dal pi vecchio al pi giovane, e non per l'alfabeto, cos che di ciascuno ci tocca d'indovinare da che dipartimento arriva, e in breve diventa un gioco che quasi quasi ci si scommette su. Quello li secondo me arriva dalla Corresa, varda che muso da inscemito, e quell'altro, quello che cammina come una scimmia, quello di sicuro salta fuori dal Giura, e cos via per tutti gli ottantasei, e a ogni sorso un colpo di cannone, finch il passamano e il tracanno non finiscono in un grande abbraccio, e baci, e canti sull'aria della Marsigliese che fanno partire il corteo solennevole. Alleluia.


2.

Dopo la morte di Marat, le repubblicane rivoluzionarie non si erano fermate un momento. Lunedi sfilavano per Parigi con la camicia insanguinata e la vasca da bagno del grande patriota. Marted accompagnavano il suo cuore al club dei cordiglieri. Mercoled inondavano le strade col nuovo numero di "L'Amico del Popolo", il giornale di Marat ripreso da Ledere. Gioved andavano alla Convenzione per giurare di mettere al mondo cento, mille nuovi Marat. Poi a qualcuna era venuta l'idea di erigere un obelisco in memoria del tribuno. Bisognava curare ogni aspetto dell'impresa, dal progetto alla raccolta fondi. Dovevano inaugurarlo proprio quel 10 agosto, durante la Festa dell'Unit, e invece c'erano stati degli intoppi.
Claire e Pauline dicevano che i simboli erano importanti, che anche cos le donne si ritagliavano una parte sul palco della rivoluzione, e una volta salite alla ribalta, sarebbe stato pi difficile ricacciarle gi.
A Marie quel discorso suonava bene, ma ai simboli preferiva i gesti. Per esempio legnare un monopolatore per insegnare la lezione a cento compari suoi. O buttare fuori tutti i nobili dall'esercito e dal governo. Ma anche portare la coccarda tricolore sul petto, per dire a tutti quanti che le donne tenevano alla Repubblica e la difendevano ogni giorno, per le strade e in casa, e infino mentre stavano in coda davanti alle botteghe. Le cittadine repubblicane rivoluzionarie invitavano le altre donne a portare sempre la coccarda. In aprile s'era fatta un legge in base alla quale per gli uomini era obbligatorio portarla. Perch le donne no?
- Perch voialtre fate parte del popolo, ma non del popolo sovrano, - le aveva risposto un gecco all'assemblea di sezione.
Quando Marie era andata in giro per il foborgo a raccogliere firme, per estendere la legge anche alle cittadine, tante donne di Sant'Antonio si erano tirate indietro.
- Ma come? - l'aveva sfottuta Georgette. - Vuoi far mettere la coccarda a tutte quante? Pure alle puttane?
Cosi la petizione non aveva ottenuto grandi consensi.
Ora Marie marciava in riga con le compagne, la coccarda bene in vista e il berretto frigio in testa, insieme alle societ popolari che aprivano il corteo. Ognuna portava uno stendardo e sullo stendardo campeggiava l'occhio della sorveglianza, che penetrava una spessa nube coi suoi raggi. Claire Lacombe era la portabandiera e di certo non passava inosservata, con la sua redingote da donna, la figura snella e un viso che aveva fatto fortuna nei teatri di Marsiglia e Lione. Sulla testa, al posto del berretto, portava la corona civica che le avevano consegnato per la sua partecipazione all'assalto delle Tegolerie, proprio il 10 agosto dell'anno precedente. L'alloro era ormai secco e marrone, ma su quei boccoli castani faceva lo stesso la sua figura.
Dietro di loro venivano i membri della Convenzione, con in braccio un mazzo di spighe. Al centro del gruppo, spiccava sulle teste l'arca contenente le tavole di marmo con incisi i diritti dell'uomo e la nuova costituzione. Tutt'intorno ai deputati facevano cordone gli ottantasei commissari di dipartimento, che tenevano in una mano un rametto di vimini e nell'altra un lungo nastro tricolore che li univa tutti quanti.
Subito dopo sfilava il popolo, senz'altra distinzione fra gli individui che i segni del loro servizio alla societ: i sindaci con le fasce tricolori, i giudici con la toga, i fabbri con il mantice e le pinze, i muratori con la cazzuola, i ciechi trainati su un unico carretto. In fondo a questo spezzone avanzava un calesse, tirato da esseri umani invece che cavalli. Gli esseri umani, due uomini e due donne, erano i figli e le figlie di un'anziana coppia seduta a cassetta: simboli della piet filiale e del rispetto per la vecchiaia.
Poi marciavano i soldati, e un cocchio di otto cavalli portava in trionfo la grande urna con le ceneri degli eroi morti per la patria. Marie era troppo avanti per poterla vedere, ma sapeva che al seguito c'erano i parenti dei caduti e che lei non era stata invitata a farne parte. Primo, perch Jacques era un disperso, il suo cadavere non l'avevano trovato; e secondo, perch non erano sposati, anche se vivevano sotto lo stesso tetto.
Infine, in mezzo a un distaccamento di cavalleria, avanzavano otto carretti a due ruote, rivestiti di tappeti con sopra i gigli della casa reale, e dentro scettri, stemmi nobiliari, corone, insegne di conti e marchesi, il tutto sovrastato dalla scritta: "Popolo, ecco ci che da sempre ha fatto la sfortuna del genere umano".
La processione giunse cos su viale della Pescivendola e le repubblicane vennero fatte avanzare fino a prenderne la testa.
Marie si trov di fronte a un arco di trionfo che incorniciava due file di quattro cannoni. Sopra l'artiglieria sedevano a cavalcioni le eroine dell'Ottantanove, quelle che erano andate a Versailles per domandare al Capeto pane, farina e diritti. Vide Georgette, Madeleine, Sophie e le altre. Mancava solo lei.
Il corteo perse la sua compattezza e si dispose in cerchio attorno alla seconda stazione di quella via crucis. Il presidente della Convenzione si fece largo tra i ranghi e consegn alle donne rami d'alloro.
- Che spettacolo! - grid nella sua trombetta, da cui usciva una voce stridula e metallica. - La debolezza del sesso e l'eroismo del coraggio! O libert! Ecco i tuoi miracoli! Grazie a te, mani delicate spinsero questi bronzi, queste bocche da fuoco che fecero arrivare all'orecchio di un re il tuono, annuncio del cambiamento dei nostri destini. O donne! La libert, attaccata da tutti i tiranni, ha bisogno, per essere difesa, di un popolo di eroi: spetta a voi partorirlo. I rappresentanti del popolo sovrano, al posto dei fiori che ricompensano la bellezza, vi offrono l'alloro, emblema del coraggio e della vittoria: voi lo trasmetterete ai vostri figli.
Marie pens che l'alloro al posto dei fiori era il genere di simbolo che le andava a genio e che forse Pauline aveva ragione: alla fine, le settimane trascorse a celebrare Marat erano servite. Ora il coraggio delle donne veniva celebrato e tutto il popolo ricordava le loro gesta.
- Te gira alla larga, ve'! Com' che non t'hanno messo dentro col tuo amico Brissot?
- Eddi, Jeanne, lasciala perdere. Non lo vedi com' ridotta?
Marie si gir in direzione delle voci. Erano Jeanne e Franoise, due ragazze di Sant'Onorio entrate da poco nel club, a rinforzarne la fazione pi vicina a Robespierre.
Ce l'avevano con una donna vestita all'amazzone, che portava un fodero vuoto in cintura. In testa, l'acconciatura, che doveva risalire a mesi prima, sfatta e scarmigliata, mostrava solo un rudere dell'architettura iniziale. La faccia era bianca di cipria e disseminata di nei posticci, tanto da sembrare la caricatura di un vezzo ormai fuori moda.
Il gruppetto stava gi attirando altre donne e anche Marie decise di avvicinarsi, finch non riconobbe Throigne de Mricourt, cos diversa dallo spettro che popolava le sue notti. Erano passati appena tre mesi dal loro violento incontro fuori dalle Tegolerie, eppure sul volto della "puttana di Brissot" sembrava essere passato un decennio.
- L'alloro non  per voi... Non  per voi...
La sua voce da cantante lirica s'era fatta chioccia, velata, e Marie non pot fare a meno di ricordare gli strilli che aveva lanciato mentre la fustigavano.
- E per chi , sentiamo. Magari tuo? - la interrog Jeanne con aria di sfida.
Throigne indic il drappello di donne presso i cannoni. Rest con il dito puntato, come se non le riuscisse pi di parlare.
Intorno, la folla fluiva e andava a ricomporsi in corteo sotto gli alberi del viale, indifferente come l'acqua di un rivo che aggira un masso.
- Per quelle dell'Ottantanove, non di adesso. Non per voi. Per loro -. Frust l'aria con l'indice teso. - Per loro.
- Senti, bella, - la rimbrott Jeanne. - Oggi  la Festa dell'Unit, capito? Non c' noi e loro, questa e quell'altra. Siamo unite. Infino te sei potuta venire qua a farti vedere, ch se non fosse per l'unit ti si dovrebbe cacciar via a calci nel culo.
- Su, Jeanne, vieni, - insistette un'altra. - Rovinarci la festa  proprio quello che vogliono. Non facciamo 'sto favore ai nostri nemici.
- Non  per voi.  per i figli, per gli eroi. Non per voi, capite? Non per voi.
Jeanne fece col braccio un gesto eloquente, come a buttarsi quelle parole dietro le spalle, quindi si allontan, convinta dalle altre a lasciar perdere e a proseguire la festa, mentre Throigne de Mricourt continuava a ripetere il suo ritornello.
- Non per voi... non per voi...
Marie rest in piedi a fissarla, incapace di voltarle le spalle. L'aveva tenuta stretta, insieme alle altre, mentre Georgette le faceva il sedere a strisce. Ricordava la sensazione di quella forza disperata, stretta fra le sue mani, e senti un morso allo stomaco, come ogni volta che riviveva quella scena, nei sogni o nel pensiero. Si ripet ancora che il loro gesto era stato giusto: avevano colpito una privilegiata, una che grazie alle sue amicizie occupava un posto sulle tribune della Convenzione per sostenere il traditore Brissot, e quando certa gente busca quel che merita c' solo da brindare. Eppure non riusciva ad andarne fiera, per quanto non capisse che cosa glielo impediva. L'intervento finale di Marat, proprio lui, a separare le furie dalla loro vittima, era senz'altro una parte del boccone indigesto. Ma che cosa fosse e che sapore avesse di preciso, ancora non avrebbe saputo dirlo.
Per questo continuava a fissare la donna, sperando che i suoi vaneggiamenti finissero per darle una risposta.


3.

Piazza Rivoluzione. Appena un anno fa su quel piedistallo li c'era la statua equina di Luigi quindici. Adesso, al posto della statua del re sul suo bel cavallo con le palle dondolone (del cavallo, non del re), ci hanno issato Madama Libert, col culo sul trono, il berretto frigio sulla zucca e in mano una picca. La statua  in gesso e magari si scioglie col primo temporale, ma adesso fa un figurone. Di fianco, ci hanno piazzato due querce fronzute, dentro dei vasi grandi grandi, e ai rami ci stanno appesi i doni di noialtri francesi alla Nostra Dama: nastri tricolori, cartigli, quadretti per-grazia-ricevuta, e pure gli attrezzi dei vari mestieri, che quelli di sicuro ce li ha messi David, ch nessun artigiano li mollerebbe cos.
Non si pu dire che l'effetto sia brutto, anche perch intanto, di fronte alla statua, c' una pila enormissima di legna, che per arrivarci sopra bisogna usare le scale. E in vetta alle scale ci son due gecchi che ci buttano su gli stemmi dei nobili e dei re, presi via dalle ville e dalle tombe, poi danno fuoco a tutto quanto, un fuoco spaventevole che va su dritto e fa un fumo tanto nero che pensi: varda li, pare che pure al fuoco gli fa schifo quel che sta bruciando.
- Uomini liberi! - si sgargarozza il presidente. - Popolo di eguali, di amici e di fratelli! Costruite le immagini della vostra grandezza, d'ora in avanti, solo con gli attributi del vostro lavoro, dei vostri talenti e delle vostre virt. Che la picca e il berretto frigio, l'aratro e il covone di grano, gli emblemi di tutte le arti che arricchiscono e abbelliscono la societ, formino le sole decorazioni della Repubblica. Terra santa, copriti di questi beni reali che si dividono fra tutti gli uomini, e diventa sterile per tutto ci che serve alle gioie esclusive dell'orgoglio.
Poi da dietro la statua frulla su uno stormo di colombe bianche, tante che ad averci uno schioppo in mano te ne porteresti a casa quattro o cinque per cena, senza nemmeno far la fatica di prendere la mira, negoddio. E quelli con la vista buona dicono che ci hanno pure qualcosa attaccato al collo, come dei bigliettini, e quelli che san leggere dicono che sulla "Gazzetta" c'era scritto cos, che un volo di colombe avrebbe portato su in aria i diritti dell'uomo. E magari David gli ha dipinto pure il tricolore sulle piume.


4.

- Popolo francese! Eccoti offerto al tuo stesso sguardo sotto una sembianza gravida di lezioni istruttive. Il gigante, la cui mano potente riunisce in un unico fascio i dipartimenti che ne costituiscono la forza, quello sei tu! E questo mostro la cui zampa criminale vuole rompere il fascio, e separare ci che la natura ha unito, quello  il federalismo!
Marie fiss la statua di Ercole che, dall'alto di una montagna, dominava piazza degli Invalidi. Brandiva una clava sopra la spalla destra, pronto ad abbatterla su un drago con sette teste. Non le pareva un gran che come scultura, ma anche se lo fosse stata, non sarebbe rimasta a rimirarsela pi di tanto. L'incontro con la Mricourt le aveva guastato la voglia di festeggiare, con tutto che non ne aveva molta gi da principio. Aveva ripreso a marciare distratta, strascicando i piedi, e quando il corteo aveva passato la Senna sul ponte della rivoluzione, nel parapiglia dovuto allo spazio ristretto aveva perso di vista le altre repubblicane. Ora cercava di rintracciarle, facendosi largo ai margini della folla, sotto gli alberi che delimitavano la spianata, alzandosi ogni tanto sulla punta dei piedi per scorgere lo stendardo di Claire. Quando infine lo vide, sgomit fino a raggiungerlo, solo per scoprire che a reggerlo era un'altra.
- Dov' Claire? - chiese Marie.
La donna indic poco pi in l.
Intravide le sagome di Claire e Pauline che discutevano fitto con un uomo. Riconobbe il giovane Ledere. Fu lui il primo a vederla e a sorriderle.
- Marie Nozire! Ben ritrovata. Peccato che io sia in procinto di andarmene.
Marie not che a fronte della giovialit dell'uomo, Claire e Pauline erano scure in volto e stranamente zitte.
- Non fate festa? - chiese.
-  meglio di no, - rispose Ledere. - E poi oggi  la vostra giornata. Sono convinto che sarete voi donne a decidere le sorti della Repubblica. Guardatevi attorno: donna  la statua della libert, donna la natura, donne le eroine di Versailles. Anche la rivoluzione  donna. Non dimenticatelo, amica mia.
Prima che avesse il tempo di riflettere su quelle parole, Marie si ritrov stretta nell'abbraccio di Ledere, che le stamp sulle guance il doppio bacio dei repubblicani. Quindi fece lo stesso con le altre due donne e si dilegu tra la folla.
Marie si volse verso le amiche con una faccia che richiedeva spiegazioni.
- Deve volare basso, - disse Pauline. - Non si far vedere per un po'.
- Perch? - sbott Marie, incredula. - Adesso che c' bisogno di lui per stampare "L'Amico del Popolo"!
Pauline nascondeva a stento la rabbia. Fu Claire a parlare.
- Non glielo fanno pi stampare.
- E perch? - domand Marie. Aveva letto e distribuito gli ultimi numeri del giornale, tutti pubblicati da Ledere, e li aveva trovati anche pi convincenti di quando il direttore era Marat in persona.
Claire riprese: - Due sere fa la vedova di Marat si  presentata alla Convenzione, per denunciare tutti coloro che infangano il nome del marito -. Sollev il numero della "Gazzetta" che aveva in mano. - Leggi qua.
Marie lesse a voce alta, come era abituata a fare: "Io vi denuncio in particolare due uomini, Jacques Roux e un,certo Ledere, che pretendono di proseguire la pubblicazione dei giornali di mio marito e fanno parlare la sua ombra per oltraggiarne la memoria e ingannare il popolo. In suo nome, ordinano di insanguinare la giornata del 10 agosto, col pretesto che il suo animo sensibile, straziato dai dolori dell'umanit, ha pronunciato qualche volta giusti anatemi contro le sanguisughe e gli oppressori del popolo". Sangueddio! - chios Marie. - Se ce l'ha con "L'Amico del Popolo", allora ce l'ha pure con noi che lo diffondiamo.
- Noi non siamo nominate, - disse Claire ripiegando il giornale. - Segno che ancora possiamo decidere.
- Decidere cosa?
- Se stare dalla parte della Montagna o stare con chi dice che la rivoluzione  fatta solo a met.
Marie si senti di nuovo smarrita. Scosse la testa.
- Ma cos facciamo a met pure le repubblicane: una met con gli arrabbiati, l'altra con Robespierre. Non possiamo andare avanti per la nostra strada e sbrisga?
Le altre non risposero e quel silenzio scav un vuoto ancora pi profondo nell'animo di Marie.
- Robespierre si potr mettere contro Roux e Ledere, ma non si metter mai contro il popolo! - disse. E mentre lo diceva si rese conto che cercava di convincere s stessa.
Fu Pauline a parlare.
- La domanda  piuttosto: con chi sta il popolo?
- Il popolo siamo noi, - ribatt Marie. - Lo ha detto anche il vostro amico Tho, un minuto fa, prima di battersela. Dipende da noi!
Si aggrappava alla rabbia per non sprofondare.
Claire annu e fece per ribattere qualcosa, ma una voce arrochita e folle si alz poco distante.
Marie la riconobbe, era di nuovo quella di Throigne de Mricourt. Si era issata sul carretto di un ambulante e non voleva saperne di scendere.
- Due giorni fa hanno arrestato Olympe de Gouges! -blaterava. - L'hanno chiusa a marcire in una cella. L'intelligenza migliore di Francia...
- La De Gouges  una brissotina come te, maledetta pazza! - url qualcuno da sotto.
La Mricourt, pi scarmigliata che mai, punt il dito su chi aveva parlato.
- Lei ha fatto pi di tutte noialtre messe assieme! Ha scritto che le donne devono essere cittadine!
- Le donne sono donne, non uomini!
- Questo  il funerale della Repubblica! - strill la Mricourt con gli occhi spiritati.
Un lancio preciso la colp in piena faccia. Sterco di cavallo.
La donna precipit gi dal carretto.
Solo in un secondo momento Marie si rese conto di essere accorsa ad aiutarla. Le diede una mano a rialzarsi e le offr un fazzoletto per pulirsi il viso.
La Mricourt la fiss e Marie ebbe l'impressione che l'avesse riconosciuta. Invece no, i suoi occhi erano spenti.
- Vattene a casa, - le disse Marie secca. - Questa non  roba per te. E nemmeno per quelle come la De Gouges. Vai o finisci male anche tu.
- Ci finiremo tutte, - rispose l'altra senza pi forza.
Marie scorse Claire e Pauline, poco pi in l, che le facevano segno di venire via. Farsi vedere insieme alla matta della Gironda non giovava certo alla reputazione.
- Fila via... - disse ancora Marie mentre scostava da s la donna malconcia e puzzolente. Poi, a voce bassa, mentre la guardava allontanarsi, aggiunse: - E salvati, se puoi.

Estratto da
PROGETTO DI CONTRORIVOLUZIONE DEI SONNAMBULISTI
letto il 29 luglio 1790 ai comitati di ricerche
dell'assemblea nazionale e della municipalit di Parigi
da Jacques-Pierre Brissot, uno dei membri di questo comitato

Se le azioni pubbliche di quanti ostentano una dottrina stravagante meritano di attirare l'attenzione di coloro che sono incaricati di mantenere la tranquillit generale,  soprattutto nei tempi di disordini, dove follie e visioni possono servire a coprire progetti pericolosi per la costituzione.
La storia dei signori Dhosier e Petit-Jean riguarda in parte il famoso magnetismo animale, e in parte la credenza nelle rivelazioni fatte dalla Vergine a persone messe in stato di sonnambulismo. Si stenta a credere che, in un secolo dove la filosofia ha gettato una luce tanto brillante, dove gli uomini hanno imparato ad appoggiare le loro idee soltanto su solide basi, si trovino ancora esseri tanto deboli da adottare le visioni pi straordinarie, a partire da fatti senza importanza e discorsi tenuti nel delirio.
Eppure tale fenomeno morale esiste; le sette di illuminati aumentano, invece di diminuire; pu darsi che sia il risultato delle circostanze politiche del paese, che lega a dottrine misteriose gli uomini scontenti del nuovo ordine, e che sperano di trovare i mezzi per distruggerlo.

 SCENA NONA
 La Signora Bianca
Estate 1793


I.

Cavalcavano da giorni in silenzio, curvi sotto il peso del viaggio e scambiandosi solo le parole necessarie. Persino Feyfeux aveva smesso con le sue litanie. In compenso, Thuillant produceva un lieve e costante ringhio rivolto al mondo attorno, come un cane teso ad abbaiare contro una minaccia. Lo Sfregiato, sulla sua nuova cavalcatura, un cavallino di montagna che a stento reggeva il peso, teneva il moschetto di traverso sull'arcione, pronto a fare fuoco. Poulidor apriva la strada, e spesso smontava da cavallo per osservare i segni sul terreno.
Il sergente Radoub cavalcava con la mano sull'impugnatura della pistola, come a cercare rassicurazione in quella presenza.
D'Amblanc curava l'irrequietezza ascoltando il dolore del proprio corpo. Dal costato si era diffuso alla spalla e iniziava ad arrampicarsi lungo il collo. Erano anni che il male non si ripresentava in forma tanto estesa. Covava il sospetto di quale fosse il motivo, ma ancora stentava ad ammetterlo. Il paesaggio era sempre pi ostile. Dopo avere attraversato un tratto di terreno vulcanico, costellato di orridi e crateri, erano ridiscesi sull'altro versante dell'altopiano, immergendosi in una foresta, la pi fitta che D'Amblanc avesse mai visto. No, non era esatto. In America ne aveva attraversate di altrettanto fitte e anche pi estese. Forse era quella la ragione del suo male. Era di nuovo in America, di nuovo sottoposto alla fatica delle marce, di nuovo sotto il peso grave di un destino incerto che poteva celarsi dietro ogni cespuglio. Questo risvegliava nel corpo la memoria delle sofferenze patite nel nuovo mondo.
Notava come il sergente Radoub lo seguisse da vicino, il muso del cavallo a fare capolino sul suo fianco destro. In un'occasione il reduce lo sorresse, quando stava per scivolare gi di sella.
D'Amblanc stringeva i denti e proseguiva, come aveva fatto da giovane medico del reggimento del re, quando aveva dovuto riportare a casa s stesso.
Stavano entrando in una zona sulla quale avevano informazioni confuse e discordanti. Qualcuno diceva che era una enclave girondina; altri sostenevano che parecchi scampati dell'esercito cristiano del Mezzogiorno avessero trovato rifugio in quei boschi.
Il giorno prima avevano incrociato un posto di blocco militare. I soldati della Repubblica stavano perquisendo il carro di una famiglia di contadini, in cerca di merce imboscata.
D'Amblanc aveva osservato le facce stolide dei villici che attendevano in fila al lato della strada, dal capofamiglia ai bambini. Non avrebbe saputo ipotizzare cosa stessero pensando dietro quei volti inespressivi. Pareva non pensassero affatto.
Mentre i militari controllavano le sue credenziali, D'Amblanc aveva chiesto loro di quale reggimento fossero e aveva scoperto che si trattava di un battaglione di reclute dell'ultima leva, agli ordini del generale Nanterre.
"Mai sentito", aveva commentato Radoub.
" generale solo da un mese".
"Quanti anni ha?"
"Ventiquattro. Il generale di prima  scappato con i girondini".
Il militare aveva chiesto dove fossero diretti.
"Andiamo in un piccolo paese che si chiama Malacarne".
Il soldato aveva fatto mente locale ma non era riuscito a ricordare dove si trovasse. Poco male, aveva detto D'Amblanc, possedevano una mappa.
" oltre la foresta".
" la zona peggiore. Ci sono i monarchici laggi". Poi aveva aggiunto: "Fate attenzione. Il battaglione si muove in fretta".
D'Amblanc non aveva inteso cosa il militare volesse dire. Aveva salutato e la piccola compagnia d'uomini era sfilata davanti alla famiglia di contadini seduta sul ciglio della strada.
Si erano inoltrati nel bosco, lungo un sentiero insidiato dalla vegetazione, che sembrava volerlo divorare.
D'Amblanc immaginava gli uomini di quelle lande pi impegnati a resistere alla pressione della natura che a decidere chi dovesse governarli, se un tiranno o loro stessi.
Transitarono davanti a due cadaveri, gonfi e dilaniati dagli animali notturni. Poulidor fu il primo a notarli, ma il fetore era talmente intenso che non ebbe bisogno di avvertire la compagnia. Tennero i fazzoletti sulla bocca e sul naso. Le carcasse erano stese una accanto all'altra, sul bordo del sentiero, come se qualcuno ve le avesse lasciate a bella posta. Thuillant diede di stomaco, senza nemmeno smontare.
L'immagine si stamp nella mente di D'Amblanc: i tratti del volto indistinguibili ormai, niente scarpe n zoccoli, niente borse n camicie. Oltre agli animali della notte, qualcun altro aveva visitato i cadaveri, senza prendersi la briga di seppellirli. Non lo fecero nemmeno loro. Tirarono diritto fino al tramonto, quando si accamparono di nuovo sotto le stelle, in prossimit di un torrente che serpeggiava in mezzo alla foresta.
Gli uomini ne approfittarono per bagnarsi e lavare via il sudiciume del viaggio. Allestirono un magro pasto, mentre D'Amblanc si distendeva, trattenendo il fiato per il dolore.
Radoub prepar il giaciglio accanto al suo.
- Quanto credete di potere andare avanti?
- Cosa intendete dire? - ribatt D'Amblanc.
- Intendo dire che il laudano  finito.
- Posso farcela. Stringer i denti.
Gli occhi acquosi di Radoub luccicavano ai raggi della luna.
- Sono soltanto vecchie ferite o avete anche qualche osso fuori posto?
D'Amblanc senti la voce riaffiorare dal pozzo dei ricordi, inconfondibile.
Aus meinen Hnden...
- Le ossa non c'entrano. Sono i ricordi.
- I ricordi?
Dalle mie mani das Fluidum... il flusso investir l'ostacolo e lo spazzer via.
- Una volta un uomo mi ha detto che a riaprire le cicatrici sono i ricordi cattivi. Lui riusciva a mandarli via senza bisogno di ricorrere al laudano.
- I brutti ricordi fanno male soltanto al cuore, - ribatt Radoub. - Avete male al cuore?
D'Amblanc ci pens un istante, quanto bast a ricordare un profumo e un paio di occhi verdi.
- Forse si.
Il sergente sospir. La stanchezza gli segnava il viso impietosa.
- Che vi  successo in America?
- Durante un trasferimento gli indiani ci attaccarono e fui catturato, - rispose il dottore.
Radoub grugni.
- Ricordo bene gli indiani. Alle volte ho dubitato che appartenessero al genere umano. Sono capaci di cose indicibili...
- Non sono diversi da noi, - replic D'Amblanc. - Sono simili nel bene e nel male all'uomo come doveva essere nei giorni in cui il mondo era agli inizi. Simili nella mentalit ai nostri contadini e pastori pi poveri. Ci che fecero a me non  dissimile da quello che potrebbero farvi i bifolchi della Vandea o anche quelli di qui.
Una fitta lo costrinse a interrompersi, troncandogli il fiato in gola.
Radoub non si mosse, si limit a scrutarlo con severit.
- Sono convinto che sarebbe meglio tornare indietro.
- Non adesso, - ribatt D'Amblanc ritrovando la voce. -Non ancora.
- Accidenti, D'Amblanc... - obiett l'altro, ma venne interrotto.
- Sono io il capo della missione. La decisione spetta a me.
- Io per vorrei riportarvi a Parigi tutto intero.
D'Amblanc trasse alcuni respiri profondi.
- Se dovessi avere una crisi, dite agli uomini di strofinarmi le tempie e i piedi con vigore.
Il sergente mormor qualcosa tra s e s, quindi si volt su un fianco per provare a dormire.


2.

Il campanile fu la prima costruzione umana che avvistarono dopo giorni. Svettava candido tra il verde degli alberi.
Malacarne era una manciata di case assediata dalla foresta. A D'Amblanc vennero in mente i funghi che crescono a macchie in mezzo all'erba.
L'intero paese li aspettava sulla porta principale. In piedi, zitti, come fossero statue umane per una raffigurazione sacra: donne, bambini, uomini anziani. Le facce della miseria, poca carne su ossa e muscoli.
Impossibile immaginare chi li avesse avvisati del loro arrivo. Negli ultimi due giorni non avevano incrociato anima viva e la foresta era troppo fitta per consentire avvistamenti alla distanza.
Il mistero fu svelato poco dopo. La donna che parl per prima, di un'et indefinibile, occhi chiari e viso segnato che serbava qualcosa di simile all'avvenenza, pronunci parole che non lasciavano dubbi.
- Margot aveva detto che sareste arrivati.
D'Amblanc si stup per l'ottimo francese della donna, ma finse di non aver sentito, si guard attorno e chiese del sindaco.
Fu la stessa donna a rispondere.
- Il nostro sindaco non c' pi.
-  scappato?
- No,  morto. Margot aveva predetto anche questo.
D'Amblanc senti una fitta alla schiena e trattenne una smorfia di dolore.
- Vi ha per caso detto anche chi siamo e cosa siamo venuti a fare?
Segui un lungo silenzio, durante il quale gli occhi della donna non si staccarono mai da lui.
- Siete qui per la vostra pena, - disse infine. - Siete venuti guidati dal vostro male.
D'Amblanc incroci lo sguardo di Radoub. Gli mancarono le forze. Il sergente lo afferr per un braccio e lo aiut a smontare da cavallo. D'Amblanc fece il suo ingresso in paese camminando aggrappato all'animale. Gli trovarono un letto su cui farlo riposare, in quella che era stata la casa del curato, anch'egli scomparso. D'Amblanc si coric con le pistole incrociate sul petto.

Dorm per diverse ore. Non fu un sonno ristoratore, bens travagliato da incubi terribili. Sogn la voce di Mesmer, il suo inconfondibile accento tedesco, il timbro forte e accattivante al tempo stesso. Non riusciva a distinguere le parole, gli pareva che parlasse da una grande distanza. Cercava di raggiungerlo, attraversando un bosco fitto, con i rami che trattenevano i vestiti. Sentiva il legno graffiare la pelle, aprire ferite. Infine giungeva in una radura, al cui centro c'era Mesmer. La sagoma nota, il lungo abito, il mantello, la chioma fluente. Portava una maschera nera. D'Amblanc gli diceva che i bagni e i massaggi non bastavano pi, lo implorava di chiamare il marchese di Puysgur, perch aveva bisogno di essere sonnambulizzato e liberato dal dolore. Per tutta risposta l'uomo si toglieva la maschera e rivelava il viso della donna che lo aveva accolto alle porte del villaggio.
"Non c' nessun marchese, - diceva. - Soltanto il cavaliere".
A quel punto si svegli. La prima cosa che vide furono le sue pistole appoggiate su una sedia accanto al letto. La seconda fu il crocifisso, sulla parete sopra la sua testa. Un uomo bloccato e sofferente, con una vistosa ferita al costato. D'Amblanc pens a s stesso.
No, si disse. Non  questo che sono. Si sollev a sedere. La stanza era spoglia e a malapena illuminata dalla luce che filtrava dalla finestra semichiusa.
Pass una mano sotto la camicia e la osserv per accertarsi che non vi fosse sangue, rendendosi conto di quanto fosse sciocco quel gesto. Si alz, infil giacca e stivali e apr la porta, solo per trovarsi faccia a faccia con Poulidor.
- Porco diavolo, vi siete tirato su, finalmente. Avete blaterato tutto il tempo...
D'Amblanc sbirci oltre la sua spalla. Un ampio locale, forse un refettorio, con un grande camino annerito dalla fuliggine, un tavolaccio lungo e le panche ai due lati. La scorta era al completo, tutti li dentro.
Il sergente Radoub raccolse un pentolino e gli vers del liquido caldo in una tazza.
- Bevete. Vi rinfrancher.
D'Amblanc sedette accanto a lui sulla panca.
- Cosa succede? Perch siete tutti qui dentro?
- Perch non ci piace l fuori, - rispose Radoub indicando la finestra.
D'Amblanc si spost per sbirciare attraverso l'inferriata.
I paesani erano ancora radunati nello spiazzo davanti alla canonica e guardavano nella loro direzione, immobili. Il pomeriggio era al termine, una luce arancione inondava le case.
- Sono sempre rimasti li? - chiese.
Radoub annu.
- Cosa fanno?
- Niente, - rispose Radoub scrollando le spalle. - Ci guardano.
- Mi vengono i brividi, - disse Thuillant. - Il sindaco e il parroco sono morti. Qui non comanda nessuno. Non c' re n Dio, n Repubblica. Facciamo quello che dobbiamo fare e filiamo via.
D'Amblanc torn in camera a raccogliere le pistole. Le infil in cintura e le copr coi lembi della giacca.
Non vi fu bisogno di dir nulla. Gli uomini raccolsero le armi e lo seguirono all'esterno, disponendosi ai suoi fianchi.
D'Amblanc scrut in mezzo ai volti impassibili dei paesani, cercando la donna che lo aveva interpellato all'arrivo, ma senza trovarla.
- Mi chiamo Orphe d'Amblanc. Vengo da Parigi su mandato del comitato di sicurezza generale, - disse ad alta voce.
- Voglio vedere una bambina che abita in questo paese. Si chiama Margot Tourlan.
Per qualche secondo non accadde niente, poi gli abitanti di Malacarne si volsero e si incamminarono tutti nella stessa direzione.
D'Amblanc scambi un'occhiata con i suoi e decise di seguire quella gente, tenendosi a una certa distanza.
Giunsero a una casa in fondo al paese, dove iniziava una lieve discesa. Gli abitanti si aprirono per lasciare passare i forestieri. D'Amblanc ordin agli uomini di rimanere a presidiare l'ingresso. Sali soltanto con Radoub, lungo una vecchia scala che a ogni passo lanciava un lamento legnoso. A D'Amblanc parvero i propri stessi gemiti. Arriv in cima con un lieve affanno. Sentiva lo sguardo indagatore di Radoub che lo controllava.
La porta si apriva su un'unica stanza, dalla quale sembravano essere stati tolti i mobili. Le travi dal tetto scendevano verso il pavimento, dove il soffitto diventava pi basso. Al centro, seduta su una sedia, una bambina. Margot.
La bambina che parla con gli angeli, con la beata Vergine, forse con Cristo stesso. Capelli neri, occhi grandi, spalancati su quel piccolo, angusto mondo. Quanti anni poteva avere? Sette? Otto?
La donna in ginocchio davanti a lei che le accarezzava la fronte era quella con cui D'Amblanc aveva gi parlato, quella che era apparsa nell'incubo.
- Siete la madre di Margot Tourlan? - le chiese.
La donna si alz e annu.
- Juliette Tourlan.
- Dov' suo padre?
- Con Dio.
D'Amblanc si avvicin alla bambina, senza smettere di osservarla.
- Margot, io sono un dottore. Sono qui per visitarti.
-  vero? - chiese la madre.
- Certo, - disse D'Amblanc. - Margot non l'ha predetto questo?
La donna tacque e fu invece la bambina a parlare.
- Chi visita voi?
Aveva una voce che suonava pi adulta della sua et.
- Me?
- Si, - disse Margot. - Per la vostra ferita.
Indic D'Amblanc e una scarica di dolore lo colp al costato. Sussult, tossi, ma riusci a rimanere dritto.
- Il Signore le ha dato un dono, - disse la madre. - Margot vede cose che nessun altro pu vedere.  figlia degli angeli.
D'Amblanc la guard come si guarda un alienato in preda al delirio, eppure sembrava assolutamente lucida. Gli occhi per... D'Amblanc se li ritrov davanti come nell'incubo.
- Uscite, per favore, - disse.
La madre lo fiss senza capire.
D'Amblanc le indic la porta.
- Radoub! - chiam.
Il sergente si avvicin.
- Accompagnate dabbasso la cittadina Tourlan.
Solo quando senti le scale smettere di lamentarsi, D'Amblanc si inginocchi di fronte a Margot. Le tocc una caviglia e la fronte, per stabilire la catena magnetica. La bambina lo lasci fare.
- Chiudi gli occhi, adesso. Riposa.
Margot abbass le palpebre.
- Riposa... - mormor D'Amblanc.
- Lo faccio gi.
- Stai dormendo?
-  come se sto dormendo.
D'Amblanc annu ai propri presentimenti.
- Ora rispondimi:  vero che parli con Dio?
- No.
- Con chi, allora?
- Con la Signora Bianca.
- Chi  questa Signora Bianca?
- Voi lo sapete.
- Come faccio a saperlo, Margot?
- Portate il suo nome.
D'Amblanc sorrise a quell'ingenuit infantile. Dame Blanche. Un gioco di parole a cui non aveva pensato.
-  solo un nome. Dimmi, chi  lei?
- Non lo so.
-  bella?
- Molto bella, si. Quasi come mia madre.
- Si inginocchia davanti a te?
- Si, mi lava i piedi e poi il viso.
- E ti parla, anche?
- Si. Mi parla di Nostro Signore. Io ascolto.
- Molto bene. Quando vuoi puoi aprire gli occhi.
La bambina sbatt le palpebre e riprese a fissarlo.
Lui ebbe l'istinto di darle una carezza, ma ritrasse la mano davanti all'aria stranita della bambina.
Richiam dentro la madre e usc a sua volta nel pianerottolo.
Radoub gli parl a bassa voce.
- L'avete... sonnambulizzata?
- Non  stato necessario, - rispose con un bisbiglio. - Qualcuno l'aveva fatto prima di me.
- Chi?
- La madre. Quando sono entrato lo stava facendo.
- Cosa significa?
- Significa che la bambina sembra sveglia ma non lo .  la madre a suggerirle cosa dire mentre  in stato sonnambolico. Dopodich la bambina non ricorda pi nulla, se non che una bella signora le ha toccato i piedi e il viso. Non ci sono n angeli n santi.
Radoub si gratt la testa.
- Come diavolo fa una contadina in questo luogo dimenticato da Dio a conoscere certi stratagemmi?
D'Amblanc si port una mano al fianco.
-  quello che intendo scoprire, - sibil tra i denti.
- Voi state male...
- Non importa. Devo parlare a quella donna.
D'Amblanc rientr nella grande soffitta.


3.

- Chi vi ha insegnato a sonnambulizzare? - chiese D'Amblanc.
Juliette Tourlan lasci passare qualche istante prima di rispondere.
- Non capisco.
Era in piedi accanto alla figlia, le teneva una mano sulla spalla, e ogni tanto le dita scorrevano sulle punte dei capelli.
- Quello che fate alla bambina, - spieg D'Amblanc. - Chi ve l'ha insegnato?
- Nessuno.
- Mentite.
- Il Signore non vuole che io menta. Nessuno mi ha insegnato.
- Avete visto farlo? - insistette D'Amblanc.
Questa volta la donna annu.
- Siete stata sonnambulizzata in passato?
Un altro assenso.
- Da chi?
- Dal cavaliere d'Yvers.
Come Nole Chalaphy, pens D'Amblanc. Dunque era questo che faceva Yvers, metteva alla prova le proprie doti di magnetista sui contadini. Le parole di Mesmer gli rimbalzarono in testa. "Oggi avete visto un nobile magnetizzare einen Bauem, un contadino. Ma avete mai visto un contadino fare lo stesso a un nobile?"
- Yvers vi faceva addormentare? Vi parlava?
- Era la voce di un angelo... - rispose Juliette Tourlan con aria sognante. - Volevo ascoltarla per sempre. Mi parlava di Dio. E anch'io gli parlavo.  lui che mi ha insegnato a parlare bene e io l'ho insegnato a Margot. Ha aiutato la mia famiglia. Mi ha infuso la gioia.
D'Amblanc medit su quelle parole. Avvertiva la presenza di Radoub, alle sue spalle, a pochi passi di distanza. Pareva che evitasse persino di respirare.
Madre e figlia lo fissavano, gli occhi dell'una erano la copia in miniatura di quelli dell'altra. D'Amblanc avverti ancora una fitta al costato e subito una seconda alla base del collo. Barcoll, ma riusc a rimettersi dritto.
Streghe. Nei secoli oscuri le avrebbero bruciate sul rogo. Oggi si trattava di decidere se mandarle alla ghigliottina o in un sanatorio per alienati. Gli sovvenne un pensiero.
- Come  morto il padre di Margot? - domand con voce soffocata.
- Non ho detto che  morto, - rispose la donna.
- Avete detto che  con Dio.,
- L'angelo  tornato a Dio.
Un'altra carezza sui capelli neri della figlia.
D'Amblanc senti un brivido crepitargli nella schiena. Ebbe la sensazione che anche Radoub avesse sussultato.
- Intendete dire che Margot  figlia...
- Dell'angelo. Si. Per questo ha il dono.
A Radoub scapp un'imprecazione a mezza voce.
- La preveggenza?
- La Vergine ci parla per bocca di Margot. Cosi sappiamo di chi possiamo fidarci e di chi no.
- Di noi cosa vi ha detto? - chiese D'Amblanc.
- Che il male che portate consuma voi stessi.
D'Amblanc si alz e raggiunse la finestra, nel punto dove il soffitto era pi basso. La luce cominciava a calare, e le persone l fuori prendevano l'aspetto di sagome vaghe, confuse con le loro ombre allungate. L'effetto era quello di creature gigantesche e smilze che si protendevano sulla via del paese.
- Perch non avete un parroco? - chiese.
La donna non rispose.
D'Amblanc si volt verso di lei.
- Dov' il parroco?
-  morto.
- Come il sindaco. Di cosa?
Ancora silenzio.
Radoub tossi nervoso, ma D'Amblanc fece finta di non averlo sentito.
- Cittadina Tourlan, ve lo chiedo ancora: di cosa sono morti il sindaco e il parroco?
La donna non rispose.
Un cenno di Radoub, che nel frattempo si era spostato a un'altra finestra, attir l'attenzione di D'Amblanc.
- L fuori hanno acceso delle torce. Scende il buio. Non mi piace per niente.
D'Amblanc guard. Gli parve che i paesani si fossero avvicinati all'ingresso dell'abitazione. Un mormorio indistinto, una litania, si alzava dalla piccola folla. Forse una preghiera.
La scala cigol e Thuillant si stagli sulla porta.
- Sergente,  meglio se calate dabbasso.
Radoub si volt verso D'Amblanc.
- Per l'ultima volta... - disse questi alla donna. - Di cosa sono morti il sindaco e il parroco?
- Era un prete falso, - sibil la bambina.
D'Amblanc fu colto alla sprovvista.
- Mandato qui per conto della repubblica, - aggiunse la madre. - Il sindaco diceva perfino di essere lui, la repubblica.
La litania saliva dalla strada sempre pi forte.
- Li hanno uccisi loro! - ringhi Radoub.
Un bagliore giallo riverber sulla finestra.
- Andiamo via, D'Amblanc.
La litania saliva dalla strada, sempre pi forte.
D'Amblanc sembrava catturato dalle due figure che aveva davanti. Lo colp una fitta pi intensa delle altre, che lo lasci senza fiato. Si pieg e cadde seduto per terra.
La litania saliva dalla strada. Sempre pi forte.
Radoub lo aiut a rialzarsi, fece per trascinarlo via, ma D'Amblanc opponeva resistenza.
Arranc verso la donna e la bambina.
Juliette allung una mano ad accarezzargli il viso.
-  stata la Vergine a dirci di farlo, - disse.
- Devi liberare anche lui, mamma, - mormor Margot.
La preghiera era ormai il rombo di una marea montante.
Thuillant torn sulla porta e grid che dovevano andarsene subito. Radoub prese a trascinare D'Amblanc, che faticava a reggersi in piedi.
- Devi farlo, mamma, - ripet la bambina con gli occhi accesi di una luce nera. - Liberali tutti.
Juliette and alla finestra e la spalanc sulla folla.
- Margot ha detto di liberarli! - grid.
Una piccola selva di torce circond gli uomini della scorta che difendevano l'uscio. Radoub scese le scale con D'Amblanc e giunto in fondo lo caric sulle spalle dello Sfregiato, mentre gli altri tenevano lontana la gente spianando le armi. Feyfeux colp una donna con il calcio del moschetto e quella croll a terra. Gli uomini approfittarono del parapiglia per aprirsi un varco e fuggire.
Juliette Tourlan gridava ancora dalla finestra.
D'Amblanc, sballottato sulla schiena dello Sfregiato, vedeva la donna capovolta, come fosse appesa a un cornicione. Un pipistrello strillante.
Corsero fino alla canonica e si barricarono l dentro. Gli uomini si misero alle finestre con le armi spianate, mentre D'Amblanc veniva steso sulla panca.
Radoub ordin allo Sfregiato di strofinargli i piedi, lui prese a sfregargli le tempie.
I paesani ci misero poco a presentarsi sullo spiazzo l davanti. Non avevano solo torce, ma anche forconi, falci, mannaie. Inizi un lancio di pietre e zolle incendiate contro le finestre.
Dall'interno, Ipoulidor e Feyfeux esplosero alcuni colpi che fecero arretrare la canea. D'Amblanc si liber dalla presa dei due uomini e strisci fino alla finestra. Scorse Juliette in mezzo alla folla. Non poteva distinguerne i tratti, ma era come se la donna lo stesse guardando.
- L'Angelo pu liberarvi dal male, - gridava. - Voi lo sapete. Non resistetegli.
A D'Amblanc parve che i dolori cessassero, per poi ricominciare pi forti di prima, fino a farlo contorcere.
- Vieni. L'Angelo pu guarirti. Ha guarito tutti noi.
II dolore divenne insopportabile. D'Amblanc estrasse una delle pistole e fece per puntarsela sotto il mento. Radoub lo ferm e gliela strapp di mano.
Ripresero a massaggiargli le estremit finch la crisi non raggiunse il suo picco e fece sputare fuori l'anima a D'Amblanc con quanto fiato aveva in corpo.
In quell'istante il cielo tuon.
Il boato dei paesani si mescol allo schianto del campanile che crollava sullo spiazzo. Non pochi vennero schiacciati. D'Amblanc vide la sagoma di Juliette sparire sotto una nuvola di polvere e detriti. La gente prese a fuggire in tutte le direzioni, ma i pi si buttarono in ginocchio a pregare.
Il secondo rombo apr uno squarcio sul tetto della chiesa.
Il terzo centr lo spiazzo davanti all'edificio e fece a brandelli altra gente.
Radoub diede l'ordine agli uomini di uscire. Lui e lo Sfregiato sollevarono D'Amblanc e corsero lontano dalla canonica, in tempo per vedere una quarta e una quinta cannonata distruggere ci che rimaneva di quel lato del paese.
Appoggiato a un albero, D'Amblanc riprese fiato. Feyfeux e Thiullant li raggiunsero trascinando con s i muli e i cavalli. Il chiaro di luna rendeva ben visibile il paese di Malacarne che veniva sbriciolato. I lampi sul crinale della collina indicavano la posizione delle batterie. Radoub decise di allontanarsi ancora. Muoversi in mezzo alla boscaglia, e con le bestie al seguito, fu una tortura. A D'Amblanc sembr di vivere il proprio incubo, con i rami che gli graffiavano il corpo e la faccia, mentre si teneva stretto all'arcione, piegato in avanti sul collo dell'animale. Gli altri procedevano a piedi, sfruttando quel poco di luce lunare che si intrufolava l sotto, spinti dalla paura e dalla disperazione.
Poulidor venne mandato in avanscoperta e torn dopo mezz'ora, dicendo che si trattava di un contingente di giubbe blu della Repubblica. Decisero di attendere nel bosco la fine del bombardamento. D'Amblanc sbirciava i pezzi che tuonavano uno dopo l'altro. Quando i colpi cessarono, inizi l'incursione. I soldati risalirono il versante e piombarono sul paese. Le due ore successive furono un susseguirsi di ordini, grida, legno sfondato, spari, fuoco, altre grida.
Uno spettacolo al quale D'Amblanc e la scorta assistettero muti, come in attesa del proprio stesso destino. La luna era ormai alta nel cielo, quando decisero di palesarsi. A scanso di equivoci, mentre uscivano dall'intrico di rami intonarono La Marsigliese.
Gli artiglieri e i fanti li circondarono e li scortarono fino a un piccolo fal in mezzo alle macerie del campanile, intorno al quale si radunava un capannello di facce logore e mal rasate.
D'Amblanc trov la forza di porgere all'ufficiale in comando la lettera del comitato. Il giovane che la ricevette si rivel essere il generale Nanterre in persona.
- Da dove venite? - domand.
- Da qui, negoddio! - rispose Radoub. - Quando avete iniziato a cannoneggiare ci siamo messi in salvo nel bosco. Per poco non ci restavamo sotto.
- Malacarne  un covo di partigiani della monarchia, -disse l'ufficiale. - O almeno lo era, - aggiunse. - Ci  stato segnalato che il villaggio dava asilo a un gruppo di scampati dell'esercito cristiano del Mezzogiorno.
- Ne siete sicuro? - chiese D'Amblanc con un filo di voce.
Il giovane sorrise sconsolato per la sua ingenuit.
- Questo non  un posto n un tempo dove si possa nutrire il dubbio troppo a lungo.
Alla luce di una lanterna da campo, D'Amblanc osserv meglio il viso del generale. Il suo sguardo era quello di un vecchio.

CONVENZIONE NAZIONALE
Estratto dalla seduta del 5 settembre 1793
(anno II della Repubblica francese, una e indivisibile)

BARRE, A NOME DEL COMITATO DI SALUTE PUBBLICA Da molti giorni, tutto sembrava annunciare una sommossa dentro Parigi. Lettere intercettate, dirette all'estero oppure ad aristocratici residenti in Francia, dichiaravano lo sforzo costante dei loro agenti affinch ci fosse una sommossa in quella che essi chiamano "La Grande Citt". Ebbene l'avranno, questa sommossa... [Si alzano vivi applausi] ma l'avranno organizzata e regolarizzata da un esercito che eseguir finalmente quel gran motto che dobbiamo al comune di Parigi: "Mettiamo il Terrore all'ordine del giorno". E cos che spariranno in un istante i monarchici, i moderati e la turba controrivoluzionaria che agita la citt. I monarchici vogliono il sangue? Ebbene, avranno quello dei cospiratori, dei Brissot, delle Marie Antoniette. Da domani, il comitato vi proporr il modo per avere  Parigi un esercito rivoluzionario di seimila uomini e duecento cannoni [Applausi].
JEANBON SAINT-ANDR C' un'altra misura da prendere. Esiste a Parigi una classe d'individui che, malgrado la debolezza del loro sesso, fanno molto male alla Repubblica. Corrompono i giovani, e invece di renderli vigorosi e degni degli antichi Spartani, ne fanno dei Sibariti, incapaci di servire la libert: intendo parlare di quelle donne impudiche che fanno un vergognoso commercio dei loro fascini.  una peste della societ, e ogni buon governo dovrebbe bandirle dal suo seno. Domando che il comitato di salute pubblica esamini se non sarebbe utile soffocare questo germe di controrivoluzione, deportando oltremare le donne di malavita [Applausi].
Una delegazione delle tre sezioni di Sant'Antonio domanda giustizia contro coloro che hanno ingannato il popolo sulla situazione degli approvvigionamenti di Parigi. Noi non abbiamo servitori, dice l'oratore, per andarci a cercare il pane; sono le nostre donne a farlo, e molte hanno perduto la vita alle porte dei fornai. Preghiamo l'assemblea di decretare che cento uomini per sezione percorrano le campagne e facciano eseguire la legge che ordina l'esportazione dei grani nelle diverse regioni della Repubblica.

 SCENA DECIMA
 Pesci in faccia
26 agosto -13 settembre 1793


I.

Dietro le porte, la brigata femminile era in preda al nervosismo dell'attesa.1 Dall'interno, dalla Convenzione, dal luogo in cui si decidevano i destini di tutti, giungevano voci e accenti diversi. Tra le donne, alcune dondolavano sulle gambe guardandosi i piedi, le mani dietro la schiena; altre parlottavano a bassissima voce. Nella sala si discuteva un argomento all'ordine del giorno da mesi: il pane, cio di che vivere. Quanto pane c'era, e come fare perch bastasse a tutti. La discussione era accesa. Vicino alla porta, Marie ripeteva i passaggi significativi, quelli che riusciva a cogliere, a beneficio delle altre.
Intanto Claire Lacombe, attorniata dalle amazzoni in berretto frigio, ripassava il testo della petizione e lo imparava a memoria. Era attrice, e non avrebbe fatto la cattiva figura di leggere un discorso, proprio al cospetto di una platea cos importante.
Claire brillava, perfettamente vestita. Il taglio d'abiti era impeccabile, la stoffa di alta qualit, ricavata da un elegante vestito di scena, ancorch maschile. Lo stile era quello che per strada chiamavano "all'inglese", ed era considerato uno stile rivoluzionario. Il velluto verde della giacca mandava riflessi, i bottoni dorati spiccavano come gemme.
Claire Lacombe era un esempio di ci che fino a poco tempo prima era stato l'impensabile. Claire Lacombe, con tanto di stocco alla cintura. La situazione, e il fatto che a portare la lama fosse una donna vestita da uomo, rendeva l'arma piuttosto dissimile da un mero ornamento.
Marie pens alla prima volta che aveva visto un'amazzone, la Mricourt, e all'odio che aveva provato per quella figura. Era trascorso poco tempo, ma gli eventi avevano lavorato nella mente e nel cuore di Marie. Ora, eccola al fianco di altre amazzoni, donne vestite da uomini che, in quel momento, le parevano incarnare la parte giusta. Un'ulteriore conferma, del resto, l'avevano avuta per strada, mentre si dirigevano alla Convenzione. Alla vista di quell'accolita di donne in berretto frigio, coccarde al vento, vestite in fogge maschili, alcuni avevano reagito scuotendo il capo, altri lanciando lazzi e dandosela a gambe subito dopo, ma certuni avevano approvato e applaudito. A quegli applausi, aveva notato Marie, il volto di Claire Lacombe si era illuminato. Nel suo abito all'inglese trasudava fierezza. Sotto l'antico regime, tante donne insieme si vedevano solo al mercato, o per qualche processione o cerimonia di preti. Tuttavia, data l'importanza dell'occasione, Marie credeva che fosse meglio dismettere gli atteggiamenti provocatori. Per parte sua aveva indossato una giacca da uomo dal guardaroba di Claire, ma sotto se la sarebbero tenuta cos com'era, con la sottana, ch infilare i pantaloni proprio non le veniva naturale.
- Marie, dicci che succede. Da qui sento ben poco.
Una vocina, quasi infantile. Apparteneva a una delle pi giovani. Marie accost l'orecchio alla fessura tra le porte, mentre il gruppo di donne assisteva in silenzio.
- La delegazione di Vincennes dice che la guardia nazionale respinge con le armi chi viene da fuori a comprare il pane in citt.
La giovane assunse un'aria grave.
- Ricordiamoci perch siamo qui, cittadine. Se il popolo chiudesse una volta per tutte la partita con chi l'affama, il pane si troverebbe e ce ne sarebbe abbastanza per tutti, -concluse con enfasi.
Marie la fiss. I lineamenti fini, capelli inanellati che uscivano dal berretto. Le forme sottili, davvero quasi maschili, appena celate dalla foggia degli abiti. Marie si chiese se quelli l dentro avrebbero capito. Davvero un'amazzone che chiedeva giustizia poteva affiancare la madre che chiedeva il pane? O sarebbe stato troppo, per quelle belle teste?
Se ne stava li, a elucubrare, quando ud dall'altra parte avvicinarsi dei passi.
Con lentezza, le porte si aprirono.


2.

Un mare di volti. Gli occhi fissi sulle donne, specialmente su Claire. C'era da aspettarselo. Claire Lacombe era un'immagine indimenticabile. Marie capi che qualcosa di profondo, di importante, stava accadendo alle loro vite, concentrato nel corpo e nella voce della sua nuova amica.
Senti gravare sulla testa gli enormi candelabri e il grande tricolore. Sacrodio, non era stata cos emozionata nemmeno il giorno che volevano arrestare lo sbirro Muzine.
Mentre prendevano posto, dalle tribune del pubblico sali il brusio. Marie sapeva che vi avrebbe trovato le compagne del foborgo e non dovette cercare troppo per individuare Georgette. La donna continu a sferruzzare, senza il minimo cenno di saluto. Marie pass un'occhiata sulle altre, Madeleine, Amandine, Sophie. Chi voltava la faccia, chi ghignava e parlottava con la vicina. Il fatto di non indossare i pantaloni non doveva renderla, ai loro occhi, cos diversa dalle altre amazzoni. Marie prov una pena profonda.
Claire prese la parola, e Marie ne fu confortata. Erano li per farsi valere e l'avrebbero fatto.
- Cittadini legislatori! Indignate dalle prevaricazioni innumerevoli che hanno avuto luogo in tutte le amministrazioni, e soprattutto al ministero dellTnterno, noi veniamo a provocare la vostra severit e a reclamare l'esecuzione delle leggi costituzionali. Noi non l'abbiamo chiesta a gran voce, questa costituzione, perch la si possa violare impunemente. Mostrateci di voler salvare la patria con la destituzione di tutti i nobili dagli incarichi di governo e dall'esercito.
Da diversi banchi si alzarono commenti di cui Marie non colse la natura. Claire doveva aver inteso qualcosa di pi, perch fece una pausa, un sorriso e prosegui.
- Non basta l'aver dato al popolo le leggi, bisogna che esso ne avverta gli effetti.  possibile che il popolo debba constatare con indignazione che degli uomini si ingrassano col suo sangue, mentre lui muore in miseria? Noi non crediamo pi alla virt di questi uomini, i quali si sono coperti col mantello del patriottismo solo per dedicarsi impunemente all'ingiustizia e al brigantaggio.
Proteste, risate, occhiate di compatimento. Claire and avanti.
- Volete convincerci che i nobili non hanno tra voi dei difensori? Destituiteli da tutti i posti che occupano. Non dite che ci vorrebbe dire sbandare l'esercito, privandolo di capi esperti: pi hanno talento e pi sono pericolosi. Mettete al loro posto quei bravi soldati che fino a ora sono stati soppiantati con l'intrigo. Se, sotto il regno del dispotismo, il crimine aveva la preferenza, sotto il regno della libert solo il merito dev'essere onorato. Voi avete decretato che gli uomini sospetti verranno arrestati: ma non  una legge ridicola, dal momento che gli uomini sospetti sono gli stessi che la dovrebbero rendere esecutiva?
Una voce si alz dai banchi della destra.
-  inaccettabile! Si mette in dubbio la buona fede della Convenzione! Il discorso lo ha scritto quel Ledere!
Un'ondata di mormorii e commenti attravers la sala. Marie not che dalle tribune dove stavano Georgette e le altre piovevano ingiurie. Madeleine indirizz alle petizionarie un gesto osceno.
In seguito alle esortazioni di Robespierre, che presiedeva la seduta, torn una relativa calma.
Claire aveva la fronte corrugata, gli occhi lanciavano saette. Prosegui su un tono pi alto.
-  cos che ci si prende gioco del popolo?  questa la ricompensa dei dolori che esso ha sopportato per essere libero? Non sia mai che il popolo si ritrovi costretto a farsi giustizia da s: voi decreterete la destituzione di tutti gli amministratori che hanno tradito i loro doveri, decreterete la destituzione di tutti gli ex nobili, decreterete la leva di massa degli uomini, e avrete cos salvato la patria.
Stagn il silenzio. Nessun commento. Robespierre si lev in piedi e fece per prendere la parola. Marie not l'eleganza quasi affettata dell'uomo. Sper che il peso delle sue parole facesse pendere il piatto della bilancia a loro favore.
- Ringrazio le cittadine che ci hanno presentato una petizione cos appassionata e patriottica, ma devo dire che mettere in dubbio la buona fede di chi siede all'interno della Convenzione  un grave errore, e lo si  tollerato a stento. Noi siamo mossi da un solo interesse: il bene dei Francesi. Stella polare di ogni azione che intraprendiamo  la felicit del popolo. Ora, cittadine, il popolo ha fame e saremmo bestialmente egoisti a distogliere lo sguardo. Il popolo ha bisogno di provvedimenti.concreti, non di vane speranze o di essere distratto da obiettivi inattuabili. Perci, nel congedare le cittadine, propongo di tornare quanto prima all'argomento centrale: il pane.
Si alz un prevedibile applauso. Georgette e le altre si spellavano le mani a forza di batterle. Marie not che la guardavano, parlottando tra loro e sghignazzando.
Le petizionarie girarono i tacchi.
- Che sta succedendo? - comment Pauline. - Solo due settimane fa gli applausi sarebbero stati per noi.
- Ha detto che la costituzione non si attua perch  inattuabile.
Claire era delusa  amareggiata, ma ancora combattiva.
Marie era triste e confusa. I suoi presentimenti avevano trovato conferma. L'Incorruttibile le aveva ascoltate per cortesia, poi le aveva sminuite, rimpicciolite agli occhi dell'assemblea. Eppure la questione, si, era quella del pane. Le cittadine rivoluzionarie dovevano occuparsi di pane e di diritti, delle ragioni che muovono le pance vuote oltre che di quelle che muovono i cuori appassionati.
Le porte della Convenzione si chiusero alle loro spalle. Si ritrovarono fuori dalle Tegolerie, con le facce arrabbiate e spaesate.
Marie not che Claire fissava la piazza davanti a s, ma senza guardare nulla.
- Loro lo sanno, - disse a bassa voce. - Sanno che non possono fare quello che hanno scritto nella costituzione. E per questo hanno paura.
- Paura? - chiese Marie.
- Del popolo. Come ha spodestato un re, pu spodestare anche loro. Oggi  come se glielo avessimo detto in faccia. Come se li avessimo messi davanti a uno specchio.
Marie non seppe cosa ribattere.
Dal gruppo sali la voce di una delle pi giovani.
- Io non lo accetto.
Il brusio delle altre scem.
- Io non lo accetto, - ripet la giovane a voce pi alta. Darcelle, si chiamava. I capelli biondi le uscivano a ciocche da sotto il berretto, le mani erano strette a pugno lungo i fianchi. - Ci hanno prese in giro.
Fu come se avesse dato a quegli animi smarriti e incerti una luce intorno alla quale stringersi.
Altre voci fecero coro alla prima. Altre giovani. Nocche bianche, sguardi di nuovo induriti, e piedi che ritrovavano il passo deciso.
Claire e Marie si accodarono al gruppo.


3.

Dice che l'ultima volta che si son viste delle pacche cos, e cio busse a raffica, a tormenta,  stato quando vetrai e muratori fecero il rissone fuori Sant'Antonio, un mercoled di fine estate. Chiss poi perch le pacche sempre a fine estate succedono, quelle vere, quelle memorabili, che la gente poi se le ricorda per anni. Quella volta c'erano tutti: quel Mntra, quello che girava la Francia per lavorare, che le prendeva ma le ha anche date; e il nonno del povero Jacques, che era uno peso come una macina di piombo, certe mani... C'era anche Lecour, quello che faceva la savate e ti metteva lo zoccolo sui denti cos, come sventolare una piuma; e soquanti ladri che stavano coi muratori ma contavan poco, se non c' da sfilar la borsa.
Da adesso si parler piuttosto della volta che han fatto a pacche le donne, amazzoni contro pesciaie, e han tirato di lungo un bel po', si son mangiate il bianco degli occhi, finch la cagnaccia non ha abbaiato forte e allora basta, ma ce n' voluto, del verde e del secco, cio delle gran legnate, ch vetrai e muratori al confronto sembrava che si volevano bene.
Quelle l, le amazzoni, venivan gi verso i Mercati, tutte vestite da uomo, con le loro belle e brave coccarde e qualcuna pure con i bastoni, mica no, e si vedeva che avevano un gran prurito alle mani. E che uscivano dalle Tegolerie, dove avevano riempito un bel sacco di pive. Erano andate a chiedere che si facesse quel ch'era scritto sulla nuova costituzione e invece sbrisga. Robespierre aveva detto che prima c'era da salvare la buccia alla patria e procurare il pane per tutti. Com' come non , quelle si dirigevano, si recavano, come dicono i gendarmi nei rapporti, proprio in bocca al mercato, cio alle pesciaie, che li non  gran che aria di coccarde e berretti frigi. Venivan gi proprio come uno squadrone e c'era anche la nostra Marie Nozire, quella del foborgo.
A dirla tutta, al mercato c'erano anche quei gecchi tutti pomponnati che lezzano di muschio, e che da un po' di tempo si fanno vedere in giro a gruppetti. Muschiatini, li chiamano. Quando vedono l'arrivo delle amazzoni, pregustano il bello spettacolo e si mettono pure ad aizzare a mezza voce le pesciaie, a dire ecco, adesso arrivano i guai, qui finisce che vi fanno vestire da uomo e vi spediscono al fronte, quelle vacche, quelle impestate, se lasciate fare a loro, che passano il tempo a pastrugnarsi l'un l'altra. Allora le pesciaie si ingallettano e mettono mano ai merluzzi. E quei muschiatini a gironzolare, a caricare le molle, a ghignare. C'era aria di culi al vento, di scudisciate, ma chi avrebbe punito chi, era dura da dire.
Prima volano i complimenti, i chi-siete-voi e chi-sono-le-vostre-madri, poi dove-cazzo-sono-le-vostre-coccarde, e a un bel momento le amazzoni corrono gi verso i banchi delle pesciaie con i bastoni in alto.
Parte una giostra di calci, schiaffi, pugni e bastonate, una ruola di ciaffoni, e le pesciaie con i pesci, proprio coi pesci in faccia! Banchi che si ribaltavano, gente che sgusciava sulle ostriche e atterrava di culo, muschiatini a gruppetti a ridere e indicare, farsi velo con il palmo alla bocca e proclamare ine'edibile, pa'ola mia!
Fa' conto. La Lacombe mena di randello. La Lon ha perso il suo e sta tirando i capelli da sotto alla bertocca a una pesciaia ormai sgangherata di pacche. Ce n' una, di amazzone, sottile, giovane, sembra una bambina, che sguilla nella corsa, cade e finisce in mezzo a una salva di calci zoccoluti, lei si protegge la testa con le braccia, tutta rannicchiata come fanno i millepiedi, ma son pacche fitte. Allora, quella del nostro foborgo, la Marie, si butta in mezzo alla mischia e aiuta l'altra femmina a rialzarsi.  tutta spaccata, il sangue esce dalla testa e dal naso e dal labbro, il vestito macchiato come quando da imbriaco ti rovesci addosso mezzo fiasco di rosso ma questo non  vino, manco per niente. E qualcuna dice che Marie ha salvato anche una pesciaia che la tenevano ferma in quattro e una quinta le voleva infilare un merluzzo in bocca - ma qualcun'altra dice invece dove non batte il sole, vattelappesca,  il caso di dire - e Marie si  messa in mezzo e ha detto che era una roba brutta, che non si doveva fare, e mentre lo diceva una pesciaia l'ha menata da dietro con uno stoccafisso tinco, che dev'essersi portata a casa un bel bernoccolo.
Scene da Canzon di Rolando, solo che qua non c' paladini ma muschiatini, e il suono del corno  lo strillo: "Arriva la cagnaccia!", e le donne se la danno a gambe da tutte le parti.
La cagnaccia non fa preferenze, mena a destra e a manca e chi  sotto  sotto: pesciaie, amazzoni, donne, uomini e tutto il resto. Dicono che ha preso a bastonate anche un cane che si era messo ad abbaiare.
Te dici: con il-Terrore-all'ordine-del-giorno, con Sanson che lavora e lavora e lavora, con la lama che non fa manco in tempo a rialzarsi e gi ricade, noi qui a parlare di una rissa di donne. Con Tolone che si vende agli Inglesi, con gli abitanti della citt che si battono per Luigi XVII, col frugolo del Capeto che viene proclamato re di Francia dalla Vandea fino al Mediterraneo, noi qui a parlare delle amazzoni che han dato battaglia alle pesciaie sul loro terreno, e non hanno perso. Proprio come quella volta i vetrai con i muratori, fuori Sant'Antonio. Te dici cos, ma io ti dico che matte o no, c' delle donne che la patria ce l'hanno a cuore davvero, anche se magari son vestite da uomini.


4.

Marie si chiese dove diavolo fosse Bastien. Era gi buio e non le piaceva che il ragazzino menasse la vita del randagio, anche se di sicuro era in giro con Treignac. Mentre rifletteva se andarlo a cercare, senti battere alla porta e si affrett ad aprire. Oltre la soglia apparve il volto di Darcelle. Aveva uno zigomo gonfio dal tafferuglio al mercato. Ansimava, le mani sulle ginocchia e gli occhi sbarrati.
- Che succede? - domand Marie.
La donna fece segno con la mano di attendere un istante, giusto il tempo di riprendere fiato.
- Hanno arrestato Claire! - disse, e ancora la lingua inciampava nei respiri.
- Arrestata? Quando?
- Al club dei giacobini, un'ora fa. Claire e io siamo arrivate che avevano gi iniziato. Dentro si parlava di noialtre, volevamo intervenire, ma il portiere ci ha detto di scrivere un biglietto al presidente, per avere il permesso di parlare.
Marie agguant il randello che teneva accanto alla porta, indoss il berretto frigio con troppa fretta e senti dolere il bernoccolo. Strinse i denti e usc di slancio. Senza nemmeno domandare quale fosse la meta, affianc la compagna, che gi si affrettava in direzione del centro.
- Il permesso ce lo negano, - riprese Darcelle, - e con la scusa che, c' fitto di gente, me non mi fanno andare nemmeno in tribuna. Cosi resto fuori e appena Claire va dentro, sento partire la cagnara. "Ecco la nuova Corday", "Vattene", "Con te ci facciamo il rag", "Bagascia".
Era difficile tenere il passo svelto e prestare attenzione a quell'affannoso resoconto.
- Ha chiesto la parola ma l'hanno messa zitta, sono andati avanti con le calunnie e alla fine l'hanno fatta arrestare e l'han portata a Palazzo Brionne.
Marie butt fuori un respiro pi pesante degli altri. Le accuse dovevano essere gravi, se Claire era finita dritta al comitato di sicurezza. Stava per chiedere altri dettagli, quando senti alle spalle il rumore di una carrozza. Si volt di scatto. Con uno scarto improvviso, un cocchio evit di travolgerla. Il postiglione vomit insulti, frustando l'aria con lo scudiscio. Lo scalpitare degli zoccoli si mescol alle campane che battevano l'ora. Undici rintocchi.
Come a un segnale convenuto, Marie e Darcelle si lanciarono di corsa, incitate da un mendicante annoiato.
Filarono senza fermarsi per via dei Lombardi, si lasciarono alle spalle la Fontana degli Innocenti e solo quando sbucarono in via della Giostra, Marie fece segno di rallentare.
Sulla porta di Palazzo Brionne, il piantone domand cosa volessero.
- Cerchiamo Claire Lacombe, l'hanno portata qui dal club dei giacobini.
- Oh, si, - conferm l'uomo, - c'era una bella mucchia di gente ad accompagnarla. Sono stati qui fuori per un po', volevano mandarla subito alla ghigliottina, ma poi si vede che si sono stancati, non c' pi nessuno.
- Lei  ancora dentro? - domand Darcelle.
L'uomo si strinse nelle spalle.
- Aspettate li.
Indic la panca di pietra che correva lungo il muro, gir i tacchi e scomparve nel palazzo.
Marie pens che quello era davvero un segno della rivoluzione: solo cinque anni prima, il portiere di un ministro le avrebbe cacciate via a male parole.
Approfitt dell'attesa per capire meglio cosa fosse accaduto.
- Ridimmi tutto dall'inizio.
- Te l'ho detto, - rispose Darcelle. - Siamo arrivate che la seduta era bell'e cominciata, quindi non  che ci ho capito molto. Claire  salita in tribuna e voleva parlare da li, ma appena ci prova, scoppia il finimondo, il portiere accorre e io riesco ad affacciarmi per vedere che succede. L'avevano circondata, volevano cacciarla a pedate, ma lei ha sgolato di farsi avanti, ch cos imparano di cos' capace una donna libera.
- Cosi ha detto?
- Proprio cos. E allora i cuordileone si son cacati sotto, hanno cominciato a dire attenti, questa gira armata, e hanno rinunciato a buttarla fuori. Per le hanno messo di fianco due guardie, per impedire che parlasse. E alla fine della fiera hanno votato tre proposte: la prima  di scrivere alla nostra societ per invitarci a espellere le donne sospette, la seconda non me la ricordo, e la terza di portare Claire davanti al comitato. Detto, fatto.
Due uomini ben vestiti si fermarono di fronte alla panca, sull'altro lato della strada, e presero a fissare le due compagne con l'aria di chi valuta una coppia di buoi. Era la classica feccia che spurgava ogni notte dal palazzo reale. Il pi alto dei due tir fuori un sacchetto e se lo palleggi sulla mano. Il tintinnare delle monete arriv all'orecchio di Marie. Strinse il randello e fece per alzarsi, ma l'arrivo del piantone la convinse a desistere. I due bulli si dileguarono in un coretto di risate.
L'uomo in divisa tricolore spieg che una guardia aveva riaccompagnato a casa la cittadina Lacombe.
Per fortuna, via Croce dei Campicelli non distava pi di trecento tese.
Marie e Darcelle trovarono Claire ancora in strada, gli occhi fissi sulle finestre del suo palazzo.
Le donne si abbracciarono strette, sotto lo sguardo imbarazzato dello sbirro.
- Hanno messo i sigilli alla porta, - disse Claire. - Ho il permesso di passare la notte a casa, ma la casa... Non si pu entrare.
- Andiamo in sezione, - sugger Marie. - Sentiamo cosa dice il delegato. Mica puoi passare la notte per strada.
La guardia acconsenti, e il gruppetto si mosse.
Ancora pochi passi fino a via delle Conchiglie e alla sede di sezione del mercato coperto. Le belle di notte adescavano i clienti sull'uscio di casa, mentre da una finestra illuminata scendeva musica di violoncello.
Il delegato rispose che non c'era nulla da fare. Era molto tardi, diceva. Non aveva disposizioni in merito.
Claire gli propose di mettere i sigilli su tutte le sue carte e di toglierli dalla porta.
- Mi accusate di cospirare contro la Repubblica, - lo incalz. - Che altro vi interessa se non i miei scritti, le lettere, i libri?
L'uomo del comitato non si lasci convincere, e ordin di ripresentarsi la mattina dopo. Marie piant le mani sulla scrivania e si sporse verso di lui, come per mollargli una testata.
- Fateci vedere l'ordine scritto per apporre i sigilli.  un nostro diritto.
Il delegato sbuff, ma la presenza della guardia lo convinse a rispettare il protocollo. Apr un cassetto ed estrasse alcuni fogli.
Claire li prese in mano e li studi con attenzione, la fronte corrucciata. Alla fine restitu il documento e ringrazi affettando gentilezza.
Appena in strada, la guardia si rivolse a Claire per offrirle ospitalit.
- Mi spiace per questi contrattempi, - aggiunse. - Non  cos che si dovrebbe trattare una bella donna come voi.
Marie gli lanci un'occhiata di traverso. Di sicuro era convinto che donne come loro non si facessero scrupolo di bazzicare le stanze di un uomo. Fece per intervenire, ma si morse la lingua. La situazione imponeva prudenza.
- Passerai la notte da me, - disse alla fine.
Claire la guard. Il volto vibrava di rabbia, ma era stanca.
- Accetto di buon grado, Marie Nozire.
- Al tempo, cittadine, - la guardia alz il palmo della destra in un gesto che voleva essere solenne. - Ho la consegna di accertarmi del luogo dove la cittadina Lacombe passer la notte.
Marie si affrett a dare il proprio indirizzo, mostrando la carta civica. La guardia parve soddisfatta e si conged con un'occhiata severa. Marie sent di nuovo montare una rabbia antica,, mai sopita. Ancora una volta, si domin. Poi le due compagne baciarono Darcelle e si incamminarono verso Sant'Antonio.
Tornarono nella sera di Parigi, mentre alla luce dei lampioni le ombre si allungavano. Drappelli di sanculotti pattugliavano le strade in cerca dei nemici della Repubblica.
Claire attacc a parlare delle accuse che aveva udito alla sezione e letto sull'ordine di sequestro.
Il pretesto della buriana era stata la vicenda di Odette Godin. I giacobini accusavano Claire di averla espulsa dalla societ per rappresaglia, colpevole di aver denunciato l'influenza di Ledere sulle cittadine repubblicane rivoluzionarie.
- Ma  falso, - esclam Marie. - Mica l'abbiamo cacciata. Le abbiamo chiesto le prove delle sue accuse.
Claire si limit a scuotere la testa.
- Chabot s'inventa che l'ho minacciato per scarcerare un nobile. Renaudin dice che Ledere ha rubato due pistole a un suo amico, e che pertanto ho accolto un ladro in casa mia. Orland mi accusa di sovvertire l'autorit costituita. Tchereau dice che sono pericolosa per via della mia lingua. Bertrand sostiene che voglio il potere esecutivo sotto il controllo del popolo. Bazire giura che gli ho chiesto di liberare un controrivoluzionario di Marsiglia. E infine, - Claire soffoc una risata di nervi, - un cittadino anonimo dice che la nostra societ  responsabile dei saccheggi e dei tumulti per lo zucchero.
- Quelli di febbraio? Io si, c'ero, - si batt il petto Marie.
- Ma la societ che c'entra?  nata in maggio!
Claire annu.
- Ci ha chiamate "il corrispettivo femminile dei muschiatini". Ha invocato epurazioni e arresti per tutti. Io a quel punto ero gi sulle tribune, mi sbracciavo per intervenire e, ci credi?, quelle che chiedevano di espellermi o tagliarmi la testa erano soprattutto donne. Donne come noi.
- No, non come noi, - rispose amara Marie.
Claire soppes le parole della compagna.
- Si, Marie, - ripet in tono grave. - Donne come noi. La Convenzione, i giacobini, credono di spegnere la sete di giustizia truccando le carte. Io sono un'attrice e ti dico che questi politici si alzano sui banchi per i loro discorsi come un attore calcherebbe le scene. Per loro il popolo  un pubblico, nient'altro. E intanto, glorificano Marat. Usano il suo nome contro Ledere. Cercano di distruggerci.
Marie camminava, frastornata, priva di ogni certezza. Il signor Robespierre - perch cittadino non lo voleva pi chiamare -, lo stesso uomo che un tempo l'aveva cos impressionata, assisteva imperturbabile alla rovina delle rivoluzionarie, e forse addirittura l'aveva inaugurata, con la risposta gelida che aveva riservato alla loro petizione. L'inquietudine dei pensieri si trasmise ai passi. Inciamp, Claire la sostenne. Erano ormai alla Bastiglia, e con poco sforzo alla soglia di casa.
La chiave fece un rumore secco, mentre la serratura si sbloccava, e le due compagne scivolarono nella penombra.
Bastien era rientrato. Dormiva, avvolto nella coperta.
Il ragazzo senti i passi, si gir e sedette con le gambe fuori dal letto.
- Lei si chiama Claire, - disse in fretta Marie. - Ha bisogno di ospitalit e dormir qui da noi. Ora girati e dormi.
Bastien obbed, bofonchiando qualcosa tra s.
Distese sul letto, i corpi vicini, Marie e Claire rimasero in silenzio, ad ascoltare i rumori della strada. Prima di entrare nel dormiveglia, Claire mormor:
- Non possono metterci a tacere tutte, Marie. Quale che sia il nostro destino, l'affronteremo. Saremo un esempio per quelle che verranno dopo di noi.
Le due donne si abbracciarono. La stanchezza lott per qualche tempo prima di prevalere sulla tensione. Marie ud il respiro dell'altra farsi pi pesante e rigir in testa la frase fino ad addormentarsi.
"Non possono metterci a tacere tutte".


5.

Battevano alla porta. Ecco cos'era il rumore che la toglieva dai sogni. Bussavano alla porta e gridavano. Marie si sedette sui bordi del letto, di soprassalto. La casa era vuota, Bastien gi sparito. Claire si era accomiatata un paio d'ore prima. Lei avrebbe voluto alzarsi e accompagnarla ma era stanca, prostrata, e poi Claire aveva insistito per andare da sola.
Si alz e raggiunse la finestra. Le sue amiche, le compagne del foborgo: ecco di chi si trattava. La chiamavano saloppa, e dicevano di cercare la puttana di Ledere.
Ecco la voce di Amandine: - Dov' l'amazzone? Facci parlare con lei, Marie.
Sotto, altre voci commentavano: - Sar un bel discorso, vedrai.
Aperto il battente,- oltre lo spesso vetro verdastro, Marie vide agitarsi volti e figure. Le parvero strani pesci boccheggianti all'interno di una boccia da acquario.
- Non c',  andata via, a casa sua, - grid.
- Non proteggerla, ch non ti conviene! Ti si batte il deretano anche a te, bada, ch tanto ormai sei una di loro!
Questa era la voce di Georgette. A sottolineare le parole, da fuori incominciarono a prendere a calci la porta.
- Si, che adesso vien l'autunno e si pigliano i malanni a starsene a chiappe nude!
La voce di Madeleine. Risate rabbiose.
La porta avrebbe resistito. Era una buona porta, chiusa a doppia mandata. Marie prese una sedia e il randello. Sedette a tre-quattro passi dall'uscio, il randello in grembo, indecisa sul da farsi.
Qualcuno doveva averle viste rientrare, lei e Claire.
Qualcuno le aveva viste di sicuro. Qualcuno che adesso sarebbe dovuto essere in casa e invece non c'era.
Si prese la testa fra le mani e tapp le orecchie. Poi si scosse. Tanto valeva affrontarle. Si alz in piedi, dimentica del randello, che scivol e cadde a terr con un suono secco. Fuori, intanto, continuavano.
- Non vorrai rovinarglielo quel culone! Potrebbe diventare il suo attrezzo di lavoro. Tutto a strisce si venderebbe peggio.
- Si, Marie, lascia ago e filo. Non  far la sarta il tuo destino. E intanto dicci dov', perch  qui la troia, vero? Diccelo, e forse non ti scudisciamo come meriti.
Marie si rivide avvinghiata alla caviglia di Throigne de Mricourt, mentre quella cercava di scalciare senza riuscirci. Senti la sua disperazione sotto le dita, mentre la denudavano e le esponevano le natiche alle risate dei passanti. Ricord le sue urla, poi le grida di dolore a ogni sferzata.
Apr. Ci fu un breve silenzio. L'espressione di Marie doveva essere determinata, perch le altre esitarono.
- Vi dico che non c'. Guardate.
Georgette la scost sbuffando. Le donne si riversarono in casa, guardando sotto il letto, perlustrando ogni angolo.
- Soddisfatte? - disse Marie.
- Col zullo, signora Nozire. C' o non c', il punto  che qui la troiaccia c' stata. Hai rifugiato una controrivoluzionaria, la puttana di Ledere, in faccia a noi e al foborgo tutto.
- Portiamola fuori!
Madeleine la prese alla sprovvista, di fianco. La cinse alla vita e prov a tirarla a terra. Marie resistette e le due si accapigliarono. Intanto le altre provavano a intervenire, imprecando e incitandosi a vicenda, finch Georgette non riusc ad artigliare i capelli di Marie. Tir forte, con entrambe le braccia. Marie mand un gemito e cadde. La trascinarono fuori, tra minacce e grida di trionfo.
Una piccola folla si era assiepata per godersi la scena, attratta dallo strepito. Ma di fronte a loro si par Treignac.
- Fatti da parte, Treignac, - esord Georgette a muso duro.
Treignac le moll un calcio. Ne assest un altro paio alle amiche e ci aggiunse anche un po' di spintoni. Fu allora che Marie, da terra, si accorse della presenza di Bastien. Mentre la folla inveiva o applaudiva, vide che il ragazzo guardava la scena con il volto cupo.
- E tu, Georgette, vergogna, - disse Treignac. - Conosci la cittadina Nozire da quando eravate garzotte.
- La signora Nozire d rifugio a controrivoluzionari, -ringhi Georgette a voce alta affinch tutti i presenti la udissero.
Treignac si piant in mezzo al vicolo a gambe larghe, con le mani sui fianchi.
- C' un'autorit, e non  il vostro tribunale della lanterna.  il popolo con i suoi rappresentanti ad accusare, giudicare e punire. Contro Marie non ci sono denunce. Quindi, cittadine, a casa, al lavoro, che  dove sta una brava rivoluzionaria, oppure vi arresto, negoddio, se lo faccio!
- Sappiamo perch la difendi, - disse una delle donne.
L'insinuazione cadde nel vuoto. La furia delle donne si plac. Qualcuno comment che Saint-Just non avrebbe voluto veder battere delle donne. Georgette e le altre si dispersero.

In casa, Marie sedette come poco prima, la testa fra le mani. Bastien si infil dentro appresso a Treignac e chiuse la porta. L'uomo attacc un discorso, mentre Bastien incrociava muto, passando, lo sguardo della madre.
- Bella roba farsi nemico il foborgo. Stavano per farti la festa. Lo capisci che se continui ad andare con le amazzoni fai una brutta fine?
-  perch vogliono cacciare gli aristocchi dal governo? -chiese Marie. - O perch vogliono che le repubblicane tengono su la coccarda?
Treignac ignor il tono sarcastico, limitandosi a scuotere la testa.
- Voi donne dovete occuparvi del pane per i vostri figli, - rispose Treignac. -  questo che facevi prima di metterti con quelle l. Cosi adesso c' la legge contro gli accaparratori e pure il maximum sul grano, ed  anche merito vostro. Ma quelle l vanno in giro armate, fanno le ronde, parlano alla Convenzione. Sono cose per gli uomini, queste.
Questa volta Marie replic seria.
- Le donne fanno la rivoluzione tanto quanto gli uomini.
- Ma non allo stesso modo, maledizione! - sbott Treignac. Fece un passo verso di lei, agguant una sedia e le si sedette davanti. - Marie, ascoltami. Resta qui al foborgo. Ci penso io a proteggerti da Georgette e dalle altre, non ti toccheranno. Hai un figlio. Pensa a lui.
Marie si volt a guardare Bastien e si senti percorrere la schiena e il collo dalla rabbia.
- Quella spia! - disse.
Il ragazzo non batt ciglio.
- Ho chiamato Treignac, - disse. - Ti ho salvato il culo.
Marie si alz e lev il braccio per colpire il ragazzino. La mano rest per qualche istante sopra la sua testa scarmigliata, poi, invece di calare pesante verso quel viso liscio, inizi una planata sbilenca fino a fermarsi, inerte.
Marie sedette di nuovo sulla sedia e fece ogni sforzo per trattenere le lacrime. Non voleva che Treignac e Bastien la vedessero piangere.
Treignac fece cenno al ragazzo di uscire e quello obbed.
La testa di Marie era di nuovo abbassata. Ora il poliziotto le parlava con dolcezza.
- Tu sei stata la compagna di un patriota caduto a Valmy. Hai un figlio. Un mestiere. Perch diavolo devi stare con certa gente? Attori, teste calde. Come quella Lacombe. Come quel buffone che ti fa gli occhi dolci e si crede un gran dritto perch di notte va a spaventare i bottegai. Sono questi i veri rivoluzionari? Cosa credi che penserebbe di te Marat, se ti vedesse insieme a loro?
Lei non rispose, seguitando a fissarsi le ginocchia.
- Tutto cambia in fretta, - riprese Treignac. - Le amazzoni stanno gi in un culdisacco, lo so per certo. E anche Scaramouche. Non seguirli alla malora -. Sospir e aggiunse: - Per favore, Marie.
Per alcuni secondi non ottenne alcuna risposta. Poi lei si distese sullo schienale, gli occhi lucidi di rabbia e disperazione, e sollev la gonna a scoprire le gambe nude. Le allarg.
-  per questa? Pensi di essere tanto diverso da lui?
Treignac avvamp, ma fu soltanto un momento. Poi le tocc una mano e le fece riabbassare la gonna. Si alz.
- Non sono qui per fottere. Sono qui per te.
La fiss a lungo negli occhi, come per farle leggere la sincerit che voleva trasmettere. Non aggiunse altro. Infine guadagn la porta e usc.
Marie si accorse di piangere quando vide le gocce cadrle in grembo. Per la prima volta dopo molti anni si sentiva del tutto sola, come dopo la fuga dal convento delle suore con Bastien ancora in fasce. Ma a differenza di allora, non si sentiva affatto libera.

LA STROFA MANCANTE DELLA MARSIGLIESE
di Sylvain Marchal


O tu, celeste ghigliottina
tu accorci la nobilt.
Per la tua influenza divina
riconquistammo la libert.
Riconquistammo la libert!
Salva le leggi della nazione
e che il tuo superbo arsenal
si erga sempre trionfal
per distruggere la reazione.
Affila i tuoi rasoi
per Pitt e la sua scia!
Versa, versa
il sangue blu
dell'aristocrazia!
...
.
...
FINE Parte 2.